ARPA e ISPRA confermano tale avviso: già nel 2008 l’Arpa aveva indicato Brescia come la terza città su 221 indagate, preceduta da Torino, mentre nel 2013 aveva ottenuto la maglia nera per l’aria inquinata, aveva raggiunto il livello più alto delle città italiane, oltre 3 volte il limite proposto per la salute.

 

In città le centraline sono in Broletto, al Villaggio Sereno, Rezzato dove i valori sono ancora più elevati.

Si pensa che la “Terra dei fuochi” nel casertano sia il luogo a più alto inquinamento atmosferico, per i rifiuti sepolti illegalmente dalla camorra, oppure che l’Ilva di Taranto causi il maggior numero di tumori a causa delle polveri sottili emesse dalle sue ciminiere, tuttavia i livelli bresciani sono di gran lunga superiori ai loro.

 

L’acqua, con gli sversamenti delle fabbriche valtriumpline, l’aria, con le ciminiere dell’inceneritore con le emissioni di CO2 o con il biossido di azoto, infine il suolo, con il caso Caffaro rendono il territorio bresciano davvero inospitale.

 

Le soluzioni ci sarebbero. Le possibilità di bonificare il suolo o il Mella anche, ma le politiche, ma le scelte...

I bresciani poi sembrano insensibili al problema. Abbiamo devastato il territorio. Ma non ci basta. Ad esempio abbiamo nuove richieste di nuove discariche da collocare nel territorio della nostra città. Accettiamo rifiuti per l’inceneritore da tutt’Italia sia urbani che no, tra l’altro l’inceneritore, che è il più grande d’Europa, emette diossine e PCB. Ma i bresciani accettano tutto.

 

Si può fare di tutto nella nostra città, abbiamo un inceneritore all’interno del territorio urbano che non ci disturba. Abbiamo 300.000 tonnellate di rifiuti urbani da smaltire. L’inceneritore funziona a pieno regime.

 

Il numero delle discariche distribuite nel territorio inoltre è altissimo. Discariche di rifiuti pericolosi, di amianto (a Brescia vi è l’unica discarica di tutta la regione Lombardia), di sostanze radioattive.

Insomma, lo striscione appeso alla parete della scuola la dice lunga: “BASTA VELENI” , ma i bresciani sembrano misteriosamente accettare questo stato di cose.

E noi, a scuola, per i nostri studenti, linfa e vigore del domani? Restiamo a guardare?

 

Monica Felice