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Nei giorni scorsi si è insediato l'organismo che vede in sinergia Lombardia, Veneto e Provincia autonoma di Trento per favorire la ricerca e la gestione sostenibile del patrimonio ittico.

Si è insediata ufficialmente la Consulta per la pesca sul Lago di Garda, organismo previsto dal Protocollo d’intesa sottoscritto nel 2024 da Regione Lombardia, Regione Veneto e Provincia autonoma di Trento per una gestione unitaria e sostenibile del patrimonio ittico gardesano. Con l’avvio della Consulta si completa il percorso istituzionale che affianca al Tavolo tecnico uno strumento stabile di confronto tra istituzioni, mondo della pesca, associazioni ed esperti.

“La gestione del Garda – ha dichiarato Alessandro Beduschi, assessore all'Agricoltura di Regione Lombardia – richiede una visione unitaria e scelte condivise. Con la Consulta mettiamo a sistema le competenze, dando continuità a un lavoro interistituzionale che prosegue da anni e che oggi si rafforza ulteriormente”.

La Consulta ha il compito di formulare proposte e pareri sulla gestione della pesca, sulla tutela della fauna ittica e sugli aggiornamenti regolamentari. Un passaggio strategico per un bacino che vive un equilibrio delicato tra valore ambientale e incidenza delle attività umane.

Dal punto di vista lombardo, la rappresentanza è articolata tra componenti istituzionali e rappresentanza del territorio. Oltre all’assessore Beduschi, partecipano dirigenti e tecnici regionali, i Comuni rivieraschi (rappresentanti da Gargnano e Manerba del Garda), le associazioni della pesca sportiva (FIPSAS, Unione Pescatori Bresciani, ANLC), le organizzazioni dei pescatori professionali (FAI CISL) e il mondo ambientalista (WWF).  

Accanto alla dimensione istituzionale, centrale è anche il lavoro scientifico che accompagna le politiche di gestione. L’intesa interregionale del 2024 ha consentito infatti di dare avvio a un importante progetto di studio della biocenosi del lago, da anni atteso dal territorio, che consentirà, anche attraverso l’utilizzo di tecnologie innovative, di inquadrare le criticità legate alla conoscenza della comunità ittica del bacino lacustre, unitamente a fornire dati necessari per meglio sviluppare le strategie di gestione e conservazione. Lo studio, avviatosi lo scorso novembre, avrà una durata di 30 mesi con un importante impegno finanziario, di circa 800.000 euro.

Tra i progetti in corso, particolare rilievo assume l’introduzione di tecniche innovative di monitoraggio basate sul DNA ambientale (eDNA), che permettono di rilevare la presenza delle specie ittiche attraverso l’analisi dell’acqua, senza ricorrere a metodi invasivi. Un approccio che consente di ricostruire la biodiversità del lago con maggiore precisione, anche in termini temporali e di profondità.

Parallelamente, le attività di ricerca si concentrano sulle dinamiche ecologiche tra specie di interesse, come il coregone – rilevante per la pesca – e il carpione del Garda, specie autoctona e protetta, oggi in forte contrazione. L’obiettivo è comprendere la capacità di autosostentamento naturale del coregone e, conseguentemente, la miglior funzione degli incubatoi ittici, nonché studiare le relazioni tra le due specie, valutare l’eventuale competizione per le risorse e definire strumenti di gestione sempre più mirati, a partire dalla selettività delle reti e dalla regolazione dello sforzo di pesca.