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La consueta rubrica di arte dei professori Dario Bellini e Federica Bolpagni

 

DB: mia cara Federica…

FB: … carissimo Dario…

DB: novità?

FB: hai avuto report del pezzo sulla rocca di Nozza?

DB: no, sono un po’ sorpreso, ti dirò.

FB: e come mai? Forse le poche pietre non sono apparse così evocative?

DB: mi aspettavo almeno una reazione alla presa di distanza da Kounellis…

FB: forse è quello: magari qualcuno ha pensato ad una critica inopportuna a pochi giorni dalla morte...

DB: dici? Non era mia intenzione

FB: lo so.

DB: mi scuso se ho urtato qualcuno, per me tutta l’arte è sempre contemporanea, io ci penso senza scalini e senza gerarchie. Quello che mi piace o non mi piace non è né una condanna né un premio.

FB: sì, io lo capisco, ma potrebbe anche urtare qualcuno…

DB: penso che sia andata così, e adesso?

FB: che si fa, dici?

DB: sì, di cosa parliamo?

FB: vuoi partire da qualcosa che hai visto dalle nostre parti?

DB: … emh, sì è dalle nostre parti ma solo fino al 1 aprile, c’è ancora un mese…

FB: una mostra temporanea? Dove? In Valle Sabbia?

DB: no, a Brescia nella Galleria di Massimo Minini.

FB: ah, Kapoor intendi?

DB: sì.

FB: ha uno stretto legame con la città di Brescia. Ha esposto spesso da noi e ha anche promesso un intervento nell’allestimento della Pinacoteca Tosio Martinengo. Mi piace molto questa idea che l’artista intervenga nel contenitore tradizionale delle opere d’arte.

DB: avremo un‘opera permanente di Kapoor a Brescia? meraviglioso!

FB: per lui ogni luogo è adatto all’accoglimento di una sua creazione. Direi proprio che non c’è soluzione di continuità tra ciò che realizza e lo spazio che sta intorno, una compenetrazione assoluta...

DB: hai ragione, a partire dal padiglione neoclassico della Gran Bretagna ai giardini della Biennale di Venezia dove nel 1990 fece il suo ingresso in pompa magna nel mondo dell’arte. Io c’ero...

FB: buon per te… compenetrazione assoluta dicevo, che si muove su diversi piani: tattile, ottico e direi pure uditivo, immaginando il percorso delle onde sonore sulle curve delle sue opere. Hai sentito che avvicinandosi a quegli specchi concavi la propria voce e anche il respiro, se si visita la mostra da soli nel silenzio, diventano simili ad un sibilo.

DB: mi ha colpito davvero! è una star dell’arte contemporanea ma non ha perso un grammo del suo smalto!

FB. lui dice di muoversi sempre tra l’oggetto e la sua assenza. Tra l’oggetto e lo spazio esterno che si modula.

DB: e si percepisce, nettamente, anche nel confronto tra le opere a specchio concave e quelle materiche convesse molto protese nello spazio ad occuparlo come un grumo di densità.

FB: mi viene in mente una scultura antica, straordinaria, che ha proprio quella capacità assoluta di rimodulare lo spazio attorno a sé. E’ un’opera celeberrima a dire la verità. Il San Giorgio, il San Giorgio di Donatello, insieme alla sua predella esposti oggi al museo del Bargello. E’ bello vederli insieme perché indagano tutte le possibilità dell’idea stessa di scultura: il tutto tondo e uno stiacciato assolutamente straordinario. Potremmo considerarlo come una dichiarazione di intenti della scultura. “Non tutti i disegni diventano una scultura” dice Kapoor, sottolineando come sia un qualcosa che va oltre, che richieda una elaborazione ulteriore e non solo per l'aspetto materico.

DB: Mi piace come argomento, perchè il disegno a chiaroscuro prospettico rinascimentale dà per scontato che l’oggetto si inserisca nello spazio con una naturalezza che però, in realtà, è un presupposto teorico o ideologico. Non scontato, voglio dire. In certe opere di Kapoor ci sono delle macchine che forzano una massa di cera violacea a prendere, come in uno stampo, la forma di un vano dello spazio. Così allude allo spazio architettonico che delimita il vuoto e questo spazio è saturato da una massa che rappresenta come una densità quel vuoto.

FB: mi ricorda, ma all'opposto, il procedimento di realizzazione di alcuni crocifissi rinascimentali: su di un modello veniva stesa della tela con della colla in modo che aderisse interamente al corpo scolpito e ad ogni particolare e, una volta asciutta,  veniva resecata longitudinalmente e poi i due gusci venivano cuciti insieme formando un nuovo crocifisso completamente vuoto e non scolpito.

DB: non sapevo di questa cosa, interessante, nel ‘900 è poi diventato una consapevolezza il lavoro sul vuoto e Kapoor ne è totalmente pervaso.

FB: ...ti voglio dire ancora del San Giorgio. A Firenze agli inizi del quattrocento, le corporazioni, e cioè quanto di più medievale esista, si fanno aralde della rivoluzione dell'arte rinascimentale. Quella dei corazzieri e degli spadari commissiona a Donatello per Orsanmichele, nelle sue nicchie gotiche, la statua del proprio santo protettore. E lui realizza il santo il cui dinamismo è tutto giocato nella torsione esistente tra il corpo, il volto e lo scudo che in parte lo occulta.

DB: è una statua che colpisce proprio per l’assoluta indifferenza del personaggio, la sua posa così naturale eppure così insolita da risultare rivoluzionaria, i miei studenti si arrabbiano sempre, ma non fa niente! Dicono.

FB: ma vedi come sta nella nicchia? si sente tutta l’aria attorno, in pochi casi il massimo della naturalezza si combina tanto felicemente col massimo dell’artificio, cioè della convinta e sagace rilettura dell’arte romana, che Donatello porta avanti assieme al suo amico Filippo Brunelleschi nei soggiorni a Roma.

DB: un artificio di cui si fa fatica a sentirne la costrizione, la durezza della disciplina.

FB: perchè quando la disciplina è assoluta, non si vede… non si avverte.

DB: bello!