Strumenti

Itinerari nell'arte, che è sempre contemporanea di chi la guarda, incrociando Valle Sabbia e dintorni. Un sguardo locale ed uno un po' più in là, a cura di Federica Bolpagni e Dario Bellini. Il viaggio nell’arte di oggi parte ma non si esaurisce dall’affresco di Ercole nella chiesa si sant’Antonio di Anfo.

Delle fatiche di Ercole

di F.Bolpagni e D.Bellini

DB: ...locale o globale?

FB: mah, sai, anche ultralocale! eppure...

DB: cos'hai in mente?

FB: c'è un Ercole ad Anfo!

DB: ad Anfo?!?

FB: sì, ad Anfo!

DB: e dove? sì, figurati un Ercole ad Anfo!

FB: sì, ti dico, in una piccola chiesetta.

DB: ma certo! lì a parte qualche madonna e qualche santo che cosa vuoi che ci sia?

FB: un E-R-C-O-L-E! puoi pure non crederci, ma io l'ho visto! E poi che ci sarebbe di strano? non lo sai che nel lago d'Idro c'era... un'idra? e chi l'avrebbe uccisa secondo te? guarda l'immagine!

DB: però... assai strano... e anomalo, in una chiesa, e in alta val Sabbia... alta si fa per dire, lo so anch'io, adesso pensiamo alle autostrade padane, un tempo sarebbe stata nel bel mezzo. O sul confine col Trentino. Un passaggio obbligato! C'è anche il san Cristoforo dei viandanti di fuori... formato gigante. Grande viaggio, grande raccomandazione a Dio!

FB: vedi? Dobbiamo davvero un po’ ribaltarla questa questione del locale!

DB: due domande al volo, perché un Ercole in una chiesa cristiana? secondo, perché accanto a dei santi martiri?

FB: ma perché la cristianità si è servita per secoli di simbologie pagane, o per meglio dire le simbologie pagane e quelle cristiane si sono compenetrate fin dalle origini. E questo fino a quando si è deciso che tutto ciò era pericoloso per l’ortodossia! E allora si è dato il via alle grandi imbiancature…altro che la necessità di disinfettare tutto per la peste! Che è poi quello che è successo con i corpi nudi che, da citazioni della perfezione classica, diventano occasione di scandalo: e allora vai con le mutande del Maestro Braghettone alla Cappella Sistina! E non solo lì, come avrai capito…

DB: una combinazione dei simboli pagani e cristiani...

FB: certo! E si va dall’imperatore Costantino, difensore della cristianità, raffigurato come Sol Invictus nelle monete romane, fino alle Sibille e ai volti dei Cesari nella sperduta chiesa di San Rocco a Bagolino! E il perché Ercole sia accanto a santi martiri è presto detto: anch’essi hanno combattuto contro il male, il peccato, la corruzione dell’anima così come Ercole combatteva contro ciò che lo voleva distruggere, superando tutte le prove integro!

DB: e quell’uso del colore o del non colore per meglio dire? Perché un monocromo?

FB: ma proprio perché vi era la percezione del fatto che fossero episodi propri dell’antichità, dei quali si volevano recuperare la forza, la potenza evocatrice ma anche l’estetica. Sempre episodi classici rimanevano! Ma comunque era anche una questione di gusto: ai committenti questo afflato classico piaceva molto. Non per nulla le figure degli altri martiri che si accompagnano all’Ercole sono rappresentate come delle statue.

DB: e l’idra del lago allora?

FB: ma non lo immagini? te l’ho detto! È proprio lei che subisce i colpi del bastone del nostro Ercole!

DB e il fanciullo sul cavallo?

FB: c'è chi dice sia Ercole da giovane...

DB: e se fosse una giovane anima che governa il cavallo inquieto come gli auriga antichi che simboleggiano il dominio sulla prorompente dimensione corporea?

FB: hai in mente qualcosa?

DB: Nel 1974 l'artista tedesco Joseph Beuys viene invitato negli Stati Uniti per una mostra. Avvolto nel feltro e caricato su un'ambulanza, senza vedere niente fuori di lui, si fa portare all'aeroporto di Düsseldorf e raggiunge New York dove un'altra autolettiga lo porta in galleria, sempre chiuso dentro il feltro. Qui è introdotto in una grande stanza e lasciato da solo in compagnia di un coyote selvatico per giorni. Beuys è protetto solo dalla coperta di feltro e da un bastone...

FB: ...perchè proprio il feltro?

DB: Durante le guerra Beuys era stato un aviatore della Wermacht. Il suo aereo precipita in Russia, è ferito e pensa di morire. Alcuni contadini russi lo raccolgono e lo salvano avvolgendolo nel grasso e in una coperta di feltro... Il feltro rappresenta questa specie di seconda pelle, grezza e tenace, non tessuta ma compattata pressando la lana.

FB: ... e il coyote?

DB: Beuys critica l'imperialismo americano, si dice, ma credo sia più generale la faccenda. Cioè, ricorda all'America la sua natura selvaggia e di frontiera, ecco perché il Coyote. Dopo parecchi giorni che i due si affrontano senza mai uscire da quella stanza, il coyote si ammansisce e prende addirittura il cibo dalle mani di Beuys. In alcune immagini si vedono l'artista e l'animale accoccolati fianco a fianco sulla paglia guardare da una finestra. Alla fine il coyote sarà liberato e Beuys ritorna in Germania nello stesso modo, sempre avvolto nel feltro.

FB: però...!

DB: l'opera, ormai dai risvolti mitici...

FB: ... come Ercole! Coperto dalla pelle del leone di Nemea!

DB: ...infatti! l'opera si chiama: I like America and America Likes me.

FB: ... e governa le belve e gli istinti!

DB: ... è così!

FB: Bello.