«Donne in nero», rete internazionale di donne impegnate nella pace con giustizia che si oppone attivamente all’ingiustizia, alla guerra, al militarismo e alle altre forme di violenza, invita tutte le donne a partecipare a un sit-in che si tiene domenica 25 gennaio dalle 10 alle 12 all’incrocio tra viale Dante e viale Roma a Riva del Garda.
«Saremo presenti in silenzio - spiegano le organizzatrici - tutte vestite integralmente di nero, per testimoniare il nostro rifiuto della guerra e della violenza. Chi lo desidera può preparare e portare un cartello con frasi esortative alla pace, come “Basta guerre”, “La pace è l’unica strada”, “No alla violenza”, “Ogni guerra è una sconfitta”, “Le donne dicono basta!”, “Scegliamo la vita”, ecc. La presenza di ognuna è importante. Un piccolo gesto collettivo può essere una voce forte. Fate girare per una partecipazione davvero significativa».
Le amministrazioni comunali di Arco e di Riva del Garda aderiscono all’iniziativa, alla quale partecipano con due rappresentanze.
Le Donne in nero sono una rete internazionale di donne impegnate nella pace con giustizia e si oppongono attivamente all’ingiustizia, alla guerra, al militarismo e alle altre forme di violenza. In quanto donne che hanno sperimentato tutto questo in modi differenti in diverse regioni del mondo, si sostengono reciprocamente nei vari movimenti. Un punto cruciale è la sfida alle politiche militariste dei governi. Non sono un’organizzazione, ma un mezzo di comunicazione e una formula per agire.
Qualsiasi gruppo di donne, ovunque nel mondo, in qualsiasi momento può organizzare una vigil contro qualsiasi forma di violenza, militarismo o guerra. Le azioni delle Donne in nero (WIB - Women in Black) sono generalmente formate da sole donne, che restano in piedi in un luogo pubblico, in silenzio, realizzando presenze nonviolente, a intervalli di tempo regolari, tenendo dei cartelloni e distribuendo volantini.
Indossare il nero in alcune culture significa lutto, e l’atto femminista di vestirsi in nero trasforma il lutto passivo tradizionale delle donne per il morto in guerra in un potente rifiuto della logica della guerra.