Infermiera, assistente sociale e poi medico, Cicely Saunders lottò tutta la vita per restituire dignità ai malati terminali, fino agli anni 70 del Novecento abbandonati dai medici perché “non c’è più niente da fare”. Per lei, invece, c’era ancora molto da fare. E, andando contro la medicina ufficiale di allora, guidata dalla fede e dal suo spirito scientifico, lo fece: realizzò il miracolo bilanciato di unire l’amore per l’uomo e la passione per la medicina fondando nel 1967 a Londra, il primo hospice moderno.

Ripercorrendo la vicenda umana e professionale della Saunders, l’autore mette in luce il misterioso abbraccio tra il dolore e la speranza, un tema di notevole interesse. Attraverso questa grande storia si capisce come la sofferenza umana possa essere abbracciata e come si possa tenere testa al dolore e alla disperazione con farmaci potentissimi di cui tutti noi disponiamo: empatia, ascolto e osservazione. La speranza esiste e può illuminarci fino all’ultimo respiro, ma questa speranza, si legge nella controcopertina, “è fatta di cose che hanno bisogno di qualcuno che le faccia accadere”.