Sabato 23 maggio alle 16, presso il Mu.Sa. Museo di Salò, si terrà un incontro sul trattato cinquecentesco del salodiano Antonio Scaino dal titolo "Il giuoco della palla", spiegazione delle regole di una sorta di tennis ante litteram.
Lo sport come attività formativa ed educativa: dal trattato cinquecentesco in cui il religioso salodiano mise per iscritto le regole alla base dell’odierno tennis per il giovane Alfonso d’Este, al valore formativo e inclusivo dello sport nella società odierna. In occasione dell'incontro di sabato 23 maggio, sarà esposta una copia della prima edizione del trattato proveniente dalla Biblioteca di Storia della scienza “Carlo Viganò” dell’Università Cattolica di Brescia.
Prima di Sinner, Federer, Djokovic e Alcaraz, prima dell’avvento del fascino esercitato da Wimbledon e dal Grande Slam su decine di migliaia di sportivi, amatori e appassioni da tutto il mondo, fu un salodiano a codificare e mettere per iscritto le regole del tennis ante litteram.
Siamo a Ferrara, metà del Cinquecento. Il giovane sacerdote agostiniano Antonio Scaino (Salò 1524 – 1612) dopo gli studi a Padova giunse nella capitale estense dove, a partire dalla seconda metà degli anni Cinquanta, entra in contatto con Alfonso d’Este. Proprio al giovane principe, instancabile calciatore e tennista con cui l’abate bresciano soleva allenarsi, Scaino dedicò il Trattato del giuoco della palla (Venezia, G. Giolito e fratelli, 1555). La leggenda narra infatti che il sacerdote, teologo e filosofo abbia scritto di pallacorda dopo una discussione col Duca di Ferrara, proponendo inoltre, per meglio applicare le regole, di realizzare campi con le misure da lui individuate.
Il volume - primo libro in assoluto dedicato al gioco del tennis e nel quale si trovano descritti i vari giochi, con racchette, palle o con altri attrezzi, praticati al chiuso oppure all’aperto - "può essere considerato il testo generativo di una serie di scritti contenenti regole e modalità di svolgimento della sferistica. Si tratta di un’opera che sembra nascere al crocevia di due tendenze: da un lato si pone come modello di comportamento, utile a fissare le regole tecniche per il gioco e per i giocatori, e dall’altro pare alludere all’atteggiamento proprio di un intellettuale cortigiano, di cui si definiscono le norme all’interno del governo dello Stato”.
Tra storia e valore educativo attribuito allo sport nelle società delle diverse epoche, compresa l’attuale, è dunque incentrato l’incontro “Il Giuoco della palla di Antonio Scaino da Salò. Lo sport come attività formativa ed educativa”.
All'incontro presso il Mu.Sa. interverranno Pierangelo Goffi, responsabile Biblioteca dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Brescia, e Stefano Grismondi, PhD in Scienze dell'esercizio fisico e dello sport e psicologo di comunità. Titolo dell'intervento del primo «Esercitio così nobile & raro, tanto giovevole al corpo e all’animo». Il Trattato del giuoco della palla di Messer Antonio Scaino da Salò (Venezia, 1555), mentre il secondo parlerà di Sport che educa. Formazione, inclusione sociale e valore per la comunità.
Per tutto il pomeriggio dell’incontro, al Musa sarà eccezionalmente esposto un esemplare della prima ed unica edizione de Il Trattato del giuoco della palla di messer Antonio Scaino da Salò (Venezia, Giolito de Ferrari, 1555) proveniente dalla Biblioteca di storia delle scienze Carlo Viganò dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Brescia.
Il volume è composto da tre sezioni: la prima composta da 54 brevi capitoli sulle regole generali del gioco, la seconda, in 72 capitoli, tratta la natura del gioco, mentre i 9 capitoli della terza elogiano l’esercizio fisico per la salute di corpo e mente. Al suo interno sono visibili 6 tavole xilografiche a doppia pagina (l'immagine di copertina riproduce la seconda).
Antonio Scaino nacque a Salò l’8 ottobre 1524 da una nobile e facoltosa famiglia. Adolescente, si distinse nello studio delle lettere latine e greche, addottorandosi in filosofia e teologia a Padova. Sacerdote di osservanza agostiniana, da giovanissimo intraprese un percorso che lo condusse a Ferrara dove, oltre la seconda metà degli anni Cinquanta, entrò in contatto con il giovane principe Alfonso, figlio del duca Ercole. E fu proprio ad Alfonso che Scaino dedicò il "Trattato del giuoco della palla". A Ferrara il salodiano portò a termine numerose missioni al servizio dei principi d’Este, e in particolare di Luigi, fratello minore di Alfonso, che nel 1561 ottenne la porpora cardinalizia.
Trasferitosi a Roma, negli ambienti della Curia romana intrattenne rapporti con personaggi ecclesiastici di primo piano, tra cui il governatore generale della Chiesa Giacomo Boncompagni, eletto papa con il nome di Gregorio XIII. Tornato a Padova coltivò profondi rapporti con Gian Vincenzo Pinelli, studioso che intrattenne relazioni con gli scienziati di tutta Europa (la sua biblioteca, venne utilizzata, tra gli altri, da Torquato Tasso e Galileo Galilei nei loro soggiorni padovani). Scaino trascorse gli ultimi anni di vita nella città d’origine, immerso negli studi sulle questioni relative alla metafisica aristotelica. Morì a Salò il 7 settembre 1612.