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23 aprile 1945, alla sera cadono su Lonato le ultime bombe alleate. Sono 4 i morti che restano sulla strada e tra di loro c’è anche il segretario comunale Giovanni Rovida che dall’8 settembre 1943 teneva un diario quasi quotidiano degli avvenimenti del paese. Nato a Gambara nel 1892 era a Lonato dal 1935 con la famiglia. Un segretario come quelli di un tempo come probabilmente non esistono più. Appassionato del paese serio, competente, riservato.

La lettura di quel diario è una miniera di informazioni che, da 4 anni a questa parte, tre appassionati lonatesi hanno esaminato con attenzione ricercando per ogni notizia conferma nella memoria dei testimoni o nei documenti degli archivi. Morando Perini, Damiano Scalvini, Carlo Susara hanno raccolto i ricordi di oltre 140 persone viaggiando anche fino in Svizzera per ascoltarli ed hanno cercato in archivi di tutta Italia. Ne è nato un corposo malloppo di materiali faticosamente riordinati a cercare conferme incrociate e, naturalmente, sono tornati alla luce anche fatti che il Segretario comunale non poteva conoscere come quello del bresciano Luigi Ciollaro, condannato a 10 anni di carcere per antifascismo e disfattismo e nascosto a Lonato presso una famiglia di contadini che mai lo tradì. Ciollaro restò tanto legato a Lonato al punto di chiedere di esservi sepolto quando morì.

Una storia forse a grandi linee simile a quella vissuta anche in altri paesi della Provincia di Brescia ma che qui assunse particolari risvolti per la presenza della ferrovia, obiettivo di 39 incursioni aeree tra il 2 agosto 1944 ed il 23 aprile 1945, e per la presenza di importanti centri militari come il CEM della Marina Repubblicana ed il Comando della X^ MAS di Valerio Borghese. A Lonato fu sfollato da Verona anche un giovane studente destinato a divenire famoso: Don Antonio Mazzi. Proprio grazie ai ricordi dei mesi trascorsi all’Abbazia Benedettina di Maguzzano, fu sulle colline moreniche del nostro comune che Don Antonio Mazzi volle iniziare l’esperienza della comunità Exodus.  A Maguzzano, oltre al giovane Antonio Mazzi, c’era anche Franco Ferlenga, già sottufficiale del Regio Esercito, che dall’Abbazia controllava l’officina di riparazione veicoli che i tedeschi avevano impiantato. L’attività partigiana di Franco Ferlenga si ritroverà anche nei dipinti che l’artista castiglionese realizzerà nel dopoguerra.

Le otre 700 pagine contenenti 300 immagini sono state raccolte in due volumi il primo dei quali verrà presentato in numerose occasioni nelle prossime settimane. Info: https://www.facebook.com/poisceselanotte/

Si tratta della cronaca riferita al 1943 ed al 1944. La parte relativa al 1945 ed ai giorni della Liberazione sarà contenuta nel secondo volume che è in fase di definitiva stesura e che sarà pubblicato nel corso del 2018.

Chiunque sia interessato ad approfondire la conoscenza di questa ricerca storica ci può contattare sulla pagina Facebook “Poi scese la notte”.