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Vorrei contribuire al dibattito scaturito dall'assemblea del liceo Fermi di Salò con una immagine e una riflessione attraverso due opere dell'artista norvegese Edvard Munch.

 

Ne parlo in questi giorni ai miei giovani studenti delle medie e loro sono prontissimi a cogliere un'assonanza incredibile e molto significativa tra i due dipinti. Uno è il notissimo Urlo, l'altro si intitola Pubertà e come si può vedere rappresenta una giovane fanciulla il cui corpo in trasformazione sente morire la bambina e nascere dentro di se la donna. L'ombra che si dirama dalla ragazza sembra minacciosamente occupare uno spazio al suo fianco. L'inquietante sagoma è più che un'ombra per assenza di luce sulla parete è un'ombra nel senso di un fantasma, una presenza, una proiezione di sé, uno sdoppiamento. Un lato oscuro direbbe Joda di Guerre Stellari. Nascosto in quell'ombra c'è molto di noi in quel momento cruciale della vita: saprò amare? sarò amato? sarò buono? sarò forse cattivo? I miei ragazzi colgono subito quanto quella sagoma scura assomiglia alla figura che grida sul ponte... grida, è tutto da dimostrare che gridi. Probabilmente non esce un grido ma la attraversa una angoscia senza voce mentre tutto il fiordo nei pressi di Oslo ondeggia pericolosamente. 

Sono stati dipinti nel 1893, da pochi anni era stata tirata su la torre Eiffel.

Dario Bellini

Insegnante e critico d’arte