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Dateci la guerra (!?)

Uno pensa che l'arte è, o dovrebbe essere, lontanissima dalla guerra.

Al massimo dovrebbe essere contro. Al minimo dovrebbe servire come un lenitivo della pena, un pianto raffigurato contro il dolore per i morti e le sofferenze. Invece i futuristi, a partire dal 1909, invocarono la guerra come unica igiene del mondo e allora le cose si complicano abbastanza. Non che fossero i soli, tra gli intellettuali, a chiedere un caldo bagno di sangue per rovesciare una secchiata d'acqua nella ristagnante italietta giolittiana. Così recitano i manuali che spiegano l'interventismo di inizio secolo scorso. Però a guardarci dentro c'è veramente di che meravigliarsi e rabbrividire. Ogni tanto, quando le cose sembrano rallentare pervia che dialogare richiede tempo, ecco che qualcuno picchia i pugni e chiede che l'uscita sia aperta senza far uso di maniglie ma di spallate. Al MART di Rovereto, il "nostro" museo d'arte contemporanea, è aperta da settembre scorso una bellissima mostra dedicata al centenario della grande guerra e nella quale è possibile, come in un grande atlante seguite la rappresentazione della guerra in tutte le sue sfumature. Se si potesse parlare di sfumature a proposito di un conflitto mondiale che ha fatto oltre 15 milioni di morti... La guerra che verrà non è la prima è il titolo preso a prestito da Bertolt Brecht per dire che la celebrazione di un centenario non è una festa ma un penoso memoriale di sofferenza, dolore e... contraddizioni. Le contraddizioni non vengono mai meno nella storia umana, ci si cade dentro. Solo se guardiamo a come ce la raccontiamo in quei frangenti possiamo farci un'idea di come sia potuto succedere. 

Da piccolo mi ricordo il sussidiario spesso due dita che mi consegnavano come un regalo e un pegno i primi giorni di scuola, la mostra di Rovereto è un po' come quel sussidiario con tante figure che parlano anche da sole: il resto me lo dirà il maestro. L'ho già vista due volte: oltre ai futuristi, e a tutto il resto c'è un Chagall strepitoso che merita di andarci a piedi!
Dario Belliini