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Il vescovo di Brescia, mons. Pierantonio Tremolada, “apre” alla comunione ai fedeli divorziati. Non si tratta però di un’apertura immediata e indiscriminata: la riammissione è prevista dopo un percorso di “discernimento” della durata indicativa di due anni, accompagnato da un sacerdote, ratificato dal vescovo, preparando nel contempo la comunità di appartenenza.

La decisione, che fa seguito al “Sinodo sulla famiglia” e al documento del 2017 di papa Francesco “Amoris laetitia”, è contenuto nella nota pastorale intitolata “Misericordia e verità si incontreranno” dedicata alla “reintegrazione delle famiglie ferite nella comunità ecclesiale”.

Il tema, per il vescovo, è “che fare” di fronte a chi – dopo il divorzio – “ha dato vita a una nuova unione civilmente riconosciuta” (dunque a un rapporto stabile) e chiede di essere riammesso alla pienezza della vita sacramentale”.

Al termine del “percorso di discernimento”, spiega il vescovo, si possono aprire quattro strade: “Il riconoscimento della nullità canonica del primo matrimonio; la serena accettazione della propria condizione senza la richiesta di venire riammessi a comunione e confessione; la riammissione ai sacramenti sentita in coscienza come condizione indispensabile per la propria integrazione nella Chiesa e per il proprio cammino spirituale; la decisione di proseguire la nuova relazione ‘come fratello e sorella’ astenendosi dall’esercizio dell’atto coniugale”.

 

Odoardo Resti