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Nei giorni scorsi al Teatro Der Mast di Brescia è avvenuto un confronto tra diverse generazioni sul tema della sostenibilità ambientale. Un’aula di un tribunale allestita per l’occasione e dei ragazzi pronti a lottare per il proprio futuro contro gli adulti, imprenditori locali. L'evento era organizzato da Confindustria Brescia.
 
 
Ad aprire la conferenza Fabrizio Senici, presidente del settore Terziario di Confindusctria Brescia, il quale ha parlato dell’importanza del possibile sviluppo dell'idrogeno verde e della necessità di creare un sistema che sappia rispondere, in maniera differente, al bisogno di mobilità. Al centro del dibattito il futuro della nostra società, un confronto tra sostenibilità e transizione ecologica a cui il mondo industriale dovrà trovare risposte concrete e rapide dopo aver tergiversato per anni, ipotecando il futuro dei giovani. Sotto accusa la responsabilità delle imprese, ritenute in netto ritardo a seguito dei diversi vertici mondiali sul clima avvenuti nell’ultimo mese. 
 
Quattro ragazzi rivestivano il ruolo di pubblici ministeri, rappresentati da Valerio dell'Istituto Sraffa, Carmen del Fortuny, Samuele del Don Milani di Montichiari e Lorenzo del Guido Carli. La loro accusa era rivolta ai testimoni della difesa, ovvero: Matteo Cosmi, managing director Industrie Saleri; Daniela Grandi di Grandi Riso; Giovanni Marinoni Martin, vice presidente Ori Martin; Michele Pasinetti, direttore generale di Cauto Rete di Cooperative. A indossare i panni del giudice il giornalista del "Sole 24 Ore" Sebastiano Barisoni.
 
 
L'incontro era organizzato da Confindustria Brescia nell'ambito dell'XI Summit, quello che è ormai diventato l'annuale appuntamento con l'innovazione e le tecnologie digitali. Il fine dell’evento? Un confronto tra la sostenibilità ambientale e la sopravvivenza dei sistemi economici. Per perseguire i due obiettivi le aziende locali hanno chiesto ulteriore tempo alla politica per adattarsi e convertire i propri meccanismi di produzione, processo che per essere attuato richiede tempo e ingenti quantità di capitale per modificare i sistemi di produzione.
 
In un’ora di “processo" la frase che per più volte ha risuonato nel teatro è stata “abbiamo bisogno di più tempo per ottenere risultati migliori”, un ulteriore sacrificio richiesto dal sistema capitalista alla generazione di oggi, ossia a coloro che andranno a pagare gli errori delle generazioni passate. Ad ora è impossibile sapere come la politica deciderà di reagire davanti a questa richiesta, ma una cosa è certa: nell’indifferenza dei poteri forti coloro che hanno risposto "presente" sono ancora una volta i giovani. La storia ci insegna che ogni cambiamento è partito da movimenti giovanili e nulla vieta che non possa accadere anche questa volta.
Samuele Rizzo