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Duemila persone. Almeno. Una folla commossa ha voluto rendere omaggio a Attilio Camozzi, l’industriale lumezzanese scomparso venerdì sera all’età di 78 anni, dopo una lunga malattia.  Nella chiesa di San Sebastiano a Lumezzane nel pomeriggio di questo lunedì l’addio dei famigliari, degli amici, dei suoi lavoratori, dei tanti che gli hanno voluto bene e lo hanno stimato. C’erano gli alpini, i calciatori, i tanti operai che sono passati per le sue aziende. C’era l’intera Lumezzane e la Brescia del mondo dell’industria e tanta gente comune.

Riportiamo il ricordo di Attilio Camozzi pronunciato dal presidente degli industriali bresciani Marco Bonometti:

v  Se ne è andato un altro figlio di questa terra, la Valgobbia, che è stata la grande mamma del lavoro bresciano e che ha dato  i natali a tanti ed illustri industriali.

v  Se ne è andato un altro uomo di fabbrica, che partito dal nulla, ha saputo pensare in grande, e con tenacia e sacrificio  ha saputo creare, nel proprio settore, una delle realtà industriali più importanti della nostro territorio, dell’intero paese, dell’Europa e del mondo. Attilio è stato anche uno dei primi industriali ad andare in Cina, aprendo una nuova strada.

v  Se ne è andato un altro Cavaliere del Lavoro, un industriale che con il proprio impegno, la propria capacità di rischio, con la sua vita di lavoro e di impresa, dopo avere raggiunto risultati eccellenti nella fabbrica si è messo a disposizione della società per contribuire al miglioramento e allo sviluppo, non solo economico ma anche sociale e civile del Paese e della nostra Comunità.

v  Ma ho perso soprattutto un amico, quell’amico caro Attilio, che oggi voglio salutare per l’ultima volta e lo faccio con parole semplici perché è sempre stata la tua raccomandazione, quella di mantenere la semplicità e la naturalezza con cui siamo stati educati, e mai dimenticare le nostre origini.

La tua ultima volontà, quella di venire nella casa della tua mamma è la testimonianza più vera e genuina del tuo amore verso la famiglia, verso la tua gente, verso le tue origini. 

Un uomo che dava fiducia a chi voleva fare e che ti permetteva anche di sbagliare.

Un uomo del fare e non del dire.

v  Il mondo industriale Attilio ti ringrazia per ciò che hai fatto, per essere stato protagonista dell’innovazione non solo nelle tue imprese ma anche nella società.

La tua eredità deve essere da stimolo per le giovani generazioni, affinché il loro domani possa essere migliore dell’oggi.

v  La grande famiglia dei Cavalieri del Lavoro rimpiange la tua vivacità e la tua generosità per il bene comune.

Per questo i Cavalieri del Lavoro hanno deciso di organizzare un’iniziativa in tuo ricordo per non dimenticarti.

Il presidente nazionale Antonio D’Amato e il presidente regionale Luigi Roth, non potendo essere oggi presenti, mi hanno incaricato di portare il loro saluto a colui che è stato un grande Cavaliere del Lavoro.    

v   Gli amici del museo Mille Miglia ti sono riconoscenti per il tanto lavoro svolto per regalare alla nostra città una testimonianza tangibile della storia dell’automobile.

Il nostro impegno è quello di continuare il lavoro da te intrapreso affinché non si rendano vani gli sforzi fino ad ora profusi.

Le parole non bastano a ricordare una vita così intensa come quella vissuta dall’amico Attilio, ma con le parole, ho voluto evidenziare le tappe più caratterizzanti la personalità di Attilio e sono certo erano quelle a cui lui teneva di più.

A nome di tutti gli industriali, di tutti i Cavalieri del Lavoro e mio personale, voglio pertanto esprimere un sentimento di affetto e di vicinanza alla moglie Giuliana, ai figli Lodovico, Marco e Ettore, ai fratelli Luigi e Geromino, e a tutti i nipoti in questo difficile momento, invitandoli a non  disperarsi, “continuiamo a fare” proprio come ci ha insegnato Attilio.