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Dopo la grandissima serata di giugno, che ha registrato quasi 300 presenze e che ha visto tra il pubblico del nostro cinema anche tre delle protagoniste del film, a grande richiesta torna in sala FUNNE: al cinema di Vestone domenica 8 e lunedì 9, ore 21.

Nel bellissimo trailer di FUNNE - Le ragazze che sognavano il mare, della regista Katia Bernardi, c'è quel momento finale dove appare il titolo: FUNNE*. Con un asterisco, che rimanda alla traduzione del titolo: FEMALES, WOMEN.

Ecco, la doppia traduzione di questo titolo, FEMMINE, DONNE, che segnala un po' l'incertezza del termine da utilizzare (ma ne allarga anche il senso), non lascia però spazio all'ambiguità.

Perché a voler ben vedere le protagoniste del film non sono le splendide signore di Daone. Il vero protagonista del film è il loro essere innanzitutto FEMMINE, e poi DONNE. È la lotta quotidiana della sopravvivenza in una società isolata, chiusa.

È lo “spirto guerrier ch'entro rugge” di foscoliana memoria, quel bisogno di emancipazione, quella voglia di distinguersi ed elevarsi, anche a 65, 70, 80 anni.

Il film narra le vicende di queste simpatiche signore di Daone, di queste FUNNE, che non vogliono andare al mare "per capriccio": il loro viaggio al mare è sinonimo di evasione, di libertà, è il bisogno di "cambiare aria" e dimostrare (e dimostrarsi) di poter essere molto più di un gruppo di anziane che preparano torte per la sagra del paese.

“Funne” racconta di come si possa essere capaci di reinventarsi anche da anziani.

Ognuna di loro è un piccolo nucleo di energia, di fantasia, di simpatia, di intimi dolori e di storie da raccontare col silenzio degli sguardi. Ognuna di loro è un piccolo mondo

che per un attimo vuole uscire dall'orbita in cui ha ruotato per anni, decenni.

E da piccoli mondi queste Femmine, Donne diventano asteroidi impazziti, meteoriti di libertà, fino a raggiungere un finale dai sapori truffautiani che completa perfettamente una narrazione in grado di raccontare il percorso interiore e fisico delle protagoniste e, quindi, capace di creare un romanzo di formazione della terza età. Perché non si finisce mai di sognare e di crescere.

Nicola Cargnoni