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Riceviamo e pubblichiamo:

Scrivo questa lettera come cittadino e, soprattutto, come paziente profondamente indignato. Da oltre due settimane sto tentando di prenotare alcune visite mediche presso l’Ospedale Civile di Brescia. Si tratta di controlli urgenti e importanti, non capricci né richieste superflue. Eppure, nonostante telefonate quotidiane, code agli sportelli, attese interminabili e tentativi online, la risposta è sempre la stessa: “C’è un passaggio a un nuovo sistema informatico, ci sono dei disagi”. 

Disagi? Quello che stiamo vivendo è ben più di un disagio: è un caos totale, che sta mettendo a rischio la salute e la serenità di moltissime persone. Per giorni mi sono sentito rimbalzare da un numero all’altro, da uno sportello all’altro, senza ottenere nulla. Il sistema non funziona, le prenotazioni non vengono registrate, le liste d’attesa non si vedono, molti servizi risultano “momentaneamente sospesi”. Nel frattempo, chi ha bisogno urgente rimane bloccato, impotente, arrabbiato. 

Comprendiamo tutti che un aggiornamento informatico possa creare qualche difficoltà. Ma due settimane – forse anche di più – di paralisi totale sono inaccettabili. Nessuno sembra in grado di dare una tempistica, una soluzione concreta, un’alternativa. E mentre i sistemi sono “in migrazione”, noi pazienti restiamo ostaggi di un malfunzionamento che non abbiamo scelto. 

Mi chiedo: è possibile che una struttura sanitaria così importante, punto di riferimento per un’intera provincia, non abbia previsto un piano per evitare di lasciare migliaia di cittadini senza possibilità di accesso alle cure? È possibile che nessuno senta la responsabilità di dare un’informazione chiara e una risposta dignitosa? 

Questa lettera è lo sfogo di una persona stanca, preoccupata ed esasperata, ma anche l’appello di chi crede che la sanità pubblica debba garantire prima di tutto diritto e accesso, non complicazioni burocratiche infinite. 

Spero che questa situazione venga affrontata con urgenza e soprattutto con rispetto nei confronti di chi, in questi giorni, si trova sospeso tra attesa, ansia e frustrazione. 

Un paziente deluso, amareggiato e affranto