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Lo scrittore pisano racconta storie di sport e di scienze inesatte spiegando leggi fisiche e matematiche alla base dei gesti tecnici dei campioni, il tutto con il solito piglio ironico e spiritoso. 

Chi ama i personaggi del noto giallista forse potrebbe percepire l'ultimo volume di Malvaldi come un divertissement dell'autore con il pericoloso effetto secondario di distrarlo dalle trame divertenti cui ci ha abituato. Rassicurati da lui stesso sul fatto che la premiata ditta Massimo&vecchietti tornerà presto in libreria, si affronta più volentieri la lettura di questo saggio scientifico-divulgativo, che in effetti diverte anche perché si coglie, in primis, la risata dello scrittore stesso quando commenta certi passaggi, li arricchisce con esempi surreali, ripercorre i concetti più ostici per non lasciare indietro i più distratti o i meno preparati. Lo si immagina mentre fa l'occhiolino al lettore e si apprezza il fatto che attribuisca a se stesso manie di pedanteria quando torna a ribadire certi ragionamenti  (tra l’altro riuscendo, se serve, a darci ripetizioni senza essere noioso); del resto gli sarebbe difficile darci esplicitamente dei caproni ed ecco perciò gli zuccherini: “sono felice che siate lettori così attenti”, ci dice morbido dopo aver lasciato intuire la parte finale di un ragionamento in cui siamo stati condotti per mano passo passo. Come si fa a non ridere?

L'arguzia di Malvaldi ci guida attraverso aneddoti riferiti a vari sport, anche se prevale il calcio, con l'analisi delle punizioni impossibili, della “lotteria” dei rigori, della rete dei passaggi (la “rete piccolo mondo”) creata da squadre come il Barcellona o, agli antipodi, il Torino di Ventura, caso unico in Europa (e qui l'autore, acceso tifoso del Toro, passa dall'orgoglio della citazione a una certa inquietudine: giocare all'opposto di una squadra stellare “forse non promette bene”...). Da matematica e fisica alla psicologia cognitiva, passando per la teoria dell'evoluzione e molto altro: gli esperimenti degli studiosi sono narrati rimarcando il piacere della scoperta, e ancora di più il divertimento nella stessa ricerca. Fare scienza è da ganzi, sottolinea convincente l'autore: niente foto con Ferrari e bella donna al fianco, anzi, spesso solo primi piani in cui lo scienziato sembra parlare da solo, eppure la sua immensa soddisfazione è palpabile e perfino contagiosa. A parte alcune esemplificazioni talvolta leggermente maschiliste (non tutti nutrono il proprio immaginario con “stragnocche da urlo” e pornostar, ma se parla di calcio forse il contesto garantisce il non luogo a procedere), la lettura è coinvolgente e – reazione piuttosto insolita con un saggio – spinge a “vedere come va finire”, divertendosi con il racconto della punizione di Pirlo al Napoli nel 2013, la “maledetta”, il salto in alto rivoluzionario (di schiena) di Dick Fosbury alle olimpiadi del 1968 e numerose altre imprese leggendarie negli sport più diversi, dal tennis da tavolo ai tuffi. 

Conoscere le regole del gioco non ci rende capaci di applicarle (saremmo tutti campioni!), ma la consapevolezza dà una gran soddisfazione, ci assicura, e fa sentire più ganzi anche gli sportivi... da divano. Cioè la maggior parte dei lettori del libro, a cui l'autore ha voluto regalare un “godimento intellettuale” , facendoli incuriosire attraverso punti di vista originali e divertenti. Rubando (più o meno) la battuta allo scrittore, niente di palloso anche se si parla quasi sempre di palle.

Giovanna Gamba

M. MALVALDI, Le regole del gioco, Rizzoli 2015.