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Salò non smette di far discutere. Anche a Parigi. La proposta dei gestori della discoteca underground Social Club, a Parigi, al civico 142 di Rue Montmartre, di cambiare il nome del locale in Salò ha suscitato lo sdegno dell’ Europa.

Secondo Libération si tratta di una provocazione, un insulto, un’offesa. Il nome “Salò” è inequivocabilmente fascista, legato al ricordo della Repubblica sociale che proprio sulle rive del Garda ebbe la sua capitale tra il 1943 e il 1945. E pertanto va censurato come un oltraggio alla memoria di chi ha lottato per la libertà. Macchè fascismo, si difendono i promotori del disco club, spiegando che la scelta vuole essere un omaggio al film “Salò o le 120 giornate di Sodoma”, l’ultima opera di Pier Paolo Pasolini datata 1975. Forse Pasolini era fascista? Sul sito internet del locale c’è scritto, anzi, che l’artista italiano viene così celebrato proprio per essere stato impegnato nella lotta al fascismo. Va anche detto che la scelta di collocare il nome Salò su uno sfondo completamente nero non aiuta ad eliminare i dubbi. Insomma anche la scelta cromatica pare andare nella direzione paventata dai critici.

Dal Garda nel frattempo arriva una bella scrollata di spalle del sindaco Gianpiero Cipani che liquida il tutto con una battuta. “Ma veramente c’è ancora gente che pensa a queste cose? Proprio ieri è stato da me un professore che si è trasferito qui. Mi ha detto: ‘Lei è il sindaco della città più bella del mondo’. Queste sono le cose importanti”.