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Dalla scheggia di una bomba esplosa a Prevalle nel 1944, il nostro collaboratore Paolo Catterina rievoca alcuni passaggi interessanti della storia di Palazzo Cantoni-Morani, oggi sede del Comune.

Qualche giorno fa Stefania Alberti, nipote della famiglia Cantoni già proprietaria del Palazzo Municipale ha pubblicato sulle pagine di Facebook “La storia di Prevalle” due bellissime fotografie che ritraggono un vero e  proprio cimelio. Recuperando i vecchi oggetti nella casa della prozia Maria Teresa Cantoni, ultima custode di tanti ricordi di vita vissuta nel Palazzo è comparsa, ben tenuta in un contenitore, una vero e proprio… frammento di storia. Si tratta della scheggia di una delle bombe cadute nei pressi di Palazzo Cantoni-Morani il giorno di Natale del 1944 durante un bombardamento degli Alleati. La scheggia fu raccolta dalla stessa Maria Teresa e conservata come un ricordo di quella vicenda.

E’ stata una gustosa occasione per ritornare a parlare della storia e delle curiosità legate al grande Palazzo di Prevalle, straordinario contenitore di storie e leggende. Ma questa risponde assolutamente alla realtà dei fatti accaduti. Giusto per inquadrare l’episodio, ecco quanto riportava la nota: “Un Palazzo tra Storia e Memoria” pubblicato nel volume “Studi , interventi e leggende sul Palazzo Morani-Cantoni”, a cura di F. Butti e C.Chesi, edito nel 2009, in gran parte riferiti alle testimonianze proprio di Maria Teresa Cantoni.

Se durante il periodo della Prima Guerra il Palazzo ospitò reggimenti di militari prima di essere inviati al fronte trentino, durante la Seconda Guerra i numerosi e ampi vani furono teatro di diversi episodi. Primo tra tutti quello di un attacco notturno di un drappello di Camicie Nere. Si era sparsa, infatti, la voce che un comandante partigiano fosse ospitato, assieme ad altre famiglie di sfollati, nel Palazzo. Una notte, dunque, armi alla mano, un gruppo di miliziani si fece aprire il portone intimando la consegna di un personaggio implicato nella lotta partigiana. In realtà un comandante partigiano era effettivamente stato ospite della famiglia Cantoni ma da qualche giorno aveva lasciato Prevalle. Dopo momenti di tensione e trambusto, grazie anche all’autorevolezza delle signore Cantoni, i soldati se ne andarono lasciando gli occupanti del palazzo nella preoccupazione di ulteriori guai.

Momenti ancora più tesi si ebbero quando ufficiali tedeschi pretesero di occupare il Palazzo che vedevano come lo stabile più lussuoso ed accogliente di tutto il circondario. Avrebbe dovuto essere requisito per ospitare la sede di comando locale, ma quando gli ufficiali scoprirono che mancavano l’acqua e il riscaldamento preferirono altre sedi. Il Palazzo divenne così una sorta di zona franca anche se talvolta vi facevano capolino i tedeschi, ma sempre con intenti pacifici. La signora Valeria raccontava che “arrivavano alcuni giovani ufficiali poiché conoscevano l’esistenza nelle sale della villa di un pianoforte. Chiedevano il permesso di suonarlo ma, prima di entrare in casa, si lavavano le mani nel fosso che scorre di fuori. Poi, terminato il concertino, ringraziavano, salutavano educatamente, e se ne andavano”.

Succedeva anche questo a Palazzo...

L’unica intrusione seria e drammatica della guerra nelle sale del Palazzo avvenne il giorno di Natale del 1944. La famiglia Cantoni era a tavola per il pranzo, quando una bomba cadde fischiando poco lontano dal giardino. Le finestre andarono in pezzi e sulle vivande già apparecchiate piovvero infiniti frammenti di vetro. Il pranzo di Natale, così atteso, andò in fumo. Il fatto è ricordato anche nel “Libro maestro della Villa et Chiesa di Limone”, a cura di A. Bruni Conter, pubblicato a Gavardo nel 2003. L’episodio ebbe dei testimoni d’eccezione: dall’alto della collina di San Martino, Alessandro Bruni Conter con il padre assistettero al bombardamento e al mitragliamento venendo poi a sapere che “lo spostamento d’aria mandò in frantumi le finestre della cucina degli amici Cantoni. Le schegge di vetro caddero nella pentola dove cuoceva il cappone...”.

L’obiettivo del bombardamento alleato erano le stazioni e la linea ferroviaria che passava a fianco del vicino Naviglio e quel Natale rimase a lungo nella memoria dei prevallesi. L’Archivio Comunale di Prevalle conserva una nota del Commissario prefettizio in cui si segnala lo sganciamento di quattro bombe lungo la linea ferroviaria, appunto, tutte esplose ma senza causare feriti, ad eccezione di un bambino per schegge di vetri. Qualche giorno dopo, tuttavia, Gavardo pagherà uno scotto ben più caro con il letale bombardamento del centro storico". 

Paolo Catterina