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La mostra dedicata all’artista valsabbino di Vobarno, Sarenco, è ospitata alla Fondazione Leonesia di Puegnago, ormai divenuta punto di riferimento per molti artisti contemporanei. Come ogni domenica il nostro viaggio nell’arte contemporanea a cura di Dario Bellini e Federica Bolpagni parte dal territorio e parte proprio da Sarenco.

 

Lo spettatore chiamato in causa. Sarenco a Puegnago e il Compianto di Bologna - di F.Bolpagni e D.Bellini

FB: dimmi, presto, di cosa si tratta!?

DB: colpisce, vero?

FB: sì, molto, cos'è?

DB: viene dalla mostra antologica di Sarenco, inaugurata sabato scorso a Puegnago (Fondazione Leonesia).

FB: ma sono giovani ragazze musulmane...

DB: sì, il lavoro si intitola Giovani donne musulmane che guardano un film indiano.

FB: quindi questa è la platea?

DB: sì, lo spettatore si trova tra lo schermo che ipoteticamente riproduce un fotogramma di una tipica produzione sentimentale di Bollywood e le giovani velate che composte, una accanto all'altra, con un quaderno sulle ginocchia, sono spettatrici di un mondo che è loro completamente estraneo ma potenzialmente attrattivo.

FB: da brividi, in questi tempi!

DB: infatti! Sarenco fa realizzare le sue statue a scultori keniani suoi amici, dietro indicazioni molto precise. La scultura ti porta immediatamente al cospetto, proprio investito, della questione...

FB: che, in questo caso, è legata al confronto tra civiltà.

DB: qualcuno usa anche il termine "scontro", e tu sei proprio lì in mezzo, davanti a questi sguardi che fuoriescono dal velo nero e ti fissano... ti scrutano... ti trapassano...

FB: davvero ti colpiscono nel loro assoluto e sterminato silenzio: sembrano identiche, tra loro nessuna differenza che porti alla luce la loro identità celata. Eppure il pugno chiuso di una, il corpo leggermente flesso dell'altra, mostrano il turbinio interno di sensazioni all'apice della diversità.

DB: è vero!

FB: però appaiono chiuse, sigillate, quasi dei monoliti, in cui il mondo esterno sembra non poter entrare, dalle quali la luce pare essere riflessa all'esterno senza scalfire. E anche il quaderno sulle ginocchia non fa che aggiungere un'altra barriera. Come se a quella costituita da tradizioni millenarie si aggiungessero anche quelle di una cultura impartita...

DB: libri che vietano?

FB: i libri chiusi, come questi quaderni, vietano sempre, aperti però...

DB: ricorda che stanno guardando un film! gli occhi sono attivi... 

FB: è vero... mi viene in mente una cosa. 

DB: che cosa?

FB: le Marie "sterminatamente piangenti" del Compianto sul Cristo Morto, che Niccolò dell'Arca realizza per la chiesa di Santa Maria della Vita a Bologna, attorno al 1485. "Sterminatamente piangenti", così le definisce l'erudito Carlo Cesare Malvasia nel 1686. Tanto nell'opera di Sarenco le sensazioni sono compresse all'interno, quasi causando un'implosione, tanto qui esplodono verso l'esterno e ti avvolgono. Tu, spettatore, ti ritrovi investito dai decibel del dolore. 

DB: tanto in Sarenco la materia è chiusa, tanto qui è aperta, quasi una materia vibrante in cui si fa labile il confine tra dentro e fuori. Quasi barocca direi: pensa all'Apollo e Dafne di Bernini!

FB: o futurista!

DB: hai ragione! Boccioni diceva "metteremo lo spettatore al centro del quadro".

FB. bello!