Cronaca

La Questura di Brescia ricorda, ai detentori di armi, l’obbligo di presentare la certificazione medica di idoneità psicofisica. I detentori di armi, ad  esclusione dei titolari di porto di armi in corso di validità, hanno l’obbligo   di presentare, presso la Questura o le Stazioni dell’ Arma Carabinieri competenti per territorio, la certificazione medica di idoneità psicofisica per la detenzione di armi di cui all’art. 35 comma 7 del Testo Unico delle Leggi di Pubblica Sicurezza. La previsione è contenuta nel Decreto Legislativo 10 agosto 2018 n. 104, entrato in vigore il 14 settembre 2018 in attuazione alla direttiva UE  2017/853 in materia di armi.

La certificazione medica deve essere rilasciata, sulla base del certificato anamnestico del medico di famiglia, dal Settore Medico-legale dell’Azienda Sanitaria Locale, da un medico militare o della Polizia di Stato o del Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco in servizio effettivo. La certificazione medica va prodotta all’Ufficio di Polizia o alla Stazione dell’ Arma Carabinieri presso cui sono state denunciate le armi detenute e dovrà essere presentata ogni 5 anni. Per il calcolo dei 5 anni fa fede la data dell’ultimo certificato  medico prodotto per ottenere una autorizzazione in materia di armi, anche diversa dalla detenzione, quale una licenza di porto di armi o di collezione o di nulla osta per l’acquisto di armi. Qualora il detentore  risulti titolare di licenza di porto di armi, l’obbligo di presentazione della certificazione medica decorre dalla scadenza della stessa, se non rinnovata. Si specifica che  dall’entrata in vigore del Decreto Legislativo n. 104/2018, la licenza di porto di fucile ha una validità di cinque anni e non più di sei anni.

La Questura invita coloro che non hanno adempiuto a tale obbligo, a provvedere al più presto, per evitare di incorrere nella procedura di diffida che farà scattare, in caso di mancata presentazione del certificato entro 60 giorni dalla notifica, la segnalazione alla Prefettura per l’applicazione del  provvedimento di divieto di detenzione delle armi ai sensi dell’articolo 39 TULPS, con conseguente ritiro della stesse.

Per ulteriori informazioni, oltre al sito della Polizia di Stato i cittadini, potranno rivolgersi direttamente all’Ufficio Armi della Questura di Brescia tramite la seguente  pec: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. .

 

“Mi avevano detto che non serve la patente per guidare questo veicolo” e “che non era nemmeno obbligatorio immatricolarlo!”

 

Queste sono le dichiarazioni di un quarantenne indiano, fermato nella bassa bresciana da una pattuglia della Sezione Polizia Stradale di Brescia a bordo di un veicolo elettrico a due ruote, convinto erroneamente di poterlo condurre come una bicicletta ovvero senza patente.

Lo scooter elettrico senza patentino è solo uno dei tanti mezzi di trasporto per muoversi in modo veloce senza fare fatica, rispettando l’ambiente. Alcuni modelli, a livello estetico, si presentano come dei veri e propri ciclomotori, ma sono dotati di pedali: è proprio per questo che sono paragonabili più ad un velocipede che ad un ciclomotore, perché l’utilizzatore per muoversi deve necessariamente pedalare, mentre il motore elettrico facilita la pedalata riducendo lo sforzo fisico. La velocità che può raggiungere è limitata, pertanto non può percorrere strade a pedaggio o strade extra urbane, proprio come la bicicletta. Non essendo dotato di un vero e proprio motore autonomo, non necessita di omologazione, targa e assicurazione.

 

Nel caso specifico di questo controllo però il mezzo era sprovvisto di pedali che ne avrebbero caratterizzato la natura, possedeva lo sblocco dell’acceleratore che quindi rendeva autonomo il motore elettrico di cui era dotato ed inoltre era privo di targa benché fosse a tutti gli effetti un ciclomotore.

 

Pertanto si procedeva a contravvenzionare l’ignaro conducente per guida senza patente, con veicolo non immatricolato e quindi privo di certificato di circolazione, sprovvisto di regolare assicurazione, per un importo totale di € 6061,00 di contravvenzioni e perdita di 5 punti. Il mezzo è stato sottoposto a fermo e sequestro amministrativo e siccome il responsabile si rifiutava di assumerne la custodia veniva nuovamente sanzionato per tale rifiuto con l’importo di € 1818,00. Non dimentichiamo per concludere che il giovane circolava anche senza indossare il casco di protezione, la cui mancanza gli è costata € 83,00.         

Si segnala in particolare che nell’ambito dei controlli specifici ai trasporti animali vivi,  una pattuglia del distaccamento di Montichiari, sulla strada provinciale 668 a Ghedi, ha proceduto al controllo di un trasporto internazionale, il cui mezzo era sprovvisto di apposita attrezzatura idonea a consentire l’ispezione e la cura degli animali trasportati. Al conducente veniva comminata la sanzione di € 1333,33.

 

L’attività di vigilanza stradale è svolta sulle arterie di competenza per la tutela della circolazione stradale ed il controllo del territorio al fine di garantire la sicurezza pubblica.

 

Nel corso della settimana dal 09 al 15 novembre 2020 la Polizia Stradale di Brescia che opera sulle strade della provincia ha effettuato numerosi controlli coinvolgendo 140 pattuglie di vigilanza stradale, di cui 72 in autostrada e 68 sulla viabilità ordinaria che hanno controllato 1204 veicoli e 1262 persone.

 

1171 sono state le infrazioni complessivamente elevate con 1152 punti decurtati; le patenti ritirate sono state 11, le carte di circolazione 13, sono stati effettuati n. 4 sequestri di veicoli e n. 22 fermi amministrativi.

 

Nel periodo in questione sono state contestate 5 violazioni per eccesso di velocità e 15 violazioni per velocità pericolosa, inoltre sono state contestate 32 violazioni per l’uso del telefonino alla guida e 37 violazioni per il mancato uso delle cinture di sicurezza.

 

L’attività infortunistica complessiva consta in 8 incidenti di cui 4 incidenti con feriti.

 

Gli agenti della Squadra Volanti della Questura di Brescia nella giornata di mercoledì hanno effettuato un arresto nei confronti di un uomo responsabile di maltrattamenti in famiglia. La Polizia invita i cittadini a utilizzare l’app Youpol per le segnalazioni.

 

Lo scorso giugno all’uomo era stata applicata la misura di divieto di avvicinamento ai luoghi frequentati dalla persona offesa, ma le continue violazioni hanno reso per lui necessaria la custodia cautelare in carcere.

La Polizia di Stato a questo proposito ricorda ai cittadini che Youpol, l’applicazione realizzata per segnalare episodi di spaccio e bullismo, viene estesa anche ai reati di violenza che si consumano tra le mura domestiche. L'estensione dell'applicazione a questo tipo di reati è un ulteriore passo in avanti per contenere alcuni fenomeni che, in questo periodo di emergenza sanitaria in cui spesso siamo costretti alla forzata permanenza in casa, potrebbero avere un incremento.

L’applicazione è caratterizzata dalla possibilità di trasmettere in tempo reale messaggi ed immagini agli operatori della Polizia di Stato; le segnalazioni sono automaticamente georeferenziate, ma è possibile per l’utente modificare il luogo in cui sono avvenuti i fatti.

È inoltre possibile dall'app chiamare direttamente il NUE e dove non è ancora attivo risponderà la sala operativa 113 della questura. Tutte le segnalazioni vengono ricevute dalla sala operativa della questura competente per territorio.

Per chi non vuole registrarsi fornendo i propri dati, è prevista la possibilità di fare segnalazioni in forma anonima. Anche chi è stato testimone diretto o indiretto – per esempio i vicini di casa – può denunciare il fatto all’autorità di polizia, inviando un messaggio anche con foto e video.

L’applicativo, nato dalla ferma convinzione che ogni cittadino è parte responsabile e attiva nella vita democratica del Paese, si può scaricare gratuitamente ed è disponibile per dispositivi Ios e Android.

Traffico in tilt questa mattina in Valsabbia per la perdita del carico di un mezzo nei pressi della rotonda di Nozza. Si sono formate code e rallentamenti che ci vengono segnalati dai nostri ascoltatori. Non è la prima volta che in questo punto un mezzo perde il carico. Era successo recentemente quando un camion aveva riversato sulla carreggiata centinaia di bottiglie di vetro. Sul posto la polizia locale della Vallesabbia.

La Polizia di Stato ha tratto in arresto un 21enne italiano con l’accusa di violenza sessuale.

 

Gli agenti della Polizia Ferroviaria di Brescia hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare degli arresti nei confronti di un cittadino italiano di 21 anni ritenuto responsabile del reato di violenza sessuale aggravata, commesso in tempi diversi, nei confronti di cinque giovani donne. Il ragazzo si avvicinava alle vittime a bordo di alcuni treni lungo la tratta Milano - Brescia.

In particolare, l’arrestato è ritenuto responsabile di una serie di episodi di palpeggiamenti, strusciamenti e di masturbazione, commessi prevalentemente a danno di giovani passeggere.

I poliziotti sono giunti all’identificazione del giovane dopo un’intensa attività investigativa costituita anche da continui appostamenti e pattugliamenti a bordo treno e presso alcune stazioni non presidiate dalla Polfer. In particolare, sono stati ricostruiti gli spostamenti del soggetto attraverso la sequenza delle celle telefoniche, dei tempi di percorrenza dei convogli ferroviari e degli orari di aggancio alle diverse celle.

Nei confronti del ragazzo, riconosciuto dalle vittime, è scattata la misura cautelare disposta dall’autorità giudiziaria di Brescia.

Il documento con cui la Provincia chiede che Brescia non sia zona rossa approvato oggi dai sindaci.

 

Premesso che:

 

- in data 4 novembre 2020 è stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale il DPCM 3/11/2020 che introduce

 

misure urgenti per il contenimento del contagio sull’intero territorio nazionale nonché ulteriori

 

misure maggiormente restrittive per alcune aree dello stesso caratterizzati da scenari di elevata o

 

massima gravità e da un alto livello di rischio;

 

- con successiva ordinanza del Ministero della Salute tutta la Regione Lombardia è stata collocata in

 

uno “scenario di tipo4” con un livello di rischio “alto”;

 

Visto il documento di “Prevenzione risposta a COVID-19: evoluzione della strategia e pianificazione nella fase

 

di transizione per il periodo autunno invernale”, condiviso dalla Conferenza delle Regioni e Province

 

autonome l’8 ottobre 2020, allegato al DPCM;

 

Considerato che la collocazione dell’intera Regione Lombardia nello scenario di tipo 4 discende dalla disamina

 

dei dati elaborati dalla cabina di regia di cui al decreto del ministro della salute 30 aprile 2020, sentito il

 

Comitato tecnico scientifico sui dati monitorati;

 

Visto l’art.3 comma 2 del dpcm 3/11/2020 il quale dispone che “Con ordinanza del Ministro della salute

 

adottata ai sensi del comma 1, d’intesa con il presidente della Regione interessata, può essere prevista, in

 

relazione a specifiche parti del territorio regionale, in ragione dell’andamento del rischio epidemiologico,

 

l’esenzione dell’applicazione delle misure di cui al comma 4”;

 

Ritenuto doveroso e necessario dare trasparenza ed evidenza ai criteri oggettivi che hanno determinato la

 

collocazione delle Regione Lombardia nello scenario di tipo 4, con la possibilità di una lettura articolata sui

 

territori provinciali o comunque di sue specifiche parti, in considerazione della sua estrema estensione e

 

tenuto conto delle sostanziali differenze tra i territori provinciali ricompresi;

 

Nella consapevolezza che deve essere prestata la massima attenzione nella valutazione dei parametri a tutela

 

della salute pubblica;

 

Considerato che la lettura dei parametri che guidano la collocazione dei territori impone un’attenzione

 

particolare nel caso in cui alcuni valori possono risultare sfalsati da dinamiche esterne ai territori stessi (es.

 

parametri dei posti letto totali di Terapia Intensiva o dei posti letto totali di Area Medica per pazienti COVID-

 

19, in caso di accoglimento dei malati provenienti da altri territori);

Ritenute condivisibili le forti sollecitazioni pervenute dai Sindaci della provincia di Brescia, che chiedono con

 

forza e a ragione di avere tutti i dati necessari per rappresentare e tutelare il territorio che amministrano;

 

Nella speranza che i sacrifici dei bresciani non vadano persi in decreti nazionali, ma sia fatta un’attenta analisi

 

della situazione RT su base provinciale,

 

CHIEDE ALLE AUTORITÀ

 

1) che sia data massima trasparenza ai dati valutati per la collocazione della Regione Lombardia in zona

rossa, con l'analisi degli stessi disaggregata per il territorio della provincia di Brescia e tenuto conto

delle specifiche dinamiche di alcuni dei parametri rilevati;

2) che, alla luce dei dati stessi e dell’andamento del rischio epidemiologico, l'intero territorio della

Provincia di Brescia venga esentato dall' applicazione delle misure di cui al comma 4 dell’art. 3 del DPCM 3.11.2020.

 

 

Nei giorni scorsi un giovane 25enne,  residente in  Valle Camonica,  ha pubblicato sul proprio profilo facebook  frasi offensive  che incitavano alla violenza  verso i poliziotti.

Espressioni che non sono passate inosservate agli agenti del Distaccamento della Polizia Stradale di Darfo Boario Terme che, dopo aver visionato diversi profili facebook, sono riusciti a risalire all’autore del post.

 

Il giovane ha confermato ai poliziotti di aver pubblicato il post affermando  “non ho idea al momento della pubblicazione a cosa stessi pensando”.Il giovane è stato denunciato.

 

 

 

L’episodio è accaduto intorno alle 15 di oggi pomeriggio a Idro. Lo racconta il comandante della polizia locale valsabbina Fabio Vallini.

 

La polizia locale è stata chiamata nel pomeriggio per un altro salvataggio di un animale in difficoltà. La telefonata giunta alla centrale operativa riferiva di un cane che non smetteva di abbaiare perché probabilmente era caduto in una vasca vuota e non riusciva a risalire.

Una pattuglia della locale, giunta sul posto per un riscontro, verifica che l’animale era caduto in una vasca a secco nell’area delle centrali Enel e chiede l’intervento dei Vigili del Fuoco di Salò perché la zona non è accessibile, anzi, è addirittura recintata e chiusa da cancelli.

in poco tempo l’animale viene recuperato e consegnato agli stessi agenti della polizia locale che contattano il veterinario per leggere il microchip e risalire al proprietario. Si tratta di una cagnolina un po’ malmessa e denutrita, che forse – secondo alcune testimonianze – si trovava nella vasca da più di un giorno. Qualcuno infatti ha riferito di aver sentito abbaiare già nella giornata di ieri, ma non aveva fatto caso più di tanto e non aveva sospettato si trattasse di un animale in difficoltà.

Ora la cagnolina è al canile per essere tenuta in sicurezza, in attesa di essere riconsegnata al proprietario, non appena questi verrà rintracciato.

Giovanna Gamba

Non solo animali selvatici, il soccorso è nel DNA della Polizia Provinciale. L’altro ieri infatti una pattuglia di agenti della Provinciale che fanno capo al Distaccamento di Edolo hanno portato a termine una difficile operazione di soccorso sui generis : non si è trattato infatti, come comunemente avviene, del soccorso a fauna selvatica, di solito cervi o caprioli, ma stavolta ad essere portata in salvo è stata una nutrita cucciolata di cagnolini con la loro mamma.

I fatti. Durante un controllo del territorio in alta montagna, zona ove viene praticata la caccia di selezione agli ungulati, gli agenti della Provinciale si sono imbattuti in una cagnolina con la sua cucciolata fresca fresca nascosta in una cavità naturale nei pressi di un abete in località “Larèt” ad oltre 2000 metri di quota nel Comune di Incudine.

Gli uomini della Polizia Provinciale hanno quindi allertato l’ATS e messo in atto le operazioni di soccorso della cagnolina che, probabilmente abbandonata in quota, aveva dato alla luce dei bellissimi cuccioli da pochi giorni. Nonostante i primi tentativi di recuperare l’animale, diffidente e con evidenze di inedia e malnutrizione, dopo un paio di sopralluoghi resi difficili dalla coltre di neve e dalla zona impervia, agli agenti non è rimasto altro da fare che portare in quota una gabbia di cattura.

L’operazione non è stata semplice considerato che non vi sono strade ne sentieri carrabili. Una volta posizionata la gabbia di cattura nella quale sono stati collocati i cuccioli ed alcune crocchette, finalmente la cagnolina è stata catturata. Gli agenti hanno quindi trasportato la famigliola dapprima a casa di uno di loro che ha prestato le prime cure e poi, il giorno seguente, al canile rifugio di Lozio.

La storia ha avuto quindi lieto fine grazie all’impegno degli agenti della Provinciale: i cuccioli saranno adottabili a partire dalla metà di dicembre regolarmente vaccinati e microchippati.

 

 

 

Si comunica che, a partire da lunedì 23 novembre 2020, per il rilascio e il rinnovo dei permessi di soggiorno per assistenza minori (articolo 31 del D.Lgs. 286/’98) sarà possibile prenotare un appuntamento per la presentazione dell’istanza direttamente agli sportelli dell’Ufficio Immigrazione sulla piattaforma Cupa Project al seguente indirizzo internet: https://cupa-project.it/.

Sarà così possibile ottenere il rilascio del titolo di soggiorno in tempi notevolmente più veloci.

Si rammenta che i richiedenti dovranno avere già ottenuto il decreto autorizzatorio del Tribunale per i Minorenni, presupposto indispensabile per questa tipologia di permesso di soggiorno. L’elenco completo dei documenti che dovranno essere presentati il giorno dell’appuntamento è reperibile al seguente link:  https://questure.poliziadistato.it/statics/02/assistenza-minori.pdf.

 

Si ricorda che, come per tutte le prenotazioni da effettuare tramite portale Cupa Project, la registrazione sul sito dovrà essere effettuata a nome di chi richiede il permesso. Pertanto, in caso di nuclei familiari, occorrerà effettuare diverse registrazioni, prenotando un posto per ciascuna persona che necessita del titolo di soggiorno.

 

 

 

Intensa attività di controllo venatorio della Polizia Provinciale distaccamento di Vestone svolto in Valle Sabbia questa settimana. A seguito del controllo di un appuntamento fisso in territorio di Bione sono state rilevate una serie di irregolarità legate alla detenzione di richiami vivi, tutti muniti di anelli di riconoscimento contraffatto. L'accertamento ha portato al sequestro di 4 merli, 1 Cesena, 1 Tordo Sassello, 12, Tordi Bottacci.

Ad un successivo controllo presso il domicilio del cacciatore, un 75 enne del posto,  è emersa la detenzione di altri 5 esemplari di Storno con anello contraffatto e dei 7 punzoni con lo stampo utilizzato per la fabbricazione gli anelli. Il cacciatore è stato denunciato alla Procura della Repubblica di Brescia per il reato di contraffazione di sigilli e reati venatori legati alla detenzione dei richiami.

 

Mercoledì gli Agenti sono stati impegnati in numerosi controlli nella zona montana di Bagolino volti alla tutela della tipica fauna alpina: l'operazione ha portato al sequestro di un esemplare di Gallo Forcello abbattuto nonostante la chiusura, ancora a metà ottobre, del piano di prelievo della specie. In quest'ultimo caso il cacciatore, un 65enne di Tavernole, è stato deferito all'Autorità Giudiziaria per l'abbattimento illecito di tipica fauna alpina mentre il fucile e l'esemplare del Gallo sono stati posti sotto sequestro.

 

Ma non è tutto. Aveva forse pensato di non allontanarsi da casa a causa le restrizioni della circolazione per contrastare il contagio da Covid-19, ma non ha resistito alla tentazione di praticare l'uccellagione. Così quest'oggi è finito nei guai un 64enne di Presegno in Comune di Lavenone. L'uomo, poi denunciato per furto venatorio, aveva disseminato con ben 38 sep, le micidiali trappole a scatto, i dintorni della propria abitazione di montagna. Una pattuglia della Polizia Provinciale di Vestone si è portata oggi in località Moncalvo di Presegno: sul posto una tesa di trappole a scatto, cinque della quali con altrettanti pettirossi già catturati e morti. Poco tempo dopo è arrivato l'uomo ignaro di essere osservato per recuperare le prede del bracconaggio. Ma stavolta ha trovato gli agenti che l'hanno identificato e denunciato. In casa, provento di altre giornate di bracconaggio, custodiva altri 28 pettirossi, tutti sequestrati insieme alle trappole.

 

 

Riceviamo e pubblichiamo questo invito dei giovani amministratori bresciani ai giovani.

Siamo giovani amministratori locali della provincia di Brescia: assessori e consiglieri comunali che hanno avuto l’onore di ottenere la fiducia dei propri concittadini e di rappresentarli nelle Istituzioni.

Abbiamo storie, sensibilità politiche e provenienze geografiche molto diverse ma siamo tutti uniti dall’aver sperimentato – direttamente sulla nostra pelle – il momento eccezionale che siamo vivendo. Abbiamo vissuto le stesse difficoltà comuni a tutti i giovani, lavoratori e studenti. Siamo anche stati coinvolti nella gestione dei mesi più difficili della pandemia, come membri di Giunte e Consigli comunali. Abbiamo assistito impotenti al numero di contagi e decessi che schizzavano alle stelle, colpendo in modo violentissimo la nostra provincia. Siamo consapevoli di quanto le misure straordinarie e necessarie assunte durante il lockdown abbiano causato danni all’economia e del segno profondo che la quarantena ha lasciato nella psiche delle persone, soprattutto quelle più fragili. Non possiamo permetterci di tornare ancora a vivere quei momenti.

Ci siamo impegnati affinché i cittadini potessero tornare a partecipare in sicurezza ai momenti sociali e culturali, le scuole riaprissero a vantaggio di studenti e famiglie, le attività commerciali potessero ripartire favorendo occupazione e ripresa economica.

Oggi siamo di fronte ad una seconda ondata, che possiamo e dobbiamo fronteggiare meglio di quanto fatto nei mesi scorsi. Non possiamo giustificarci con l’imprevedibilità di una malattia sconosciuta, né vogliamo scivolare in un nuovo lockdown.

Facciamo tutti la nostra parte: rispettiamo le misure sanitarie e utilizziamo l’app IMMUNI. Non trasformiamo qualsiasi cosa in polemica per alimentare lo scontro politico. Dimostriamoci responsabili, uniti e impegnati in prima fila per il tracciamento dei contatti e per prevenire la diffusione dei contagi. Solo così potremo convivere con il Coronavirus, senza rinunciare a tutto ciò che fino al febbraio scorso davamo per scontato: il lavoro, la scuola, la vita sociale, la cultura.

Visita  www.immuni.italia.it oppure scarica l’applicazione dall’  App Store o dal Play Store. 

  1. Fabrizio Bosio, Assessore del Comune di Manerbio
  2. Roberto Bondio, Assessore del Comune di Gardone Val Trompia
  3. Filippo Ferrari, Consigliere della Provincia di Brescia, Consigliere del Comune di Mairano
  4. Fabio Berteni, Consigliere del Comune di Manerbio
  5. Andrea Moretta, Assessore del Comune di Gardone Val Trompia
  6. Simona Mirabella, Consigliera del Comune di Gardone Val Trompia
  7. Antonio Di Nuzzo, Consigliere del Comune di Gardone Val Trompia
  8. Luca Ruggeri, Consigliere del Comune di Nave
  9. Anna Bonassi, Consigliera del Comune di Brandico
  10. Gabriele Zilioli, Consigliere del Comune di Manerbio
  11. Luca Davelli, Consigliere del Comune di Bassano Bresciano
  12. Paolo Apostoli, Consigliere del Comune di Botticino
  13. Luca Reboldi, Consigliere del Comune di Rezzato
  14. Matteo Mirto, Consigliere del Comune di Montichiari
  15. Denise Dancelli, Consigliere del Comune di Castenedolo
  16. Mattia Pelucchetti, Consigliere del Comune di Sellero
  17. Luca Gazzola, Assessore del Comune di Bedizzole
  18. Andrea Curcio, Consigliere del Comune di Brescia
  19. Nello Caldarese, Consigliere del Comune di Orzinuovi
  20. Martina Pedersini, Consigliera del Comune di Sarezzo
  21. Giacomo Cameletti, Assessore di Sarezzo
  22. Roberto Omodei, Consigliere del Comune di Brescia
  23. Sabrina Peli, Presidente del Consiglio Comunale di Sarezzo
  24. Valentina Baresi, Consigliere del Comune di Castel Mella
  25. Antonio Zambolin, Consigliere del Comune di Zone
  26. Michele Zanardi, Sindaco di Villanuova Sul Clisi

 

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