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E’ scomparso nei giorni scorsi Armando Tomasi, artista e restauratore valsabbino di Roè Volciano molto conosciuto nella zona. Ecco il ricordo di Dario Bellini, anch’egli artista conterraneo di Tomasi.

Armando Tomasi è stato un artista. Chi lo ha conosciuto e frequentato non può dimenticare che una visita alla sua casa era una specie di tuffo nella storia dell'arte. Tra i quadri che lui amava e dei quali parlava con l'entusiasmo e la competenza non solamente di un appassionato ma di un autore che ha attraversato stili e movimenti vivendoli in prima persona. Anche la sua successiva e consolidata attività di restauratore dell'arte antica si capiva che non era solo controllata dalla ossequiosa sensibilità verso la bellezza del passato ma la competente prossimità con i fratelli pittori di tutti i tempi. Così capitava di seguire le sue mani descrivere la curva di un panneggio e il suo viso socchiudere gli occhi di fronte ad una grande tela del '600 allo stesso modo di come ti indicava il passaggio tra due toni di un quadro astratto di uno dei suoi amici e sodali di gioventù. Formatosi alla scuola di Trento Longaretti presso l'Accademia Carrara di Bergamo, dove conosce la moglie Annunciata Biraghi anch'ella artista e compartecipe della sua passione sviscerata per l'arte, frequenta a Milano negli anni sessanta lo studio di Achille Funi per poi orientarsi, guidato da una sensibilità prorompente ma rigorosa, verso la compostezza della pittura astratta. Seguiranno decine di mostre personali e collettive in tutta Italia tra le quali la presenza alla Quadriennale di Roma e al Salon d'Automne a Parigi. Ma è senz'altro decisivo l'incontro con il grande maestro Giovanni Korompay che Armando sceglie lui stesso come suo maestro d'elezione. Korompay è un protagonista del Futurismo italiano, di quella parte del rumoroso movimento fondato da Marinetti e Boccioni che volge verso la pittura astratta e traduce le sensazioni naturali in ritmi composti ed elementi puri nello spazio. Tomasi segue il vecchio maestro come un padre, sente in questi una forte affinità e ne sceglie consapevolmente la scuola verso un ideale di trascrizione lirica della visione oggettiva. Seguirà e supporterà il vecchio maestro fino agli ultimi istanti di vita e si fa custode del suo lavoro collezionandone centinaia di opere tra quadri, sculture, disegni e testimonianze con l'intento di mantenere unito quel patrimonio, assicurare la continuità e la completezza nella vasta produzione frutto di una carriera a sua volta complessa e sfortunata.  La sua affettuosa famiglia è stata complice e totalmente avvolta dall'entusiasmo di Armando Tomasi per l'arte. Lo piange ora dopo aver vissuto con angoscia e trepidazione i pochi mesi in cui un male repentino e rapace lo ha strappato al loro affetto all'età di 75 anni. Lo piangono anche gli amici artisti, i giovani che lui ha accolto in casa guidandoli ad amare l'arte. Tutti quelli che almeno una volta lo hanno visto socchiudere gli occhi davanti ad una tela come se ci fosse qualcosa d'altro, ancora più in là, ancora più importante, ancora più decisivo. Un azzurro, un giallo indefinito, un quadrato nero su fondo bianco, un cerchio giallo in alto, un sole forse, e uno più in basso, solo un po' più chiaro. 

Dario Bellini