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Inaugurata all’inizio di dicembre, la casa museo dedicata al santo fondatore degli Artigianelli è visitabile anche in questi giorni di festa, nella sede della Congregazione Sacra Famiglia di Nazareth, in via Piamarta 6. Ingresso gratuito.

San Giovanni Battista Piamarta (1841-1913) è uno dei rappresentanti di quel clero bresciano di fine Ottocento che si fece permeare dalla carità, operando nel tessuto sociale di città e provincia con intuizioni originali e lungimiranti. Nel 1886 raccolse alcuni ragazzi orfani e fondò l’istituto Artigianelli, non solo con l’intento di dare loro la famiglia che non avevano, ma anche con l’obiettivo di insegnare un mestiere, che permettesse a tutti di vivere con onestà e dignità in un mondo che stava rapidamente cambiando.

Oggi gli stessi locali adiacenti al museo di Santa Giulia – di cui sono parte integrante fin dalla fondazione medievale del monastero – ospitano il museo dedicato al fondatore della congregazione che ha fatto della formazione dei giovani la propria missione, diffondendosi anche in Africa e America, con il motto “pietas et labor”, non così difforme dalla massima benedettina “ora et labora”, che aveva guidato chi viveva in Santa Giulia nei secoli precedenti.

«Istituito per la canonizzazione di Piamarta nel 2012 – spiega Gabriele Archetti, professore ordinario all’Università Cattolica e curatore del museo – da ottobre di quest’anno è stato riconosciuto come Museo regionale da Regione Lombardia. Si tratta di un passaggio importante non solo per la congregazione piamartina, ma anche per l’intera comunità bresciana e per tutti i cittadini lombardi». All’inaugurazione, in effetti, erano presenti i rappresentanti delle istituzioni civili e religiose, dal sindaco di Brescia al presidente della Provincia ai rappresentanti di regione, diocesi e santa sede.

Il luogo stesso, affidato a Piamarta dopo essere stato destinato per anni a caserma, conferma la volontà di testimoniare la fede cristiana in luoghi scristianizzati nella società anticlericale di fine Ottocento, vivificati dalla nuova destinazione. Ancora oggi, l’educazione delle nuove generazioni rende l’istituto non solo un luogo di memoria, ma una testimonianza efficace delle opere compiute dal fondatore, non meno che della sua profonda spiritualità. «Non è un luogo “morto”, della memoria – continua Archetti – perché le persone qui vivono e studiano. La memoria tuttavia è il senso che dà vita al luogo stesso e la sostanza per continuare a raccontare la storia e il carisma di padre Piamarta».

Nella ricostruzione dello studio e della camera da letto del santo, nella biblioteca e nel salotto, in tutto lo spazio museale spiccano oggetti e libri a lui appartenuti, insieme alle creazioni dei ragazzi che imparavano un mestiere nei vari laboratori, agli strumenti musicali della banda musicale, oltre a oggetti e paramenti sacri o tesori artistici donati al santo da benefattori o ricevuti per lasciti testamentari.

Tutto è originale e riporta il visitatore indietro di un secolo, mentre nel cortile le voci degli studenti di oggi non sono certo dissimili da quelle dei primi ragazzi raccolti intorno a padre Piamarta. A tutti loro, e anche a chi tuttora si lascia coinvolgere, il santo rivolge l’invito a “fare bene il bene”, con parole semplici ma efficaci, perché la carità porta frutti concreti e si diffonde più con la testimonianza che con mille parole.

Orari di apertura: lunedì, mercoledì e venerdì ore 9-13; martedì e giovedì ore 9-13 e 15-18; sabato ore 15-18. Ulteriori informazioni su www.museopiamarta.it.

Giovanna Gamba