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Tornano le riflessioni graffianti dello storico dell'arte Giuseppe Merlo su Brescia e sui suoi tesori artistici spesso poco curati o valorizzati.

 

Le divinità e gli eroi sbiadiscono, silenti nel crepuscolo della loro bellezza affievolita ma non perduta. Le storie ovidiane sfumano sconfitte da una lotta combattuta, con armi impari, contro la polvere e l’indifferenza degli uomini, vegliate da figure d’ignudi dalle ormai esauste muscolature. Tempus edax rerum e il tarlo divora lo splendido soffitto ligneo e i pensieri dei pochi che hanno a cuore le sorti di una delle più belle sale del Cinquecento, e non solo bresciano: il salone di quella che fu la residenza della nobile stirpe degli Avogadro del Giglio e, per sua sciagura, di proprietà pubblica da oltre due secoli.

Decenni di colpevole abbandono minano la stessa esistenza di questo palazzo dolorosamente conficcato nel centro cittadino a ridosso della Loggia. Mancanza di fondi, la logora motivazione per non intervenire. Se distrattamente, da profano, analizzi le risorse spese in futili eventi, orridi arredi urbani, vanagloriose parate assessorili, prendi coscienza di quante risorse potevano essere impiegate nel recupero del pregevole salone. Se si vuole nascondere il nulla, le rughe, l’incapacità, esistono due vie, diametralmente opposte: o nascondersi nella più totale oscurità, scelta da subdoli o da timorosi, o, al contrario, porsi in piena luce; luce abbagliante, quasi divina, che acceca.

I politici vanno con ineffabile indifferenza dall’una altra, tranne quelli delegati alla cultura che prediligono la seconda, devoti al poeta del "m'illumino d’immenso"; Brescia non fa eccezione. Scordiamoci il salone magnificamente dipinto da Lattanzio Gambara e si continui con solerzia nella costosa distruzione di quella che fu la pinacoteca Tosio – Martinengo, ingabbiandone l’ elegante architettura in vitree cupole. Pensiamo a inutili ascensori che alleviano la fatica di salire al Castello, quasi fosse posto su una vetta himalaiana, si prosegua con caparbia stoltezza a riempire le vie cittadine di orride fioriere. Effimero, eventi, contaminazioni sono le parole che si rincorrono in proclami, editti, esternazioni. Se i presupposti per Brescia capitale della cultura 2022 sono questi, Libera nos Domine.

Giuseppe Merlo