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“Ci avevano dimenticato, bresciani, sindaco, autorità. Ma noi vivevamo bene anche nelle nostre affollate baracche” così dice Rossana, una delle “Sfrattate” di Brescia dal quartiere delle Pescherie del centro, quando nel 1929 per dar spazio alla riqualificazione della città, si decise di radere al suolo quei vicoli per il maestoso progetto di realizzazione di Piazza Vittoria. Decine di persone vennero trasferite in baracche.

Venne finchè il Duce ad inaugurare la piazza, motivo di orgoglio nazionale e pronta per parate militari e adunate politiche, ma si dimenticò di andare a vedere dove alloggiavano quelle 260 famiglie sfrattate per la costruzione della Piazza. Vivevano in baracche costruite proprio per loro nella periferia della città, nell’Oltremella.

Rossana ricorda e racconta ad una giovane platea di studenti del liceo De Andrè, che si è cimentata in un progetto di ricostruzione storica del quartiere d’Oltremella, con il sostegno  del Consiglio di Quartiere Chiusure. Gli studenti ascoltano interessati e frastornati: non capiscono come sia stato  possibile vivere in quel modo; In baracche anguste, in stanze piccole alloggiavano famiglie numerose, con cinque, sei figli. Tuttavia la convivenza era addolcita da un grande senso di solidarietà e di condivisione: “Ci si aiutava tutti, si divideva quel poco di cibo che si aveva. Si univano le tavole delle singole stanza e chi aveva cibo lo divideva con gli altri, chi non ne aveva, mangiava lo stesso quello che gli veniva offerto”.

Poi nel 1946 è arrivato Don Vender, a dare aiuto, dignità , lavoro, case a quelle 260 famiglie che dal 1932 hanno vissuto lì fino al 1967.

Accanto a Rossana sono seduti altri “sfrattati”, la signora Andreina Quaresmini, memoria storica delle baracche; ricorda tutto, proprio tutto, Giorgio Gasparini, che non abitava nelle baracche ma che le frequentava, “perché lì almeno c’era l’acqua corrente”, ancora l’insegnante delle scuole elementari, anche se per qualche breve periodo di supplenza, MariaLuisa Nardini. Insomma i loro ricordi, talora nostalgici, talora avvolti in un alone di un piacevole passato, riprendono vita tra le mura scolastiche, per gli studenti forse, si spera, portavoci di questo pezzetto di storia dimenticata o poco conosciuta.

Monica Felice