Società

L’Università Cattolica del Sacro Cuore di Brescia in collaborazione con il Comune di Lavenone e la Comunità Montana della Valle Sabbia ha presentato nel corso di una conferenza stampa online un progetto nuovo, volto alla valorizzazione del paese di Lavenone. Un piccolo borgo dal fascino nascosto che è recentemente entrato a far parte del progetto “Borghi d’Italia” di Airbnb, una delle aziende più importanti del settore turistico al giorno d’oggi. Alla presentazione sono intervenuti il sindaco di Lavenone Franco Delfaccio, il presidente della Comunità montana di Vallesabbia Giovan Maria Flocchini, la professoressa Maria Paola Pasini, le autrici del progetto.

 

Un progetto di comunicazione turistica e culturale che pone l’accento sul passato di Lavenone, in particolare sulle vicende che hanno caratterizzato la storia del borgo dalla Seconda Guerra mondiale in poi. L’elemento caratterizzante è uno dei più importanti esempi di dissonant heritage o patrimonio dissonante: la frase propagandistica di epoca fascista “Noi sognamo l’Italia romana”. Una frase che nel 1982 ha assunto un significato completamente diverso da quello che si può comunemente pensare, grazie all’opera realizzata su commissione dell’amministrazione comunale ad Adriano Grasso Caprioli e Giovanni Biasini: i due artisti inclusero la scritta in un murale di stile futurista, con lo scopo di mantenere viva la memoria di un periodo storico che ha segnato un’intera generazione, per dimostrare che si può ricordare senza celebrare un passato buio che non si può cancellare. La frase ha continuato a suscitare molte polemiche tra i cittadini, per questa ragione si parla di patrimonio dissonante, ovvero tutti quei beni culturali influenzati da ideologie e concezioni etiche contrastanti con quelle attuali, qualcosa che in molti vorrebbero dimenticare, ma che invece deve essere ricordato in maniera critica.

 

Lo scopo della collaborazione tra l’Università Cattolica e il comune di Lavenone è quello di promuovere questo patrimonio per renderlo fruibile al pubblico anche in chiave turistica.

Studentesse autrici del progetto:

Silvia Amodio, Sofia Bandera, Sara Bianchetti, Arianna Capasso, Carola Marsili, Lorenza Giovanna Rovati, Deborah Spalenza.

Instagram: @borgolavenone

Facebook: Borgo Lavenone

 

Riceviamo e pubblichiamo.

“Da oggi, anche per le famiglie della provincia di Brescia, apriranno le domande per il bando “Protezione Famiglia”, con il quale vengono stanziati 32,4 milioni di euro in favore delle famiglie, con almeno un figlio minorenne, che hanno subito maggiormente le conseguenze della pandemia e hanno avuto una diminuzione del reddito” fa sapere Floriano Massardi, vicecapogruppo in Consiglio regionale della Lombardia per la Lega.

“Per la Provincia di Brescia, a partire da domani alle ore 10 e fino al 22 aprile alle ore 12, sarà possibile presentare le domande di richiesta del bonus tramite il portale digitale di Regione “Bandi Online” www.bandi.regione.lombardia.it.

Si tratta di un sostegno economico erogato sotto forma di contributo a fondo perduto, di valore pari a 500 euro, messo a disposizione delle famiglie in difficoltà. Le risorse - prosegue Massardi - sono destinate a tutte le famiglie con figli minori in situazioni di difficoltà a causa dell’emergenza Covid-19: devono avere un indice Isee non superiore a 30.000 euro e devono aver subito una riduzione dell'attività lavorativa durante l’ultimo anno a causa delle chiusure introdotte per il contenimento del virus. Sono inclusi nel provvedimento anche i titolari di Partita Iva. La misura verrà applicata utilizzando l'algoritmo del 'Fattore Famiglia', in modo che nel riparto del contributo si possa tener conto del numero dei figli. È prevista inoltre una maggiorazione del contributo concesso se in famiglia sono presenti elementi come il mutuo per l’acquisto dell’abitazione principale, l’anzianità di residenza in Regione Lombardia, persone disabili, donne in gravidanza e anziani a carico”.

“Il bonus da 500 euro, introdotto in questo momento di grave difficoltà economica – conclude Massardi – è inteso per soddisfare alcuni dei bisogni più urgenti ed essenziali. Questa misura va ad aumentare ulteriormente il grande impegno economico assunto dalla Regione nell’ultimo periodo, dimostrando una grande sensibilità sul tema. Le difficoltà e la gravità del momento storico attuale impongono, infatti, una maggiore tempestività nell'agire e nell'attivazione di misure di sostegno specifiche. Con questa misura si conferma ancora una volta la volontà dell’Amministrazione Regionale di mettere al centro delle proprie politiche di sostegno le famiglie lombarde, con aiuti concreti e immediati”.

 

 Buone notizie per la campagna vaccinale nelle valli. Martedì 13 aprile, alle ore 14.00, sarà inaugurato il punto vaccini della Palestra Primo Levi di Sarezzo, alla presenza di:

  • Samuele Alghisi, Presidente della Provincia di Brescia,
  • Donatella Ongaro, sindaco di Sarezzo,
  • Filippo Ferrari, Consigliere delegato all'Edilizia Scolastica,
  • Antonio Bazzani, Consigliere Delegato alla Protezione Civile.

Sarà anche l'occasione per presentare i dati relativi a questi ultimi mesi di lavoro della Protezione Civile.

 

 

Da lunedì 19 aprile in Lombardia sarà possibile effettuare la prenotazione della vaccinazione per gli ultra 65enni (ovvero a partire dall’anno 1956).

Rimane sempre attiva la prenotazione per le categorie già in corso.

 

La prenotazione potrà essere fatta:

- accedendo al sistema di prenotazione online 💻 www.prenotazionevaccinicovid.regione.lombardia.it;

- 🏧 tramite sportello Postamat, anche se non correntisti, inserendo la tessera sanitaria, il CAP di residenza/domicilio e il numero di cellulare;

- 📧 con l’aiuto dei Portalettere, che possono effettuare per loro la prenotazione;

- 📞 telefonando al numero verde 800 894545.

 

 

Sono 214 le farmacie bresciane pronte a vaccinare, ma non è escluso se ne aggiungano altre nei prossimi giorni. Si tratta del 56% per cento del totale.

 

Primo step per la procedura di adesione volontaria da parte delle farmacie interessate a effettuare la campagna vaccinale anti covid. Nel Bresciano sono 214 le farmacie che hanno segnalato la loro disponibilità su 382 in totale, ovvero il 56 per cento.

Il reclutamento delle farmacie è stato attivato da Federfarma perché oggi è prioritario provvedere, nel più breve tempo possibile, alla mappatura così da organizzare la logistica e inserire le farmacie aderenti nel piano di distribuzione dei vaccini. “Le farmacie bresciane – dichiara la presidente di Federfarma Brescia Clara Mottinelli – sono pronte a dare il loro supporto e sono già tanti anche gli iscritti al corso predisposto dall’Istituto superiore di sanità per essere in grado, non appena saranno disponibili i vaccini, di fare la propria parte nella lotta contro il Covid. Le procedure previste dall’accordo consentono di garantire i massimi livelli di sicurezza e di effettuare la somministrazione in farmacia con tranquillità. La rete delle farmacie dimostrerà anche in questa occasione la propria efficienza e la propria capacità di rispondere in tempi rapidi e in modo efficace alle esigenze di salute della collettività”.

Le modalità di vaccinazione in farmacia sono state stabilite nell'accordo quadro nazionale, firmato di recente da Governo, Regioni, Federfarma e Assofarm, che ha fissato i requisiti e il ruolo della farmacia in tutto il percorso, dalla prenotazione del vaccino alla fase di consenso informato fino alla somministrazione e osservazione del cittadino.

La vaccinazione in farmacia è già utilizzata in gran parte d’Europa: in Inghilterra i farmacisti vaccinano da mesi con un protocollo del consenso informato analogo a quello italiano perché steso su base europea, così come è sovrapponibile il protocollo operativo dell'assistenza in caso di reazioni avverse, già impiegato anche in Francia.

Da *lunedì 12 aprile* la Lombardia tornerà in “*ZONA ARANCIONE*”. 

Ecco una sintesi delle principali novità rispetto ad oggi:

- ci si potrà *liberamente muovere all’interno del proprio comune* (senza autocertificazione);

- saranno *consentite le visite*, una volta al giorno, *ad amici e parenti*, al massimo in due persone (esclusi dal computo i figli under 14); 

- per i residenti nei *Comuni sotto i 5 mila abitanti*, sarà *possibile muoversi in un raggio di 30 chilometri* (quindi eventualmente anche sconfinare in un’altra Regione), ma con il divieto di recarsi nei capoluoghi di provincia; 

- riaprono tutti i *negozi*, i *parrucchieri* e i *centri estetici*;

- tutti i ragazzi *fino alla terza media* potranno tornare a scuola in *presenza*;

- gli studenti delle *superiori* torneranno in aula *tra il 50% e il 75%*.

 

Riceviamo e pubblichiamo:

OGGETTO: prenotazione vaccinazione per i soggetti fragili

Egregio Signor Sindaco,

                                       ci rivolgiamo a Lei per chiederLe alcuni chiarimenti riguardo la campagna vaccinale nei riguardi dei soggetti fragili, che non siano ospitati in una struttura pubblica e privata.

Secondo il piano vaccinale nazionale, al termine della prima fase che si è praticamente conclusa (quella riguardante gli operatori sanitari, gli ultraottantenni, il personale scolastico e le forze dell’ordine), dovrebbe iniziare adesso la seconda fase e, secondo una tabella stilata dal Ministero della Salute, la prima Categoria a cui dovrebbero essere somministrati i vaccini, in ordine di priorità, sono i soggetti estremamente vulnerabili e con gravi disabilità: pazienti affetti da malattie respiratorie, pazienti oncologici, pazienti con condizioni neurologiche e disabilità, pazienti con sindrome di Down, pazienti con trapianto d’organo.

Ma ad oggi, a quanto ci risulta, risulta difficile semplicemente attivare una prenotazione.

Infatti l’ATS Brescia ha attivato un  numero telefonico, dove risponde un vax manager per coloro che si servono della legge n.104, che però non ha in mano i dati aggiornati, che non considera valide le autocertificazioni dei disabili, che  dice di rivolgersi al proprio medico di famiglia, il quale a sua volta dovrà entrare nel portale della regione Lombardia ed aggiornare i dati delle persone cosiddette “fragili”.

Insomma è stata messa in piedi una procedura farraginosa, che onestamente temiamo allunghi ancor più i tempi di attesa per la vaccinazione di queste persone (circa 9.000) che invece avrebbero bisogno di un intervento immediato, viste le loro condizioni di salute.

Noi ci rivolgiamo pertanto a Lei, come primo cittadino, perché possa far sentire la sua autorevole parola a chi di dovere dell’ATS Brescia, come già è stato da noi suggerito nell’ultima seduta del Consiglio comunale.

In quella occasione la consigliera Tavelli dichiarò che l’ASST del Garda aveva attivato dal 29 marzo un servizio di prenotazione riservata per questi pazienti fragili e che la stessa ASST avrebbe loro comunicato  il giorno, l’ora e la modalità di accesso alla vaccinazione.

Lei stesso, intervenendo più volte nel dibattito, aveva precedentemente dichiarato che avrebbe incalzato l’ATS perché provvedesse alla vaccinazione dei fragili, precisando che i medici di medicina generale, da Lei contattati, Le avevano dato la disponibilità a vaccinare, nel caso ci fosse stato bisogno, “ovunque, nei centri che decidiamo noi amministratori”, e che anche la farmacia di via Dal Molin si era resa disponibile ad istituire un centro esterno alla farmacia, nel cortile.

Dal momento che noi non dubitiamo della sua parola, ma vedendo che le cose non stanno procedendo come da tutti auspicato, Le chiediamo cortesemente di agire nel tempo più breve possibile, per quanto è di sua facoltà, nei riguardi degli Enti sanitari competenti, perché si trovi una soluzione a questa incresciosa situazione che si è venuta a creare per questi soggetti, che non riescono personalmente ad accedere al sistema di prenotazione perché il sistema non li riconosce se la patologia di cui sono affetti è anteriore al 2010, rifiutando così la richiesta di prenotazione ed obbligandoli di conseguenza ad incredibili ed inutili giri tra i numeri verdi, vax manager e medici di famiglia, senza che nessuno riesca a trovare la chiave per garantire loro ciò che è previsto dal Piano nazionale: la prenotazione per essere vaccinati.

 

Confidiamo  in un suo pronto intervento.

 

Desenzano, lì 12 aprile 2021                                                       I consiglieri comunali di minoranza

 

Maffi Maurizio

Righetti valentino

Parolini Sergio

Spiller Andrea

Bonanno Giustina

Bertoni Rodolfo

 

 

In un momento storico in cui temi come la sicurezza, la sostenibilità, la valorizzazione e la connessione degli spazi urbani sono divenuti ormai una priorità nell’agenda delle Amministrazioni Pubbliche, l’illuminazione rappresenta una straordinaria opportunità di intervento per le Amministrazioni stesse: le  infrastrutture di pubblica illuminazione, infatti, grazie all’avvento della tecnologia LED, sono oggi in grado di garantire livelli di efficienza e di prestazione prima impensabili, a fronte di una signifcativa riduzione dell’impatto ambientale del servizio, oltre a costituire il driver ideale per lo sviluppo di soluzioni in ottica smart ad elevato valore aggiunto per la Città ed i cittadini. È in questo contesto che la Comunità Montana di Valle Sabbia ha promosso, in qualità di capofila, un ambizioso progetto che prevede un investimento di 46 milioni (iva esclusa) in 16 anni, cui hanno aderito ben 31 Comuni della stessa Valle Sabbia e dell'est Bresciano e che ha come obiettivo la riqualifcazione strutturale e l’effcientamento degli impianti di illuminazione pubblica, nonché l’implementazione di innovativi servizi di Smart City, in tutte le città che partecipano all’iniziativa.La realizzazione del progetto – inedito sul panorama italiano per scala, estensione e complessità – è stata affdata a Citelum - società del Gruppo EDF e leader sul mercato internazionale dell’illuminazione pubblica, artistica e architettonica, della mobilità urbana, dell’effcientamento energetico e dei servizi di Smart City.

Il progetto prevede importanti interventi, che riguarderanno la quasi totalità del perimetro impiantistico di pubblica illuminazione - con la posa di circa 30.000 nuovi apparecchi a LED di ultima generazione,dotati di tecnologie digitali per la regolazione e la gestione remota da una Centrale di Controllo - e che garantiranno un risparmio energetico superiore al 72%, riducendo i consumi futuri a meno di un terzo di quelli attuali, con tutti i vantaggi che ne conseguiranno in termini di contenimento della spesa pubblica edi riduzione dell’inquinamento luminoso. Il risparmio energetico sopra descritto si tradurrà infatti in un abbattimento delle emissioni di gas serra in atmosfera, per un valore compreso tra 4.400 e 4.600 tonnellate di CO2 all’anno, il che - assumendo che un albero assorba in media 30kg/CO2 all’anno - equivarrà ad aver piantato tra 150 e 155 mila nuovi alberi. Sul fronte Smart City, si prevede la realizzazione di una smart grid a copertura dell’intero territorio, con l’attivazione di una serie di servizi smart (videosorveglianza, sistemi di ricarica per veicoli elettrici,hotspot wi-f, sistemi di sensoristica per il rilevamento del meteo e della qualità dell’aria, pannelli a messaggio variabile, sistemi di illuminazione adattiva, totem informativi multimediali, dispositivi di smarthealth care), progettati sulla base delle specifcità e delle esigenze di ciascuno dei Comuni che hanno aderito al progetto.“Come Comunità Montana ci siamo posti l'obiettivo non solo di riqualifcare l'illuminazione pubblica aggiungendo un nuovo tassello al più ampio progetto di Smart City, ma con esso anche di incrementare egarantire una sempre maggior sicurezza grazie ai sistemi integrati di videosorveglianza” afferma Giovanmaria Flocchini, Presidente della CMVS, proseguendo: “La volontà di essere sempre tecnologicamente all'avanguardia è il motore che guida tutti i progetti delle amministrazioni valsabbine che hanno come focus il miglioramento della qualità della vita dei cittadini. Tutto questo sarà possibile grazie ad una sapiente e paziente opera di aggregazione territoriale realizzata guardando al bene del territorio con progetti di altissimo valore strategico”.

 

Raffaele Bonardi, CEO di Citelum Italia, afferma: “L’illuminazione pubblica costituisce un veicoloessenziale per un’adeguata evoluzione dei contesti urbani, nella misura in cui permette di intervenire suaspetti cruciali della vita delle collettività: la sicurezza e l’accessibilità degli spazi, il miglioramento della loro percezione estetica, il conseguimento di determinati standard di sostenibilità ambientale, con risultati impattanti sia in termini di effcienza energetica che in termini di economia circolare. Da questo punto divista, il progetto di riqualifcazione ed efficientamento degli impianti di pubblica illuminazione di ben 31Comuni valsabbini e bresciani, promosso dalla Comunità Montana di Valle Sabbia e alla cui realizzazioneCitelum avrà il piacere di contribuire con la propria esperienza internazionale e l’impiego delle più sofsticate tecnologie made in Italy, consentirà di portare una nuova luce ed una nuova energia a territori di grande valore paesaggistico ed ambientale e a comunità ricche di storia e di tradizioni, valorizzandole e rendendole protagoniste del loro futuro”.

 

 

A pochi giorni dalla giornata mondiale dell'autismo, una studentessa del Liceo delle Scienze Umane del Don Milani di Montichiari racconta la storia della sua famiglia, con due fratellini autistici di sei anni, Irene e Matteo. 

 

Mi chiamo Jenny Critelli, sono una ragazza al quarto anno del Liceo Scienze Umane all'Istituto statale Don Milani di Montichiari e ho due fratellini autistici: Irene e Matteo. Irene e Matteo hanno 6 anni e ad entrambi è stato diagnosticato il disturbo dello spettro autistico a poco più del loro primo anno di vita. Si parla di spettro autistico perché è un disturbo ampio e variegato, come le persone che ne sono affette.

Irene rientra nella fascia medio-lieve di gravità. È una bimba curiosa, le piace cantare, ballare ed è molto golosa. Adora i dolci! Matteo rientra nella fascia medio-grave ed è il contrario di sua sorella: ama andare sull’altalena, girare su sé stesso e saltare sul trampolino. Mangia solo i cibi salati.
 
Sono entrambi bambini abbastanza tranquilli: non provano disagio a stare nelle folle, le luci e i rumori forti non li disturbano, non sono violenti, ricercano il contatto con le altre persone e spesso provano a giocare con gli altri bambini. Ancora adesso non parlano come dovrebbero fare alla loro età. Irene sta imparando in quest'ultimo periodo a mettere insieme frasi di due o tre parole, mentre Matteo fino a un anno fa non parlava proprio e per comunicare utilizzava un quaderno fornito di immagini raffiguranti oggetti quotidiani come pane, televisione, macchina ecc. Solo poco tempo fa ha iniziato a dire le sue prime parole e da allora ha ampliato enormemente il suo lessico, tanto che ora cerca di farsi capire in ogni modo parlando, e non tramite gesti e figure.
 
 
Il 2 aprile era la giornata mondiale dell’autismo e per l'occasione ho deciso di condividere la mia esperienza in qualità di sorella maggiore. Anche in questa situazione di pandemia globale causata dal Covid, Irene e Matteo hanno diritto ad andare a scuola con le loro insegnanti di sostegno, e il centro terapie ABA al quale sono iscritti rimane aperto. Questa attività è fondamentale per il loro sviluppo cognitivo e del linguaggio.
 
Considerata la situazione che stiamo vivendo, Irene e Matteo si sono dovuti abituare a tutte le nuove misure di sicurezza e di contenimento del virus che sono state adottate, probabilmente senza nemmeno capirne il motivo, dato che sono ancora piccoli e non sanno fare domande. All’inizio è stato difficile far comprendere loro l’esigenza di indossare la mascherina. Adesso ad Irene basta far vedere che la indossiamo anche noi adulti, così che sia invogliata ad imitarci, ma ogni tanto tenta comunque di abbassarla per far sporgere il nasino. Anche per Matteo la strategia di mostrargli che anche noi la indossiamo funziona, ma la sopporta meno e spesso cerca di togliersela ridendo. Il gel igienizzante ha dato più problemi rispetto alla mascherina, perché entrambi non gradiscono le sostanze viscide e appiccicose, ma anche quello adesso riescono a metterlo senza problemi.
 
I disturbi dello spettro autistico ci sono tutti i giorni, tutto il giorno, a prescindere dalle catastrofi che avvengono nel mondo. Per questo è importante imparare a conoscere questa tematica e smettere di rintanarsi nella propria ignoranza. Io stessa, prima di riscontrare l’autismo nei miei fratelli, non avevo idea di cosa questo disturbo concernesse. Sceglievo la via più veloce per definire ciò che è diverso e sconosciuto: “strano”. Ma questa - come dicevo - è pura ignoranza. La diversità è un arricchimento da sfruttare per ampliare le proprie conoscenze, non è una “stranezza” da cui tenersi alla larga. Per questo ho deciso di condividere la mia esperienza, perché spero che possa ispirare qualcuno ad informarsi e a imparare a conoscere il mondo dello spettro autistico.
 
Jenny Critelli

 

BRESCIA: NEL 2020 LO SMART WORKING SALITO DAL 10% AL 75% DELLE IMPRESE; CON IL RITORNO ALLA NORMALITÀ SI ATTESTERÀ AL 38%.

•A evidenziarlo sono i dati definitivi della ricerca “Lo smart working nelle imprese bresciane: da fenomeno di nicchia al post emergenza”, a cura del Centro Studi di Confindustria Brescia.

•L’emergenza sanitaria ha fortemente diminuito le differenze tra classi dimensionali e settori, anche se grandi aziende e servizi hanno evidenziato una diffusione dello strumento quasi totale (90%).

•Tra le realtà che proseguiranno nello smart working,una volta superata l’emergenza, sarebbe confermato il differenziale tra terziario (68%) e industria (32%); le realtà più grandi (sopra i 100 dipendenti) si caratterizzerebbero per una diffusione del 50%;nelle PMI, la presenza del lavoro agile sarebbe invece più limitata (29% nelle realtà sotto i 25 dipendenti e 36% in quelle tra 25 e 100).

Tra le realtà bresciane, il tasso di diffusione dello smart working (rapporto tra imprese che adottano il lavoro agile sul totale) è passato dal 10% nel 2019 al 75% nel 2020 e, sulla base di quanto prospettato dalle aziende, dovrebbe attestarsi al 38%, una volta superata l’attuale fase legata alla pandemia da Covid-19. A evidenziarlo sono i dati definitivi della ricerca “Lo smart working nelle imprese bresciane: da fenomeno di nicchia al post emergenza”, a cura del Centro Studi di Confindustria Brescia, che ha completato la ricerca provvisoria già presentata lo scorso 11 febbraio in occasione dell’appuntamento online “Smart working –Il lavoro che cambia”, organizzato dalla Piccola Industria. In particolare, i dati sono stati ottenuto attraverso l’analisi a livello locale di quanto rilevato nell’edizione 2021 dall’Indagine sul Lavoro realizzata dal Sistema Confindustria, focalizzata sugli effetti della pandemia, che ha visto la partecipazione di 290 imprese bresciane, che producono un fatturato pari a 14,4 miliardi di euro, un valore aggiunto di 3,2 miliardi e danno lavoro a oltre 26 mila dipendenti.

Il dato complessivo sulla diffusione dello smart working riassume al suo interno, già prima della pandemia, una forte dispersione per settore di attività. Da questa prospettiva, le realtà dei servizi possono essere considerate delle vere e proprie precorritrici nell’adozione del lavoro agile, con un tasso di diffusione del 24%, contro il 7% dell’industria. Tra le classi dimensionali vi è una convergenza maggiore, con una forchetta che va dall’8% delle aziende sotto i 25 dipendenti al 12% per quelle tra 25 e 100.Con riferimento all’incidenza del fenomeno, ovvero al rapporto tra il numero di lavoratori in smart working sul totale dei dipendenti considerati, prima della pandemia Brescia si attestava complessivamente allo 0,7%, un valore molto basso che suggerisce come il lavoro agile fino al 2019 fosse un fenomeno di nicchia. Tale conclusione è particolarmente vera per l’industria (0,5%), mentre nelle realtà terziarie lo smart working si confermava uno strumento più utilizzato dai lavoratori (5,4%).

Tra le classi dimensionali, le aziende sopra i 100 dipendenti emergevano come quelle più in ritardo (0,5%): ciò sarebbe dovuto al fatto che nel contesto bresciano tale cluster è formato quasi esclusivamente da aziende attive nella manifattura. La situazione è cambiata radicalmente nel momento in cui, nel corso del 2020, l’emergenza causata dalla pandemia ha determinato una forte accelerazione nella diffusione dello smart working, divenuto vero e proprio lavoro da remoto con l’obiettivo principale di ridurre il rischio di contagio sui luoghi di lavoro e nei trasporti pubblici. L’utilizzo del cosiddetto “lavoro agile di emergenza (o semplificato)” è cresciuto in modo esponenziale, arrivando ad interessare a Brescia il 75% delle imprese intervistate. L’emergenza sanitaria ha fortemente diminuito le differenze tra classi dimensionali e settori, anche se grandi aziende e servizi hanno evidenziato una diffusione dello strumento quasi totale (90%).

In questo contesto, il dato lombardo appare fortemente sovrapponibile a quello bresciano (diffusione media al 74%), con picchi tra le imprese sopra i 100 dipendenti (96%) e in quelle del terziario (89%). La motivazione principale di tale convergenza sarebbe imputabile alla forte penetrazione del virus nei territori lombardi, specie, in quel periodo, tra Bergamo e Brescia, con le evidenti implicazioni dal punto di vista delle azioni a tutela della salute della popolazione. L’indagine ha quindi esaminato la prospettiva che si potrà verosimilmente delineare una volta superata la fase emergenziale.

I risultati ottenuti delineerebbero uno scenario in cui i cambiamenti obbligati da questo difficile periodo provocheranno un processo in qualche modo irreversibile, tale da determinare una profonda mutazione nell’organizzazione del lavoro. Più nel dettaglio, il 38% delle imprese bresciane intervistate ha dichiarato che lo smart working sarà adottato anche nel prossimo futuro. Ancora una volta, sarebbe confermato il differenziale tra terziario (68%) e industria (32%); l’estensione sarebbe poi legata alla dimensione aziendale, con le realtà più grandi (sopra i 100 dipendenti) che si caratterizzerebbero per una diffusione del 50%. Nelle PMI, spina dorsale del made in Brescia, la presenza del lavoro agile sarebbe invece più limitata (29% nelle realtà sotto i 25 dipendenti e 36% in quelle tra 25 e 100) e su livelli più bassi di quelli rilevati durante la fase emergenziale, ma comunque significativamente più elevati (in media tre volte maggiori) di quanto sperimentato prima del Coronavirus.

 

 

Sarà presentato con modalità online il nuovo libro (Terzo quaderno dell'Archivio storcio della Resistenza bresciana e dell'Età contemporanea) di Rolando Anni, Maria Paola Pasini e Janet Sanders. Si tratta di un volume dedicato al colonnello Homer S Robinson, governatore alleato della città e della provincia di Brescia nel 1945 dopo la fine della guerra. In collegamento dal Canada ci sarà anche il figlio dell'ufficiale alleato Richard Robinson. Ecco il programma della presentazione:

FAI CLIC QUI PER PARTECIPARE ALLA RIUNIONE

Appuntamento giovedì 15 aprile alle ore 18.

ARCHIVIO STORICO DELLA RESISTENZA BRESCIANA E DELL'ETÀ CONTEMPORANEA RACCOLTE STORICHE DELL’UNIVERSITÀ CATTOLICA DEL SACRO CUORE, SEDE DI BRESCIA

Presentazione online del libro IL GOVERNATORE Homer Smiley Robinson: un ufficiale canadese alla guida di Brescia (1945)

Saluti Andrea CANOVA, Direttore Raccolte Storiche Università Cattolica del Sacro Cuore

Valter MUCHETTI, Assessore Comune di Brescia

Presentazione Claudia BALDOLI, Università degli Studi di Milano

Intervengono gli autori Rolando ANNI, Maria Paola PASINI, Janet SANDERS

In collegamento dal Canada Richard ROBINSON Figlio del Col. Homer S. Robinson

Modera Massimo TEDESCHI, Corriere della sera

 

Franco Beretta è il nuovo presidente di Confindustria Brescia. Sostituisce Giuseppe Pasini

Tra gli altri, le felicitazioni del presidente della Provincia Samuele Alghisi:

Mi congratulo per la nomina di Franco Beretta a Presidente di Confindustria, certo del fatto che le sue esperienze e competenze saranno un punto di riferimento solido e importante per il sistema industriale bresciano e non solo.

Franco sarà certamente un prezioso elemento di continuità, in grado di coniugare, nei prossimi anni, tradizione e innovazione per quanto concerne le sfide future.

I miei più sentiti auguri a lui e a tutti i nostri imprenditori bresciani e un ringraziamento particolare a Giuseppe Pasini per il grande lavoro fatto.

 

Comunicato Stampa di CONFINDUSTRIA BRESCIA:

Franco Gussalli Beretta Presidente designato per il quadriennio 2021 –2025

La designazione è avvenuta oggi pomeriggio nel Consiglio Generaledi Confindustria Brescia; l’elezione avverrà nell’Assemblea Generale del prossimo 31 maggio, insieme a quella della squadra di vertice.

Giuseppe Pasini: “La nomina di Franco Gussalli Beretta testimonia gli sforzi compiuti in questi anni verso unità e coesione dell’Associazione”.

Franco Gussalli Beretta: “Lavorerò sul programma ispirandomi alle aspettative degli associati che la Commissione di Designazione ha raccolto in queste settimane e ci ha illustrato durante il Consiglio Generale di oggi”.

Brescia, 8 aprile 2021 –Franco Gussalli Beretta (Fabbrica d’Armi Pietro Beretta Spa) è il presidente designato di Confindustria Brescia per il quadriennio 2021-2025.La nomina è avvenuta nel Consiglio Generale,tenuto oggi pomeriggio in modalità online.L’Ordine del Giorno del Consiglio Generale prevedeva la relazione della Commissione di designazione–sorteggiata lo scorso 1 febbraio (Maria Chiara Franceschetti, Gefran Spa, Giovanni Silvioli, Camfart Srl, e Renato Gnutti, Gnutti Transfer Spa)–ai sensidell’art. 8 comma 6 dello Statuto Associativo a seguito delle consultazioni con gli associati per la designazione del prossimo Presidente di Confindustria Brescia e deliberazioni conseguentie, a seguire, lavotazione sempre ai sensi dell’art. 8 comma 6 dello Statuto Associativo sulla proposta della Commissione di Designazione per la designazione del Presidente di Confindustria Brescia per il quadriennio 2021 –2025.“Quello di Franco Gussalli Beretta è un nome di grande valore. La sua nominatestimonia gli sforzi compiuti in questi anni verso l’unità e la coesione della nostra associazione –commenta Giuseppe Pasini, Presidente di Confindustria Brescia –. Sono convinto che Beretta sia la persona giusta per guidare il sistema imprenditoriale bresciano verso le difficili e ambiziose sfide che lo attendononei prossimi anni, rappresentando un elemento di unione tra la solidità della nostra tradizione manifatturiera e le spinte innovative e digitali che caratterizzano il presente e il futuro dell’industria.A lui vanno, già da oggi, i miei auguri di buon lavoro.”“Ho scelto di dare la mia disponibilità per l’incarico con entusiasmo–aggiunge Franco Gussalli Beretta, Presidente designato di Confindustria Brescia –, vedendovi un’importante fase della mia vita come cittadino italiano e imprenditore, sicuro di poter apprendere molto e nella speranza di poter dare altrettanto.Lavorerò sul programma ispirandomi alle aspettative degli associati che la Commissione di Designazione ha raccolto in queste settimane e ci ha illustrato durante il Consiglio Generale di oggi”.

 

Il prossimo 10 maggio, il Consiglio Generale voterà la squadra e le deleghe proposte dal Presidente designato; la nomina ufficiale dell’intera squadra di vertice avverrà quindi il 31 maggio, in occasione dell’Assemblea Generale.

 

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