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Una nuova puntata del diario di Joshua Guerra di Preseglie, presidente della Polisportiva, in cammino verso Santiago per il suo pellegrinaggio giunto al suo decimo giorno. Joshua pubblica ogni giorno la sua “strada” sulla sua pagina face book.

È incredibile come un dettaglio possa cambiarti l'esistenza. Come davanti ad un bivio, scegli una delle due strade e ti ritrovi a vivere una giornata che si candida ad essere una di quelle più belle della tua vita. E sì che per come era partita non avrei scommesso un euro.
Il risveglio è traumatico e quasi in contemporanea con tutti: l'hospitalero accende le luci della camerata senza porsi troppi problemi e tac, 100/150 sacchi a pelo iniziano ad aprirsi. Nonostante i vari rumori, ho dormito tutta notte, la stanchezza è prevalsa su tutto. Facciamo colazione, ci prepariamo e partiamo. Tutti tranne Flavia: è troppo dolorante, opta per il bus. E per un nonnulla stavo per fare la stessa scelta. Si, perché nell'iniziare a camminare mi scoppia il ginocchio destro. Lo sapevo, l'avevo previsto qualche giorno fa quando per rimediare al sinistro caricavo tutto il peso sull'altro. Ma mai avrei potuto pensare a dolori del genere. Dico agli altri di andare avanti, mi fermo, mi riempio di crema riscaldante e valuto il da farsi. Prendo in considerazione di tornare indietro e far compagnia a Flavia. Poi, fortunatamente, decido di provare ad andare fino al primo paese e comprare una ginocchiera in farmacia. Tra mille imprecazioni e difficoltà riesco ad arrivare ma scopro che la farmacia apre tre quarti d'ora dopo. Non posso fermarmi, si gela stamattina, se divento ancora più freddo rischio di non partire più. Chiara mi consiglia di prendere un moment. L'ascolto. A casa ho la media di 10 moment a settimana, qua ancora non ne ho preso uno. Né moment, né punture per le coliche renali, niente di niente. Cura la mente e curerai il fisico mi dicevano. Probabilmente avevano ragione. Ma cedo, prendo un moment e mi avvio verso il paese successivo. Ci metto circa 8 km per scaldarmi, o comunque per non sentire più il ginocchio. Poi ne seguono altri 14 in cui non sento più alcun tipo di dolore, forse appagato da tutte le meraviglie in cui mi sto per imbattere. La prima è la chiamata a mia nonna: non posso misurare la quantità del bene, ma so che a lei ne voglio un gran tanto. Prima mi scambia per mia zia, poi mi chiede 4 volte quando torno (soffre di Alzheimer), e infine si commuove. È la persona che più mi manca in assoluto, col suo caffè, il suo salire a trovarmi, le sue storie sentite e risentite mille volte. Proseguo carico, dopo la sofferenza iniziale ora mi sembra di volare. Magari potessi volare davvero, come le poiane che continuano a volare poco sopra di noi. Vedo uno spettacolo dal basso, chissà loro cosa si gustano. Non so quantificare quanto sia bello questo paesaggio, non posso rapportarlo ai Pirenei perché sono di due categorie a sè, ma so di per certo che è uno dei posti più belli che abbia mai visto. E sono un gran fortunato, non potevamo beccare una giornata più limpida. Si vede a kilometri e kilometri di distanza. E il cielo? Cavolo se è azzurro! Non credo di averlo mai visto così intenso! O forse l'ho guardato poche volte con questi occhi. I colori qua si possono realmente definire tali: la strada è di un giallognolo "mucchine dei Pirenei", le colline passano dal giallo al rossiccio/arancio/azzurro, l'erba verde intenso. Mi fermo, respiro intensamente per riempire i polmoni il più possibile, come se potessi far mia una parte di questo luogo incredibile. L'augurio più grande che mi faccio è che mai mi venga l'Alzheimer di mia nonna: le foto non rendono per nulla ciò che ho visto, e l'idea di perdere questi ricordi mi spaventa: spero che i miei occhi possano rappresentare questa vista ogni volta che richiamerò alla mente la giornata di oggi.
Mi imbatto in Ciruena, un piccolo paesello stupendo. Le case son quasi tutte in vendita, ma sono ben tenute pur essendo in mezzo al nulla totale. C'è un bar, un campo da golf, una piscina. Dev'essere un gran posto per passarci la vecchiaia in tranquillità. Procediamo con gli occhi pieni dello spettacolo naturale al quale abbiamo appena assistito e in poco tempo di ritroviamo a Santiago Domingo. Se non fosse stato per il dolore iniziale oggi sarebbe stata forse la tappa migliore. Ma l'ho vissuta comunque, eccome se l'ho vissuta!
Ma non finisce qua! Cerchiamo l'albergue e faccio il check in nel "confradia del santo" a Santo Domingo . Le camerate sono da 10, tutto in legno. Salgo e mi imbatto subito in un pellegrino anzianotto che suona una melodia risanatrice col suo chitarrino. Mi fiondo in doccia, c'è anche la maniglia per regolare l'acqua, che figata! E in sala comune? Una ventina di divani in pelle! E c'è pure un cortile, con un praticello! Senz'ombra di dubbio è il miglior albergue in cui siamo stati. Passiamo tutto il pomeriggio in panciolle sull'erba, parliamo , ascoltiamo musica, catturo qualche mosca con le mani nell'incredulità generale: a quanto pare non è una pratica così diffusa. Mentre siamo lì svraccati a prendere il sole mi viene un raffreddore assurdo, probabilmente sono allergico a qualcosa. Ma poco male, ormai niente può cambiare la mia opinione sulla giornata odierna. Andiamo in farmacia, prendo ginocchiere, ibuprofene, pastiglie per il raffreddore. Poi andiamo in un bar, beviamo qualche giro , ridiamo a più non posso e parliamo. Parliamo, parliamo, parliamo. Di cose assurde, le più disparate possibili, discorsi che normalmente affronterei solo con il mio migliore amico. Per restare in tema e per rispondere alla domanda del mio caro amico Dino, ieri ho nominato discorsi seri tirati fuori da Tash, senza però dire quali fossero. Un esempio è la domanda che ha fatto così dal nulla: ha chiesto qual era la miglior cosa e quale la peggiore successe nelle nostre vite. Essendo cose private e toccanti non credo sia corretto spifferarle in un diario, mi limito solo a raccontare la negativa di Luis: non ha esperienze negative. O meglio, non ne ricorda. Ricordare pensieri negativi non fa altro che metterti su frequenze d'onda sbagliate e rovinarti la realtà circostante. Per cena cucina Chiara' una pasta con pomodoro panna e gamberetti. Speciale. Ci fionidiamo poi sui divanetti, ma non so come e non so perché mi ritrovo Tash che mi sveglia: mi ero addormentato , e stavo già pure sognando! Mi trasferisco nel letto e inizio a scrivere per non lasciarvi a bocca secca ma i vari commenti li guardo domani. Mi fiondo nel letto con l'animo leggerissimo, gli occhi pieni e il core gigante. Spero tanto di riuscire a partire senza problemi domani, non in tutte ci sarà il paesaggio a distrarmi, devo rimettermi in piedi! Vi lascio con una frase di "Forrest Gump": "La vita è uguale ad una scatola di cioccolatini, non sai mai cosa ti possa capitare"! Per esempio , pensate al bus di oggi, l'avrei rimpianta tutta la vita questa tappa!