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Il consueto appuntamento domenicale di 51news con l'arte e con gli interventi dei professori Dario Bellini e Federica Bolpagni

 

DB: vorrei provare a parlare di un altro artista estremo...

FB: ... Maurizio Cattelan?

DB: magari sì, oppure uno a cui penso spesso: si chiama Tino Sehgal.

FB: non ho mai visto niente!

DB: lo credo bene! lui vieta espressamente la riproduzione delle sue opere tramite fotografie video o altro.

FB: che altro mai?

DB: perfino la descrizione, la certificazione, insomma, niente di niente!

FB: estremo è estremo...

DB: eppure è molto coinvolgente, mettendo una foto sopra la nostra rubrica credo che contravveniamo ai suoi voleri e, più seriamente, mi chiedo se sottraiamo qualcosa al lavoro stesso.

FB: vedo solo gente in una grande sala... è una performance?

DB: sì! si chiamerebbe così, ma, appunto, visivamente non esiste. E' qualcosa che succede tra quelle persone lì.

FB: sono tutti performers? tantini!

DB: è alla Tate Modern di Londra, io l'ho vista...

FB: ops!

DB: hai ragione, vista no, l'ho vissuta. In un primo momento non si distinguevano i performers dal pubblico, poi qualcuno comincia a camminare in una direzione così capisci che persone da ogni punto sono sensibili ad un ordine comune, cioè muoversi.

FB: mmh

DB: poi qualcuno si avvicina e comincia ad interloquire con noi che eravamo lì in mezzo.

FB: e cosa diceva?

DB: ci racconta una cosa, un aneddoto.

FB: una cosa buffa?

DB: non proprio buffa... ci racconta una cosa sua personale.

FB: ma sua proprio o concordata con l'artista?

DB: sai che non lo so. Io credo sua, la raccontava con partecipazione e dettagli.

FB:  mi viene in mente una cosa...

DB:  che cosa?

FB: altri che dovevano sentirsi un po' così, parte integrante di un'opera d'arte.

DB:  a che cosa ti riferisci?

FB: stavo pensando a quelle dame e a quei cavalieri che ballavano, parlavano, si muovevano all'interno delle sale d'arme dei palazzi nobiliari.

DB: sì, gli abiti, i gesti: tutto poteva sembrare frutto di scelte libere invece era profondamente condizionato.

FB: a volte mi chiedo come fosse danzare all'interno di saloni come quello del castello della Manta di Cuneo, o avvicinandoci a noi, in quella della casa Alberghini di Forno d'Ono, ad esempio: conteneva uno dei pochi cicli  pittorici profani presenti in Valle Sabbia. Erano raffigurate dame e cavalieri sotto il grande fregio con lo stemma della famiglia. Parte di questi dipinti ora sono conservati nel museo della Resistenza di Forno d'Ono.

DB: è vero, non ne ricordo molti in valle...forse erano poche le famiglie che si  potevano permettere una cosa del genere! Ho visto anche in una casa di Gazzane a Roè Volciano alcune dame sulle pareti a grandezza naturale, sembravano del '500.

FB: spesso la continuità abitativa o i vari passaggi di proprietà hanno cancellato dalle pareti i resti di quei fregi: palazzo Gherardini a Lavenone, palazzo Randini a Barghe, solo per fare due esempi: nessun ciclo pittorico? forse! e vivere lì dentro prevedeva di seguire un copione e di rispettare un ruolo fino in fondo. 

DB: ma sai che la trascuratezza in cui ho trovato gli affreschi di Roè è dovuta proprio all'imbarazzo, credo delle famiglie più povere che in seguito hanno abitato la casa, a vedersi attorno quelle signore compite e strafottenti...

FB: pensa al Libro del Cortegiano di Baldassar Castiglione: tutto era preordinato in un canone di comportamento definito e comunemente accettato. E tutto ciò che veniva agito doveva nascondere l'artificio che stava alla base e doveva essere proposto senza nessuna fatica.

DB: la "sprezzatura"! 

FB: esatto! ora diremmo dissimulazione o meglio simulazione! ma chi simula che cosa? che cosa ne dici degli astanti che si ritrovano ad essere delle opere di Tino Sehgal?

DB: sembra che resistano un po' a farsi tirar dentro...

FB: già! è sempre una gran fatica...

DB: ma come dici anche uno spiazzamento, come se il quadro si staccasse dalla parete e ti viene a chiedere qualcosa... Insomma lasciami anche un po' in pace!

FB: ah, ah! bello però...

DB: bello!