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A settembre le società sportive, che aggregano giovani (e meno giovani) del nostro territorio, riprendono l’attività! Qualche curiosità su alcuni sport, che ci riguardano da vicino (2).


Lo sport del rugby prende il suo nome da Rugby, la città omonima situata nel cuore dell’Inghilterra, dove il gioco venne pensato e realizzato nel lontano 1823. Si racconta infatti che proprio lì lo studente William Webb Ellis, durante una normale partita di football, abbia ideato una variazione, afferrando la palla con le mani e portandola, stretta al petto, fino alla linea di marcatura.

Che il gesto del giovane sia stato legato ad un’intuizione improvvisa o ad un momento di ribellione alle regole sportive precedentemente costituite è difficile a dirsi. Di fatto, William, orfano di padre, non era originario della città di Rugby e non apparteneva ad una famiglia agiata.

Ma è certo che nel giro di pochi anni, nel medesimo college di Rugby, prese avvio una prima definizione codificata delle regole del nuovo gioco e nel 1871 nacque la Rugby football union, finalizzata appunto a salvaguardare le regole del rugby.

Negli anni immediatamente successivi, poi, il rugby si diffuse fuori dell’Inghilterra in varie zone del Pianeta: dall’Irlanda, alla Nuova Zelanda, alla Repubblica Sudafricana. In Italia appare nel 1910 in ambiente universitario, ma è del 1928 il primo campionato italiano dedicato al nuovo sport.

Va aggiunto che il rugby nasce come attività dilettantesca, ossia finalizzata esclusivamente allo svago sportivo.

Tuttavia, già alla fine dell’Ottocento, il rugby si apre alle prime forme di professionismo, pur sotto il controllo della Rugby football league. Solo a partire dal 1995, comunque, per decisione anche sofferta dell’International rugby football board, la pratica del rugby in forma di professione si fa più marcata.

Al presente, il rugby rientra nei giochi con il pallone effettuati a squadre.

La palla in uso, di circa 400 grammi, è ovale, così da essere meglio trattenuta con le mani rispetto ad una palla sferica.

Il campo da gioco è rettangolare, per lo più erboso, di lunghezza non superiore a 100 metri e di larghezza non oltre i 69 metri. Ogni squadra è composta da un numero variabile di giocatori: 11 (come nel cosiddetto rugby americano) o 13 oppure 15 (nella variante praticata in Italia). I giocatori possono tenere nelle mani la palla, lanciarla con le mani ai compagni ma solo all’indietro, calciarla.

Vince la squadra che totalizza più punti, sia portando la palla nell’area di meta in modo che la palla tocchi il terreno, sia calciando la palla oltre la porta, costituita da due pali verticali uniti da una sbarra orizzontale situata a 3 metri dal terreno.

Va inoltre sottolineato che il rugby, praticato per numerosi anni in un ambiente elitario, come può essere un college che ospita i rampolli di famiglie benestanti, negli ultimi tempi sta trovando convinti giocatori tra bambini, adolescenti e giovani di tutte le classi sociali.

Delle origini, nel college in cui lo sport nacque, restano una statua dedicata a William Ellis ed una lastra commemorativa che reca scritte le parole seguenti: “This stone commemorates the exploit of William Webb Ellis who with a fine disregard for the rules of football as played in his time first took the ball in his arms and ran with it thus originating the distinctive feature of the rugby game. a.D. 1823” (cioè: “Questa lapide commemora l’impresa di William Webb Ellis, il quale, con un’acuta noncuranza delle regole del football come era giocato al suo tempo, per la prima volta prese la palla nelle sue mani e corse con quella, generando così il tratto distintivo del gioco del rugby. Nell’anno del Signore 1823”).

Luisa Maioli