Cronaca

Una giornata sostanzialmente tranquilla, almeno per quanto attiene ai servizi effettuati dagli agenti della Polizia Provinciale che fanno capo al Nucleo Ittico-Venatorio. Una dozzina di pattuglie, affiancate dal servizio reso da 6 pattuglie di Guardie venatorie volontarie della Provincia e 7 delle Associazioni hanno presidiato l'apertura generale della caccia in tutto il territorio provinciale.  Lo sottolinea un comunicato stampa della Polizia provinciale.

Sono stati un centinaio i cacciatori controllati: nei confronti di 15 sono stati elevati verbali con sanzione amministrativa per violazioni varie tra cui l'omesssa distanza dalle abitazioni e strade, l'omessa annotazione della giornata venatoria sul cartellino. Per 3 cacciatori invece è scattata la denuncia a piede libero per abbattimento di specie protette di avifauna ed uso di mezzi di richiamo vietati cui è seguito il sequestro delle attrezzature, delle armi e della selvaggina.

 

Nel complesso, come si è detto, si è trattata di una giornata di caccia nella norma per il periodo con un discreto carniere di selvaggina stanziale, mentre ancora non si nota il passo della selvaggina migratoria.

Gli uomini della Polizia Provinciale sono comunque intervenuti già prima della odierna giornata venatoria. Ieri infatti, sul Monte Stino, in territorio di Capovalle, gli agenti hanno rinvenuto un giovane maschio di cervo abbattuto con due fori di proiettile in corpo. A seguito del ritrovamento sono state avviate indagini per raccogliere ulteriori elementi che mirano all'individuazione dei responsabili dell'atto di bracconaggio.

 

 

La polizia locale valsabbina è riuscita a rintracciare un autocarro che nella giornata di venerdì aveva perso il controllo sulla strada che da Roè Volciano porta a Villanuova, andando a sbattere contro la recinzione della ciclabile. Dovrà pagare i danni alla Provincia.

 

L’incidente risale a venerdì, verso le 16:15, nel territorio di Villanuova: un autocarro in transito sbanda e urta contro il parapetto a ridosso della pista ciclabile, che si rompe e cade: parte della ringhiera viene addirittura scagliata con violenza a qualche metro di distanza. Fortunatamente non ci sono pedoni né ciclisti di passaggio così vicini da poter essere colpiti e il peggio viene scongiurato, tuttavia i danni materiali sono abbastanza rilevanti e chi li ha causati dovrebbe risarcirli. Invece il mezzo continua la sua marcia come se niente fosse.

La segnalazione giunge al comando della polizia locale, che si mette alla ricerca e dopo tre giorni riesce a risalire all’autocarro. «Il risultato è stato ottenuto grazie a un virtuoso incrocio dei dati – afferma soddisfatto il comandante Fabio Vallini – che si è avvalso sia delle immagini di videosorveglianza recuperate nella zona, sia di indagini tecniche sia di rilievi e ricerche di tipo tradizionale».

Il titolare del camion, e presunto autista, viene così raggiunto presso la propria abitazione a Gavardo e una rapida ispezione al mezzo mostra immediatamente i segni del sinistro, con danni riconducibili proprio a quell’impatto. Il gavardese ammette le proprie responsabilità e afferma di aver avuto l’intenzione, ma di non essere ancora riuscito a contattare il comando o gli uffici preposti per risarcire il danno. L’uomo è quindi stato sanzionato per la mancata segnalazione e dovrà ripagare la Provincia per la riparazione di quanto danneggiato.

Giovanna Gamba

Una cosa è certa. I numeri delle persone decedute a Villanuova per Covid è molto più alto delle stime ufficiali che parlano di 10 vittime. I numeri forniti dal sindaco Michele Zanardi raccontano un'altra storia, diversa e ancora più dolorsa. Basta confrontare il numero delle persone scomparse nel periodo febbraio- maggio 2019 con quelle dello stesso periodo 2020. Nel 2019 erano state 27, nel 2020, sono state 77. Precisamente: mese febbraio 6, 19; marzo 11, 40; aprile 4, 16; maggio 6, 2. Un tragedia terribile - ha sottolineato il sindaco a Radio 51 - che certamente non può prescindere dalla presenza sul territorio villanovese di una Rsa con molti ospiti.

Con esattezza il numero delle vittime della pandemia resta però sconosciuto dal momento che molte persone decedute non erao state sottoposte a tampone e quindi la loro morte non è statisticamente ascrivibile al virus. Ma il dolore e la sofferenza che questo ha portato nelle nostre case non cambia.

Nel pomeriggio di sabato, intorno alle 15, un 53enne residente a Mura ha perso la vita schiantandosi con la sua moto contro un'automobile sulla provinciale 237 del Caffaro, in località Tre Capitelli.

 

Sabato pomeriggio tragico quello che si è consumato oggi nel territorio di Idro, dove ha perso la vita un motociclista valsabbino. L'uomo stava viaggiando in sella alla sua Yamaha in direzione di Vestone, quando è sopraggiunta sull'opposta corsia di marcia una Audi A6 che ha iniziato la svolta a sinistra per imboccare una strada laterale. Il motociclista ha frenato bruscamente, provocando il sollevamento della ruota posteriore che lo ha sbalzato contro l'automobile. L'impatto è stato violentissimo e i primi soccorritori hanno subito capito che le condizioni del centauro erano molto gravi.

Sul posto sono giunti l'ambulanza, l'auto medica, i vigili del fuoco ed è sopraggiunta anche l'eliambulanza, che però è ripartita perché ormai per l'uomo non c'era più nulla da fare. Nessuna ferita, invece, per l'automobilista, R.A., mantovano residente a Sabbioneta. La polizia locale della Vallesabbia, coadiuvata dai carabinieri di Idro, è arrivata subito sul luogo dell'incidente e dovrà ora stabilirne le cause e l'esatta dinamica, anche se tutto sembra piuttosto chiaro nella sua tragicità. Notevoli sono stati i disagi per il traffico, visto che la strada è rimasta chiusa per oltre due ore e non ci sono soluzioni alternative nella viabilità. 

Lo sfortunato motociclista, O.B. di 53 anni, abitava a Mura e lascia la moglie e due figli. Nel piccolo centro valsabbino la notizia è rimbalzata in breve tempo lasciando tutti sgomenti. 

Giovanna Gamba

Pescatore sportivo muore nelle acque del Garda. Il comunicato della Guardia costiera.

 

ERANO DA POCO PASSATE LE 16:00 DI SABATO QUANDO E’ GIUNTA LA CHIAMATA ALLA SALA OPERATIVA DELLA GUARDIA COSTIERA DEL LAGO DI GARDA, NELLA QUALE LA MOGLIE DEL SIG. S.M. DI ANNI 41 RESIDENTE NELLA PROVINCIA DI BERGAMO SEGNALAVA LA MANCATA RIEMERSIONE DEL MARITO CHE SI ERA DA POCO IMMERSO IN APNEA PER EFFETTUARE UNA BATTUTA DI PESCA SPORTIVA, NELLE ACQUE ANTISTANTI IL LITORALE DI TOSCOLANO MADERNO.

VISTA LA SITUAZIONE LA SALA OPERATIVA U.C.G. DELLA GUARDIA COSTIERA DI SALO’ CHE COORDINA LE RICERCHE DI SUPERFICIE SUL LAGO DI GARDA, INVIAVA IN ZONA IL “GC 058 A” E RICHIEDEVA CONTESTUALMENTE L’INTERVENTO DEI SOMMOZZATORI DEI VIGILI DEL FUOCO DI BRESCIA E TRAMITE LA PREFETTURA, L’ATTIVAZIONE DEI SOMMOZZATORI DEI VOLONTARI DEL GARDA.

IN ZONA VENIVA DIROTTATA ANCHE UNA SECONDA MOTOVEDETTA DELLA GUARDIA COSTIERA, CHE, UNA VOLTA GIUNTA IN AREA, PROVVEDEVA A TRASFERIRE SIA LA MOGLIE DEL MALCAPITATO CHE I TRE FIGLI PRESSO IL CAMPING DI MANERBA DA DOVE ERANO PARTITI.

INTORNO ALLE ORE 17:30 I SOMMOZZATORI DEI VOLONTARI DEL GARDA TROVAVANO IL CORPO SENZA VITA DELL’ESPERTO APNEISTA SU UN FONDALE DI 23 METRI VICINO ALLA COSTA E UNA VOLTA RECUPERATO A BORDO LO TRASFERIVANO SCORTATI DAL “GC 058 A” PRESSO IL PORTO DI BARBARANO DEL COMUNE DI SALO’, OVE INTERVENIVANO ANCHE I VIGILI DEL FUOCO.

LA SALA OPERATIVA DELLA GUARDIA COSTIERA RICHIEDEVA AL 118 L’INVIO DI UN’AUTOMEDICA, CHE GIUNTA IN PORTO CONSTATAVA IL DECESSO DEL PESCATORE SPORTIVO.

LA SALMA E’ STATA POI TRASFERITA PRESSO L’OBITORIO DELL’OSPEDALE DI BRESCIA, OVE IERI MATTINA SONO STATI ESCLUSI TRAUMI CHE POTESSERO RICONDURRE AD URTI, OVVERO ALTRO, IL CHE FA PRESUMERE AD UN MALORE IN FASE DI APNEA.

 

Dopo i numerosi abusi riscontrati nel weekend di ferragosto, il sindaco Giovanni Cottini ha deciso con un’ordinanza di vietare pic-nic e accensione di fuochi su tutta l’area del parco del Chiese. Resta aperta la possibilità di passeggiare o praticare sport lungo il fiume.

 

È amareggiato il sindaco mentre firma l’ordinanza che limita l’accesso al parco Airone, il polmone verde bedizzolese, ma questa volta il degrado ha superato i limiti. «Dopo il giorno di ferragosto – racconta – il lavoro di pulizia è stato gravoso ed essendo domenica avevamo previsto ancora molte altre persone a mangiare e rinfrescarsi sulle rive del fiume. Per evitare episodi di maleducazione la polizia locale ha dunque effettuato sorveglianza nel corso della giornata, tenendo sotto controllo la situazione, ma la mattina dopo sono stati trovati comunque rifiuti in gran quantità e tracce di campeggiatori abusivi».

Di fronte a tanta mancanza di rispetto, ieri è maturata la decisione di dare un segnale forte: dal prossimo 22 agosto sarà dunque vietato fare pic-nic, bivacchi e accendere fuochi su tutta l’area – comprese dunque le postazioni predisposte a tale fine – per motivi igienico-sanitari e di protezione ambientale. Il divieto sarà in vigore fino al 31.12.2020 e la violazione sarà sanzionata con multe da 25 a 500 euro, sgombero immediato ed eventuale denuncia penale.

I rifiuti abbandonati erano diventati un problema serio non solo per il decoro, ma anche per l’integrità di un paesaggio naturale suggestivo ma sempre in precario equilibrio, visto che certa spazzatura avrebbe potuto inquinare perfino le acque del Chiese e compromettere l’ambiente nel suo complesso. A questo proposito, il sindaco esprime l’intenzione di cogliere l’occasione per una riqualificazione generale dell'area, che prenderà il via a breve e si concluderà a fine anno. Sono già allo studio, inoltre, nuove misure da adottare alla riapertura del parco, per evitare che si verifichino ancora simili episodi di degrado nel prossimo futuro.

Giovanna Gamba

La segnalazione di un cittadino ha permesso di risalire a una lavanderia industriale della zona che scaricava illegalmente nelle acque bianche. Il Comune è in attesa dei risultati delle analisi eseguite dall’ARPA.

 

È di ieri mattina la segnalazione di un cittadino che ha dato l’allarme: da una tubatura interrata proveniente dalla zona di via Caselle (area est del paese), che sfocia nel torrente Reale, usciva una notevole quantità di acqua con una colorazione biancastra.

Il sindaco Giovanni Cottini si è attivato subito e ha girato la segnalazione all’assessore all’Ecologia Flavio Piardi, che a sua volta ha coinvolto il responsabile dell’Ufficio Ambiente. In brevissimo tempo è stato effettuato un sopralluogo insieme alla Polizia locale e purtroppo è giunta la conferma dello stato preoccupante del torrente. Intanto, l’Ufficio Ambiente ha contattato il numero di emergenza ambientale dell’ARPA di Brescia e informato anche A2A, che ha la gestione della rete fognaria del Comune di Bedizzole.

La tubatura da cui fuoriusciva il liquido sospetto serve abitualmente per raccogliere le acque piovane di tutta la zona industriale di via Caselle, tuttavia non piove da giorni e quindi il fenomeno risultava ancora più strano. Accertata la gravità dell’evento, è iniziata un’indagine per la ricerca della fonte da cui proveniva lo sversamento.

Non ci è voluto molto, in effetti, per risalire a una lavanderia industriale di via Caselle che, in seguito a un guasto dell’impianto di depurazione, aveva deciso di scaricare i liquidi derivanti dalle attività di lavaggio direttamente nei tombini delle acque bianche.

L’ARPA ha redatto un verbale dell’accaduto che verrà inoltrato alla autorità competenti per accertare le responsabilità. Inoltre, sono stati prelevati campioni dei liquidi sversati nel torrente Reale che verranno analizzati per valutarne la pericolosità e le possibili conseguenze di inquinamento ambientale nella zona. Il Comune resta in attesa dei risultati delle analisi per le opportune valutazioni.

Al momento, tuttavia, non sembra che i liquidi siano arrivati alla seriola Lonata in cui confluisce il Reale, visto che il torrente in questo periodo è in secca completa. Se non altro, i danni dovrebbero essere contenuti.

Intervento pomeridiano dell'eliambulanza a Vesta di Idro per la caduta di due arrampicatori che stavano muovendosi sulla parete alle spalle della spiaggia. I due, coniugi polacchi, sono rimasti feriti all'inizio sembrava in maniera grave. E' intervenuta anche l'eliambulanza, carabinieri e vigili del fuoco. Per fortuna però la situazione non era così grave come era parsa in un primo tempo. L'elicottero è rientrato. Sul posto anche il vicesindaco di Idro Alessandro Milani per accertare cosa fosse accaduto. In realtà le condizioni dei due escursionisti non si sono rivelate preoccupanti.

Foto: D. G. credits

In carcere l’investitore del motociclista morto il 27 luglio scorso l’accusa è omicidio volontario. Il comunicato della Polizia.

Personale della Polizia Stradale di Brescia e del Distaccamento di Desenzano del Garda, avvalendosi della collaborazione della Polizia Stradale di Udine, ha eseguito, il 14 agosto scorso, l’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa a carico di B.S., nato a Trieste, residente a Desenzano del Garda ma di fatto domiciliato ad Udine.

Nella notte del 26 luglio scorso a Lonato del Garda aveva investito un motociclista che era poi deceduto il giorno dopo. Si era dato alla fuga e presentatosi poi presso la Questura di Udine, aveva dichiarato di essere fuggito in seguito al sinistro perché colto dal panico.

Consci che l’evento morte in un incidente stradale non debba ridursi necessariamente alla convinzione che possa essere la conseguenza di un fatto accidentale, di una fatalità, gli uomini della Polizia Stradale hanno raccolto gli elementi del sinistro e analizzato tutto ciò che è avvenuto prima e dopo l’impatto ed è emersa la ricostruzione di ciò che, a tutti gli effetti, è un atto criminoso.

Le indagini, gestite dal Pubblico Ministero dr. Milanesi, hanno portato alla luce una dinamica diversa rispetto a quella raccontata dall’investitore: alla base dell’incidente una condotta cosciente e volontaria e all’imputazione art.575 c.p. per aver volontariamente cagionato la morte del motociclista.

Per questo motivo, e per il fatto che l’indagato ha altri precedenti penali ed in quel momento stava guidando sebbene la sua patente fosse già stata revocata, il giudice per le indagini preliminari ha avvalorato la tesi dell’omicidio volontario con dolo eventuale disponendo per lui la custodia cautelare in carcere.

 

 

Bloccato dalla Polizia locale della Vallesabbia un 33enne di Paitone che guidava con una patente revocata. La vettura, una Golf, e il suo conducente sono stati fermati e controllati nei pressi del cimitero di Gavardo. Il giovane era alla guida di un'auto che non era nemmeno di sua proprietà ma di un ignaro cliente che l'aveva portata in un'autofficina per riparazioni. Proprio qui lavorava il 33enne. L'escursione non autorizzata gli è costata cara: cinquemila euro di multa. Guida con la patente revocata equivale a guida senza patente.

Ancora un incidente in questa zona. Un salto di 17 metri con la sua auto nella scarpata (in fondo scorre il torrente Vrenda) tra Odolo e la rotonda per Pregastine. E' accaduto in mattinata ad una 55enne di Odolo che stava lasciando il centro di Odolo alla guida della vettura. Ha perso il controllo ed è uscita di strada. E' stata soccorsa e trasportata al Civile in codice rosso. davvero un volo terribile. Sul posto vigili del fuoco e agenti della polizia locale dell'aggregazione.

L’Ammiraglio Ispettore Capo Giovanni PETTORINO, Comandante Generale del Corpo delle Capitanerie di Porto, si è recato in visita istituzionale al 1°Nucleo Mezzi Navali Guardia Costiera Lago di Garda, che trova la sua sede a Salò. Durante la visita il Comandante Generale del Corpo è stato accompagnato dal Contrammiraglio (CP) Piero PELLIZZARI, Direttore Marittimo del Veneto e dal Contrammiraglio (CP) Sergio LIARDO Capo del Terzo Reparto di Maricogecap. Lo spiega il comunicato della Guardia costiera di Salò.

L’Ammiraglio PETTORINO ha incontrato i militari del Nucleo, con a Capo il Comandante Ragadale, presenti in forza in questa settimana ferragostana, ringraziandoli per il costante lavoro e per i numerosi soccorsi portati a compimento durante la stagione estiva in corso sul Lago di Garda.

Egli ha poi visitato i locali del Nucleo della Guardia Costiera di Salò incontrando anche il personale che giorno e notte opera nella Sala Operativa sede di Unità Costiera di Guardia e a cui è demandato il coordinamento delle attività di soccorso su tutto il Lago di Garda.

Presso il Primo Nucleo in rappresentanza del Sindaco CIPANI, si è recato anche il l’Assessore COMINI, nonché il Comandante della Polizia Locale TRAVERSO, che hanno portato i saluti del Primo cittadino, non presente per altri impegni precedentemente assunti e non derogabili.

Successivamente si è recato in visita presso la sede della Comunità del Garda, ove ad attenderlo vi era il Segretario Generale Dott. Pierlucio CERESA, che ha portato i saluti del Presidente On. GELMINI, ringraziando il Comandante Generale per l’eccelso lavoro quotidiano svolto dai trenta militari della Guardia Costiera, che con il loro operato garantiscono soccorso e sicurezza ai fruitori del lago più grande d’Italia.

 Chiara Fraboni

 

 

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