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Continua il viaggio degli studenti del Liceo Fabrizio de André nel mondo delle migrazioni con il progetto "Non uno di meno",  guidato dalla professoressa Luisa Castellazzo, questa volta con un passo in più verso la consapevolezza.

Gli operatori S.P.R.A.R. (coordinati in questo caso dalla Cooperativa K Pax e da Alessandro Sipolo) sono infatti entrati nella realtà scolastica per far conoscere agli studenti qualcosa che, per cattiva informazione o per pigrizia “sociale”, non era mai stata colta nella sua completezza: come viene gestito il flusso migratorio in Italia, soprattutto per quanto riguarda i rifugiati politici e i richiedenti asilo? Quanto è veramente fitto questo traffico? Quali sono i motivi per i quali una persona scappa dal suo paese e per quali motivi può e deve essere accolta nel paese in cui chiede asilo? Siamo o non siamo invasi dagli extracomunitari? Quanto accoglie la Germania, la Francia o altre nazioni europee rispetto a chi vede i barconi naufragare ogni giorno presso le proprie coste?

In un clima di particolare attenzione e di alto interesse, Alessandro Sipolo, Maddalena Alberti, Giorgia Festa, Giulia Gazzola e Andrea Savoldi hanno raccontato la loro esperienza all'interno del mondo "migrante" a più di 400 alunni in due fittissime giornate di lavoro.

Le parole che ritornano sono le stesse che ritornano spesso sui titoli e sugli articoli dei quotidiani o sugli schermi televisivi dei telegiornali: rifugiato, richiedente asilo e clandestino, questa volta sono state finalmente definite, finalmente collegate a una definizione corrispondente alla realtà e al modus operandi dello Stato e delle diverse realtà presenti sul territorio che hanno ogni giorno a che fare con uomini, donne  e bambini delle più diverse nazionalità che fuggono dai loro paesi alla ricerca di libertà, di serenità e di possibilità di vita lontana dalla paura o dalle guerre.

Si è parlato del progetto S.P.R.A.R e, in particolare, della realtà assistenziale denominata "Brescia articolo 2" e cioè di quegli enti che si occupano effettivamente dell'accoglienza nel nostro territorio.

Questo progetto ha saputo davvero creare negli spettatori la consapevolezza che c'è un mondo reale al di fuori di quello scolastico e di quello delle chiacchiere da bar, dove la gente parla a vuoto, senza nemmeno sapere di cosa. Quel mondo è fatto di innumerevoli sforzi che gli operatori e i volontari italiani svolgono per accogliere le persone che chiedono loro aiuto. Formazione, i corsi di lingua Italiana, i percorsi di integrazione sociale e lavorativa, per non abbandonare tutti coloro che scappano da atroci realtà di guerre e che vedono nelle nazioni europee, nell’Italia la loro salvezza, il loro soccorso. L’indifferenza o, peggio, l’ignoranza non deve più avere spazio, soprattutto tra noi studenti, perché dobbiamo affinare il nostro spirito critico attraverso l’informazione e l’esperienza per essere, a nostra volta, al servizio della verità.

Daniele Campo, 5 B LSU