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La consueta rubrica di arte dei professori Dario Bellini e Federica Bolpagni

FB: ... la conosci la legge del due per cento?

DB: beh, sì certo!

FB: ha dell’incredibile che, a ridosso della seconda guerra mondiale, il ministro Bottai si preoccupasse di destinare il due per cento di ogni opera pubblica al suo abbellimento con opere d’arte.

DB: è vero..., poi l’uso di arte di propaganda... un campione c’è a Salò con la mostra sul mito del Duce… anche per i regimi l’arte non sembra essere meno vitale del cibo o dell’acqua.

FB: ma lo è infatti!

DB: sì certo, però...ma dimmi!

FB: sì, tornando a quella legge, che è stata applicata anche prima che entrasse in vigore, nel ‘42, c’è da sottolineare che ha permesso a tantissimi artisti di poter lavorare in un periodo davvero non molto florido e avendo come committente spesso lo Stato.

DB: opere pubbliche quindi in cui una parte del denaro disponibile veniva speso in quadri, arredi o decorazioni.

FB: sì, in prima battuta era proprio prevista una decorazione delle pareti, pensa al muralismo, poi si ripiega anche su altro.

DB: tanti casi di grande qualità tra committenza pubblica e opere d’arte: il mosaico di Fillia nel palazzo delle poste di La Spezia…

FB: il Liviano a Padova, Campigli e Arturo Martini.

DB: ma ce ne sono anche pessimi di esempi: orribili sculture e monumenti forse dovuti proprio al 2%. Ogni tanto ne pubblicano una selezione sui siti dei giornali o nei social…

Mentre parlano entrano nell’androne del Municipio di Salò.

FB: … sì, li ho visti anch’io; ma devi… vuoi andare in qualche ufficio?

DB: (indicando il soffitto) guarda!

FB: il Landi! Questo volevi mostrarmi?

DB: sì, ti piace? Saliamo un po’...

FB: mi piace molto! Mentre osservi un soffitto come questo senti che ti si imprimono nelle pupille i secoli della dominazione veneta: come non pensare ai dipinti veneziani di Tiepolo?

DB: beh, qui siamo molto dopo!

FB: certo! Ma non la senti l’aria della laguna che scompiglia i capelli dei personaggi? E’ un dipinto del 1906, realizzato su commissione del Comune. Non è un vero e proprio affresco ma un dipinto murale con una ricchezza materica evidenziata dal recente restauro.

DB: qui la legge del 2% era ancora di là da venire ma il Comune non ha avuto bisogno di spinte esterne per questa splendida commessa.

FB: è un dipinto allegorico che celebra la Gloria della Magnifica Patria.

DB: quindi l’omaggio a Venezia non è davvero un’idea così peregrina!

FB: no, infatti! Pensa che Landi era discendente di una famiglia dogale; un suo antenato si trasferì da Venezia a Salò, dove poi la sua famiglia si stabilì definitivamente.

DB: ma lui non studia anche a Venezia?

FB: sì, inizia i suoi studi superiori a Ca’ Foscari, su sollecitazione della famiglia che lo vorrebbe dedito alla carriera diplomatica, ma poi si trasferisce a Milano e lì...

DB: beh, lì la scapigliatura e i corsi serali all’accademia di Brera.

FB: non è l’unico soffitto che realizza a Salò…

DB: no.C’è anche l’Hotel Laurin. Solo che lì non è un dipinto murale ma su pannelli di legno, credo. Appena riapre la stagione turistica andiamo a vedere le decorazioni… ah, mi viene in mente che ha anche lavorato nel giro scala dell’Hotel Golfo a Maderno chiuso da anni, chissà in che stato sono i dipinti!

FB: ahi ahi! Ho paura a pensarci.

DB: non pensiamoci, è meglio. Ti voglio proporre un’altra opera posta sopra una scalinata: la scultura di luce al neon che Lucio Fontana realizza nel 1951 per la Triennale di Milano.

FB: una lampada? Un’illuminazione dell’ambiente?

DB: non proprio, una vera scultura di luce, come un segno di matita nell’aria, però è bianca e realizzata col tubicino al neon.

FB: ah, sì, la vedo. Com’è che chiamava le sue opere… Concetto spaziale?

DB: sì, giusto, Concetti spaziali, così si chiamano la maggior parte delle sue opere, comprese quelle con tagli e buchi nella tela o sulla carta. I tagli sono denominati anche Attese.

FB: abbiamo già parlato di Fontana!?!

DB: bisognerebbe parlarne almeno una volta sì e una no, è stato un grandissimo artista, motore anche di fermenti culturali e sostenitore di molti artisti più giovani di lui che aiutava e supportava con una generosità che ha pochi eguali nel mondo artistico.

FB: dicevamo anche che solleva le perplessità più furiose tra i non addetti… tagli, buchi…

DB: ripeto, chi lo incontra sulla sua strada e lo approfondisce un pochino non ne resta indifferente.  Pur essendo nato nel’800, 1899 per la precisione, e allievo di uno dei più aristocratici e severi scultori del primo secolo italiano, Adolfo Wildt, Fontana porta la nostra arte fuori dalle secche del novecentismo, che è uno sguardo ostinato verso il passato glorioso ma irripetibile del Rinascimento.  Porta anche all’emancipazione la scuola dell’astrattismo, in grande ritardo sulle avanguardie novecentesche, prima e dopo la guerra, mentre molti cercano di sdoganarlo senza riuscirci del tutto. Inoltre col suo Manifesto dello Spazialismo traccia una strada di apertura al mondo della modernità, preconizza l’uso di materiali tecnologici, il neon, la luce di wood, la televisione, che non era per niente scontato… tant’è che…

FB: … i soliti ritorni di fiamma della figurazione?

DB: non solo. Quando nel 1967 parte l’Arte Povera, in un certo senso, lo abbiamo anche detto, con tutto quel ricorso alla materialità, alla naturalità dei mezzi espressivi, sembra che l’insegnamento di Fontana vada vanificato.

FB: e Colombo, Boriani, Manzoni, Castellani?

DB: tranne che per Manzoni, ci vorranno degli anni prima che li riprendano in mano e li considerino, nel caso di Gianni Colombo poi è un’operazione in corso relativamente da poco.

FB: e non ancora del tutto metabolizzata. Quest'ultimo però saprà proprio fare tesoro dell'esperienza di Fontana e continuare in quel percorso iniziato da lui secondo il quale non è più un oggetto tangibile, splendido o terribile che sia, l'opera d'arte ma un'esperienza. È lì nascono gli Spazi elastici e le Cacogoniometrie e il recupero dell'uso dei tubi al neon. Ma di questo forse abbiamo già parlato. O sbaglio?

DB: mi pare, ma in certi luoghi è sempre bello tornare.

FB: già. Bello.

DB: E non dimentichiamo di parlare ogni tanto di Fontana, ok?

FB: Ok!