La storia di Ambrogio, primo bambino italiano trapiantato di fegato, tra solidarietà, speranza e coraggio, è narrata nel libro di Vittorio Pierobon che verrà presentato a Calcinato e a Desenzano rispettivamente giovedì 5 e venerdì 6 febbraio. Ingresso libero.
Questa è la storia di Ambrogio, un bambino che doveva morire nel 1985 per una malattia rara al fegato. Ambrogio Da Re vive ancora, è stato il primo bambino trapiantato di fegato d'Italia e la sua storia è raccontata da Vittorio Pierobon, giornalista e scrittore veneziano, che scrive per “Il Gazzettino”, di cui è stato per 15 anni vicedirettore.
Le Biblioteche di Desenzano del Garda e Calcinato ospiteranno la presentazione del suo libro “Per Ambrogio, il bimbo salvato dalla generosità di Veneti e Friulani” (edito da Supernova, 2025), un’opera intensa e profondamente umana che racconta una delle pagine più toccanti della storia “recente” della sanità italiana.
L’autore sarà protagonista di due appuntamenti aperti al pubblico, in cui dialogherà con la giornalista Francesca Gardenato: giovedì 5 febbraio alle ore 20.30 presso la Biblioteca di Calcinato e venerdì 6 febbraio alle ore 18.30 alla Biblioteca comunale di Desenzano del Garda (Villa Brunati).
Il libro ripercorre la straordinaria vicenda di Ambrogio Da Re, un bambino che nel 1985 avrebbe dovuto morire a causa di una rarissima malattia al fegato. Ambrogio, invece, è vivo, ultraquarantenne, ed è diventato il primo trapiantato di fegato d’Italia. Operato negli Stati Uniti nel 1984, fu al centro di una grande mobilitazione nazionale che trasformò una corsa contro il tempo in un simbolo di speranza e solidarietà.
Determinanti furono l’amore e la tenacia dei genitori, Giorgio e Daniela, ma anche il coraggio di due giornalisti, Giorgio Lago e Mario Rapisardi, e il ruolo fondamentale del Gazzettino, capaci di coinvolgere e smuovere la straordinaria generosità delle comunità del Nordest, in particolare veneti e friulani. Una battaglia che arrivò fino al papa, san Giovanni Paolo II, e al Presidente della Repubblica, allora Sandro Pertini. Una raccolta fondi senza precedenti rese possibile l’intervento, che all’epoca costava circa 500 milioni, e cambiò il destino di un bambino destinato a non sopravvivere e che oggi ha potuto avere un futuro grazie ai suoi genitori eroici e ai lettori di Friuli e Veneto.
Durante gli incontri, Vittorio Pierobon accompagnerà il pubblico dentro questa storia memorabile di buona sanità, impegno civile e altruismo collettivo, offrendo una testimonianza che parla ancora oggi di responsabilità, di coraggio e di grande umanità. Due serate per conoscere una vicenda vera che continua a emozionare e a insegnare quanto la solidarietà possa salvare una vita.