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Sandro Albini ha raccontato la sua clamorosa scoperta a Radio 51. Ecco la sintesi

Una decina di anni fa, studiando la Gioconda, ho intuito che Leonardo non solo scriveva da destra a sinistra rovesciando le parole ma dipingendo si comportava, da mancino puro, allo steso modo rovesciando le immagini. Quindi “ruotando orizzontalmente” la Gioconda e la S. Anna non mi è stato difficile ravvisare nello sfondo della prima il corso del fiume Oglio e il Lago di Iseo, in particolare la Corna Trentapassi, la Concarena e il ponte a Calepio. Nella S. Anna il tratto di Valcamonicia tra Breno e Cimbergo. Sul tema ho pubblicato 3 libri,  ne presenterò un quarto a Microeditoria: “Quel mancino di Leonardo”. La presenza di Leonardo, oltre che nelle valli Camonica, Trompia e alta Sabbia è documentata in Brescia tra il 1496 – 97 dal progetto redatto da Leonardo per la pala d’altare della Chiesa di S. Francesco. Le mie tesi, presentate in 60 incontri hanno raccolto la convinta adesione di chi vi ha partecipato, il sopracciglio alzato da parte del mondo accademico locale mentre uno dei più importanti studiosi di Leonardo, il Prof. Carlo Vecce, Accademico dei Lincei, Ordinario all’orientale di Napoli, autore di importanti pubblicazioni su Leonardo non ha mancato fin dall’inizio di ritenere impressionanti e importanti  le corrispondenze tra fondi e paesaggi da me proposte. Ne è nata un’amicizia con contatti e incontri periodici, l’ultimo lo scorso 22 settembre in Pinacoteca Tosio Martinengo. Davanti al polittico di S. Nicola da Tolentino (eseguito nel 1495 per la Chiesa di S. Barnaba) del Civerchio, Vecce mi ha fatto notare uno scarto tra la tavola del S. Sebastiano rispetto al S. Nicola e al S. Rocco. Osservandola da vicino sono risultati evidenti marcati tratti leonardeschi. Difatti è firmata Francesco Napoletano, uno dei meno conosciuti allievi di Leonardo. Incuriosito ho trovato nelle mie carte un saggio di Francesco Frangi del 1991 dal quale ho appreso che nel 1929 W. Suida, grande storico dell’arte del tempo, attribuì la tavola direttamente a Leonardo, eseguita su legno diverso dalle altre e dipinta poco dopo le altre del polittico. Proseguendo nelle ricerche ho ripreso un disegno di S. Sebastiano di Leonardo rinvenuto 2 anni fa a Parigi. Ebbene, confrontando il disegno con la tavola del Napoletano vi sono fortissime somiglianze nell’albero e nelle  figure dal bacino alla testa, come ognuno può vedere. Che vi abbia messo mano anche Leonardo, come ha fatto nella Madonna dei Fusi, lasciando poi al garzone Napoletano di completare e firmare la tavola? Certo c’è più Leonardo in quella tavola che nel “Salvator Mundi” battuto all’asta per 450 milioni di dollari la scorsa primavera. Forse sarebbe tempo di dedicarvi qualche approfondita ricerca.

©26.10.2018 Sandro Albini

 

 

 

 

Nell’ordine: polittico del Civerchio; tavola di S. Sebastiano di Francesco Napoletano; disegno di S. Sebastiano di Leonardo scoperto in Francia nel 2016.