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La storia di uno studente universitario filippino ospitato per sei settimane da una famiglia del paese e coinvolto in un progetto di insegnamento in inglese con i ragazzi delle medie. 

Classe 1996, studente all'università di Manila, corso di laurea in Comunicazione, segnalato come honorary student in tutti gli istituti frequentati nel corso della sua formazione. Ci troviamo a scuola a Bedizzole, dove mi viene incontro con un sorriso aperto e contagioso, due occhi neri dolci e vivacissimi, la disponibilità e la pazienza proverbiali della sua gente. Forse anche per questo non ride del mio inglese; in effetti, ne ho un’implicita conferma quando più tardi mi spiega che i ragazzi da loro sono educati al rispetto incondizionato verso gli adulti e tutte le figure di riguardo. So che prima di arrivare si è perfino scusato per i suoi capelli lunghi e ha chiesto se fossero un problema. La preside e i professori si sono scambiati occhiate incredule: non siamo abituati ai giovani che si giustificano per il loro look!

Poi si capisce il perché. Jiah in realtà confessa di amare i capelli corti e ordinati, tuttavia fa parte di un’associazione universitaria che promuove il volontariato con bambini e ragazzi (dai 5 ai 18 anni) malati di tumore, sia in ospedale che animando eventi in città: memorabile, a suo dire, una coloratissima festa degli aquiloni. Tra le varie iniziative, c'è anche quella di donare i propri capelli perché si possano realizzare parrucche per i piccoli pazienti sottoposti alla chemioterapia. Sgrano gli occhi e mi prende un groppo: quanto si può ammirare questo ragazzone dalla faccia da bambino, che racconta con semplicità disarmante il suo approccio generoso e solidale alla vita, come se il sogno di un'esperienza di volontariato in Africa fosse il più naturale tra i desideri di un ventenne?

Con simili premesse sarebbe stato impossibile che il progetto con i ragazzi bedizzolesi non decollasse al meglio. Venendo dalla scuola filippina fondata su una disciplina ferrea, Jiah i primi giorni era disorientato dalla “vivacità” dei ragazzi italiani, talvolta difficile da arginare e perfino un po' debordante, tuttavia gli sono bastati pochi attimi per attirare l’attenzione di tutti e dare vita a lezioni interattive efficacissime, tutte rigorosamente in inglese. I ragazzi si sono appassionati al punto che le lezioni, inizialmente previste solo per seconde e terze, sono state ben presto estese a tutte le classi dell'istituto.

Jiah coinvolge gli alunni in giochi, scioglilingua, racconti, presentazioni e perfino interviste, arricchendo lessico e capacità espressiva con stimoli multisensoriali (inutile precisare che è anche un mago della tecnologia). Non sono mancate incursioni interdisciplinari su vita, cultura, cibi e tradizioni nelle Filippine, che stanno ispirando tesine originali ai ragazzi di terza, in previsione del prossimo esame di stato. In classe sa incantare anche i più distratti e spesso alla fine parte un applauso spontaneo. La sua carica di simpatia contagiosa attira i ragazzi anche oltre l'orario di lezione, infatti a ricreazione molti lo circondano, gli consegnano disegni e biglietti, lo salutano e addirittura comunicano con lui disinvoltamente. 

 

Peccato che le sei settimane stiano per finire: oggi, venerdì 22 maggio, la scuola lo ha salutato con una festa a sorpresa, come racconta Chiara Signorini, insegnante di inglese e punto di riferimento del ragazzo lungo tutta la sua permanenza. La professoressa, del resto, è la referente del progetto Edu-change, curato nelle sue varie fasi fin dai primi contatti con l’AIESEC, l’associazione studentesca nata nel lontano 1948, promotrice di mobilità internazionale in scuole e ONG di tutto il mondo attraverso il programma “Global citizen”.

Mentre Jiah prepara le valigie, sono con la famiglia bedizzolese che lo ha ospitato: Ezio e Daniela ammettono di aver avuto in questi giorni un altro figlio oltre ad Alice, Sofia e Gianluca. Selezionati come “global family”, non sono nuovi all'esperienza e ogni volta sanno di offrire ai figli un’arricchente e stimolante occasione di crescita. Intanto il filippino dal sorriso sereno raduna i bagagli: ma la valigia del ritorno sarà più pesante, perché stipata di tutti i ricordi italiani. Ci saranno le parole di saluto dei ragazzi, grati a chi “ha fatto amare ancora di più l'inglese” (Martina), “scoprire una nuova cultura” (Anna), “migliorato il nostro inglese” (Veronica). Non mancherà, infine, una lettera di encomio della dirigente scolastica Chiara Ghetta per ringraziare un ragazzo davvero speciale, che la scuola non dimenticherà. 

Giovanna Gamba

 

 

Ultima ora... Scatti dalla festa: i ragazzi gli hanno regalato una maglietta che lo raffigura: Super-Jiah!