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Gli artisti guardano il paesaggio e vi proiettano la loro immaginazione. Esiste un grande bagaglio di motivazioni legate al paesaggio e di questi tempi se ne parla moltissimo. Nello stile della rubrica curata da Federica Bolpagni e Dario Bellini si mettono a confronto su questo tema il fondatore del futurismo e il massimo artista del rinascimento d'oltralpe.

 

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Fu turismo?

Con un celebre gioco di parole del poeta visivo Sarenco torniamo a parlare di itinerari artistici e paesaggio gardesano: Dürer vs Marinetti

DB: ... parliamo di turismo?!?

FB: Anche, perché no?

DB: Quindi...

FB: Albrecht Dürer, da Norimberga, se ne era venuto sul lago di Garda!

DB: Giravano un sacco! ma proprio gambe in spalla, o quasi, cavallo, carrozze... non ci si pensa mai.

FB. Beh, hai ragione! Di certo però i loro percorsi disegnavano mappe diverse dalle nostre: ciò che per noi è strada disagevole di montagna per loro era percorso sicuro. Pensa alle haut routes, un intero reticolo di vie che percorrevano l'Europa in quota per poi ridiscendere a valle, con pericolosi briganti e malsani acquitrini, solo a meta raggiunta!

DB: Davvero!

FB: La geografia era ancora più discorde da come ce la possiamo immaginare! Le Alpi, che sono per noi limes quasi invalicabile, se non dal punto di vista logistico, per lo meno dal quello politico, erano allora il centro di numerosi stati: non luogo di confine ma luogo di incontro: pensa al Tirolo, alla Savoia, alla Carinzia! I Passtaten, gli Stati di passo, così li chiamavano! 

DB: Voglio sapere di Dürer e di questo acquerello, è un acquerello, no? Ma prima lascia che ti citi questa frase di Marinetti: "... ed io maledico i poemi che si scrivono colla penna e non colle gambe", a proposito di camminare e attraversare il paesaggio.

FB: In che frangente lo dice?

DB: Te lo dico dopo, in guerra comunque. Dimmi del Dürer, non è la rocca di Arco quella che si vede?

FB: Sì, è la rocca di Arco, che vede in uno dei suoi viaggi in Italia. Lui scenderà nel 1494 e poi tra il 1505 e il 1506 alla ricerca di un confronto con l’arte italiana, che già in quella fase aveva la piena consapevolezza della sua straordinaria “rinascenza”.

DB: Un gran tour ante litteram!

FB: Sì, Goethe e gli altri non hanno inventato nulla! E anche Dürer, come poi faranno i vedutisti settecenteschi nella campagna romana,  porterà con sé spunto e impressioni dei paesaggi italiani, e in particolare di quello trentino e gardesano, che viene raffigurato anche come sfondo di una delle più importanti opere di Dürer, la Pala di Ognissanti. Ludovico Dolce, esegeta di Tiziano, nel suo Dialogo  della pittura del 1557,  mette in bocca ad Aretino la lode della “minutezza incomparabile” con cui “rappresenta il vero et il vivo della natura, di modo che le sue cose paiono non disegnate, ma dipinte, e non dipinte, ma vive”.

DB: Quindi lui viene in Italia per conoscere da vicino i maestri del Rinascimento e poi ciò che lo colpisce di più è il nostro paesaggio?

FB: È così! “La vita nella Natura ci rivela la verità delle cose”: questo è ciò che afferma nei suoi Quattro libri sulle umane proporzioni. E questo grandissimo interesse per la descrizione della natura è anche presente in altre opere, prima fra tutti la Grande zolla di terra del 1503, conservata alla Albertina di Vienna. Un acquerello il cui unico oggetto è l’erba che cresce su di un pezzo di terra: tarassaco, piantaggine, loglio.

DB: Un’opera davvero rivoluzionaria! Certo per operare in questo modo non poteva essere un viaggiatore frettoloso.

FB: Anche le sue sono opere scritte con le gambe! Il ruolo del viaggio ha una dimensione preponderante e i tempi dovevano essere dilatati, tanto da potersi fermare, osservare e farsi colpire dalla natura. Dare vita ad un acquerello come quello di Arco significa ampliare, dilatare i confini della visione. Potremmo parlare di una sorta di viaggio sintagmatico, in cui si scende nella profondità del momento per associazioni verticali.

DB: Beh! Allora la velocità dei nostri viaggi potremmo definirla paradigmatica!

FB: esatto è così! Tutto basato sulla orizzontalità e sulla contiguità: una cosa accanto all'altra, una dopo l’altra e non una dentro l’altra o una sopra l’altra, in una dimensione che indaga lo spessore delle cose, come è possibile fare quando si viaggia con le gambe!

DB: Lo so dove mi vuoi portare! Associazioni verticali, materia, velocità...

FB: Sì, so che ti stanno a cuore le questioni legate al futurismo. Dimmi allora di quel Marinetti cui hai accennato!

DB: Certo, certo! Marinetti nel '15 è in guerra con gli amici futuristi e si lamenta della fatica di camminare non essendoci abituato perché poeta, sia pure futurista. Sono poco sotto il Monte Altissimo che domina Riva del Garda.

FB: ...i famosi volontari ciclisti automobilisti...

DB: i VCA. Dal Dosso Casina, dove sono attestati, realizza alcuni disegni che trascrivono le impressioni paesaggistiche e immagina una sezione verticale del lago di Garda riuscendo a tagliarla con l'immaginazione ed andare sempre più in profondità: la scritta nero, nero, neerooo che vedi in basso...

FB: Come sprofondare nel buio primario della materia?

DB: Sì. Si immerge nel cuore della materia, che è un suo proposito poetico fin dagli inizi, e, a fianco, in una nota, dice che il centro della terra sente premere addosso una enorme giogaia d'acqua come il cielo sente di essere penetrato in alto dalla giogaia delle montagne.

FB: Bello!

DB: Volevo essere io a dirlo stavolta!

FB: No, no, bello bello!