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Volentieri ospitiamo l'intervento di un nostro lettore che conosce bene la vicenda legata al recupero del relitto di Agello.

Come per i bronzi di Riace, che hanno coinvolto  il territorio calabrese e poi tutta l’Italia, anche il Garda  ha avuto un dono “caduto dai cieli “ . In questi giorni al Castello di Desenzano del Garda  è stato presentato, dal Gruppo Volontari del Garda, con il patrocinio del Comune di Desenzano d/G e della Soprintendenza Archeologia della Regione Lombardia, il ritrovamento del relitto dell'idrocorsa Fiat C.29 MM129. L’ idrovolante che fu pilotato da Francesco Agello, portatore del record di velocità  sull’acqua ,che risale agli anni 30, ben 709,202 km/h, tuttora non superato.

Quegli anni, i primi dopo la grande guerra e gli anni 30  furono una stagione straordinaria  per alcuni versi del nostro territorio. La presenza dei primi aerostati a Montichiari  e siamo nel 1915, per passare ai primi voli nel 1919, per arrivare alla Primo Gran Premio di Automobilismo, organizzato nel 1921, sempre a Montichiari. Come dimenticare  il  primo rombo della  Mille Miglia e siamo nel  1927, per raggiungere il Reparto Alta Velocità (RAV) che si insediò presso l’ idroscalo, già esistente a Desenzano del Garda verso quegli anni. Coinvolgere, riunire uomini diversi, che sanno sporcarsi le mani con il grasso dei motori, “condire”  con competenze motoristiche, competenze aerodinamiche; con la sperimentazione l’uso di materiali nuovi, sembra sia stato il “crogiolo” che ha saputo esprimere  questa  terra.

Ora  dopo il ritrovamento si pone il dilemma ma cosa fare di questo patrimonio?

Da una parte esiste già chi ha studiato e scritto su questo periodo bellico e sui suoi risvolti nel territorio. Queste competenze si trovano tra le mura della Cattolica, collegarle ad una strategia territoriale sembra il grande problema che nasce, ma anche di semplice risoluzione ,basta superare dei piccoli steccati.

Ma che cosa deve esprimere una strategia ? andando con ordine e sintetizzando le azioni di questa strategia, possiamo dire che debba esprimere alcuni passi e che questi devono essere mirati per aumentare l’attrattività delle aeree, integrando diversi ambiti e dall’altra parte considerare  azioni specifiche volte a migliorare la vita quotidiana ed il benessere dei cittadini.

Non voglio entrare in merito alla querelle sull’area che vede contrapposti vari enti ….ma proprio lo spirito che ha visto “aleggiare” quegli anni deve diventare stimolo per trovare le opportunità di innovazione , di crescita e di riconoscimento identitario , che questo ritrovamento pone.

Da una parte, bisognerebbe ricercare una rete territoriale più vasta che possa coinvolgere anche altre organizzazioni, oltre che le università ,il privato sociale, le imprese, la camera di commercio, la Regione perché questo patrimonio  giustifica  delle scelte strategiche importanti .

Dopo il giusto coinvolgimento  le scelte devono essere orientate su come questo patrimonio  e la sua identità culturale possano svolgere un ruolo , attraverso le funzioni di educazione e di formazione dei contenuti di carattere storico ,scientifico ,tecnologico , con particolare sensibilità alla formazione della imprenditorialità giovanile .

D’altro canto non è di tutti i giorni ritrovare il “simbolo” che ha saputo coniugare l’acqua con il cielo ,e trasformare questo “ammasso di ferro “  innalzandolo  a segno  di rinascita territoriale.

Oggi tocca a noi trovare le giuste  competenze ,che sono  vicinissime e saper trasformare una area da semplice  discussione  “urbanistica “ in una opportunità per tutto il Lago di Garda .

Alberto Molinari