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Il nostro collaboratore Giuseppe Merlo, dell’Archivio di Stato di Brescia, interviene sulle vicende di una chiesa dal grande valore artistico che a fine Ottocento fu miseramente demolita.

Non è nostra intenzione ripercorrere le vicende edilizie dell’isolato cittadino che per secoli fu in larga misura occupato dal complesso conventuale di San Domenico (poi dall’ospedale civile e in seguito completamente snaturato da un’alquanto discutibile operazione edilizia). Intendiamo tuttavia fornire alcuni punti di riflessione del perché tra la fine degli anni sessanta e l’inizio degli anni ottanta dell’Ottocento, specialmente nelle nostre città, compresa Brescia, vennero demolite le chiese dedicate a San Domenico; edifici di alto valore storico artistico.

La chiesa di San Domenico, indiscusso capolavoro di Bagnatore, venne demolita nel 1883: “A studio di pubblica utilità”. Così recitava una lapide a suo tempo murata nel porticato del vecchio ospedale il cui testo, nel tono, riecheggiava quello posto a Cremona per celebrante una analoga impresa: “Ove fu il tempio e il convento dell’inquisizione domenicana il Comune volle amenità di piante e di fiori”.

La vera motivazione che sta alla base delle demolizioni dei templi dedicati a Domenico va ricercata, al di là degli enfatici proclami ufficiali, nella volontà della Sinistra storica – in quegli anni salita al potere in molti comuni – di cancellare dalle loro città i simboli dell’oscurantismo clericale di cui i domenicani, ai loro occhi, incarnavano la più nefanda delle manifestazioni. San Domenico dottore della Chiesa è un santo “intelligente”, dunque non particolarmente amato: chi ha mai visto una stampa popolare che lo raffigura?  Ed i suoi seguaci ne pagano le conseguenze. I francescani gestirono al pari dei domenicani, o forse ancor con più accanimento, la macchina dell’Inquisizione; ma san Francesco è un santo “incolto”, alla mano, nessuno associa il suo ordine a tali nefandezze.

Nel 1882 Brescia inaugura il monumento all’eretico Arnaldo, nel 1883 demolisce la chiesa dei suoi nemici. Alla demolizione di così insigni complessi ben poche furono le voci contrarie: a Cremona con determinazione l’architetto Carlo Visioli; a Brescia, con poco convincimento, Giuseppe Zanardelli. 

Giuseppe Merlo

(La foto di copertina e la seguente mostrano la chiesa di Cremona, la seconda quella di Brescia)