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Un episodio di grave maleducazione sabato pomeriggio a Brescia in via Tosio, mentre migliaia di bresciani si mettevano pazientemente in fila per godersi i tesori del nostro  patrimonio artistico grazie al FAI. Un brutto fatto che raccontiamo dopo aver raccolto la testimonianza della "vittima": un pensionato novantenne spintonato e gettato a terra per puro divertimento su un marciapiede in pieno centro, senza che nessuno sia intervenuto.

Via Tosio, davanti al portone dell’Ateneo, pomeriggio inoltrato. Due amici (che chiameremo con due nomi di fantasia Giovanni e Michele), ottanta e novanta primavere portate con vivacità ed entusiasmo, discutono di arte e letteratura come probabilmente facevano nei secoli passati gli accademici che si attardavano davanti a quel portone.

Stanno per incamminarsi, quando improvvisamente sopraggiungono correndo alcuni ragazzi esagitati che urlano e ridono in maniera sguaiata. Forse fanno una folle gara di corsa, sono vestiti di tutto punto, forse scappano da qualcuno dopo aver fatto uno scherzo pesante, forse stanno semplicemente trascorrendo un sabato come tanti, annoiati per le vie di Brescia dopo qualche birra di troppo.

Il primo amico, Giovanni, riesce a scansarsi, il secondo, Michele - che volta le spalle ai giovani - non si rende conto di cosa stia accadendo e si ritrova in terra. Colpevole di essersi trovato lungo il loro percorso, è stato strattonato e spinto con una gomitata. Fa per riprendere i ragazzi, che però all’inciviltà dei gesti aggiungono la volgarità delle parole e scappano ridendo sguaiatamente. Nessuna richiesta di scuse, nessuna giustificazione, tanto meno un’offerta di aiuto a chi si stava rialzando.

Nessuna ferita nella caduta, o almeno nessuna visibile sul corpo. L’animo è invece profondamente ferito e scosso, Michele si sente umiliato e indifeso. Naturalmente, nessun passante è intervenuto né ha detto niente. Michele non riconosce questo mondo violento e smodato, ricorda quando da giovane cedeva il passo o lasciava il posto alle signore e agli anziani, quando aiutava chiunque fosse in difficoltà e si chiede cosa sia successo da allora e perché. Ce lo chiediamo anche noi, genitori, insegnanti, educatori, adulti in genere. Se il nostro futuro dipenderà da questi giovani, c’è di che preoccuparsi, oltre che indignarsi.

Giovanni e Michele si incamminano verso la stazione della metro e prendono il primo treno. Appena salito, Michele nota due ragazzi che si alzano per lasciarlo sedere. Sorride e gli ritorna la speranza: il “suo” mondo, che sembrava affossato, esiste ancora. Ma quanti sono in giro per le nostre strade i ragazzi che fanno di tutto per distruggerlo?

Giovanna Gamba