Amministrare significa saper scegliere responsabilmente, guardando al meglio per le proprie comunità, sempre più spesso in una logica sinergica che sappia interagire a più livelli con lo scopo di creare, implementare o semplicemente mantenere le migliori condizioni di vita per ogni individuo.

È su queste basi che i nostri Amministratori debbono saper affrontare il problema dell’accoglienza migranti, offrendo al Prefetto di Brescia l’unica risposta possibile, ovvero quella di una gestione associata della problematica su scala Valsabbina, in modo da poter governare il fenomeno senza invece subirlo, come soventemente accade laddove, dietro all’indisponibilità, alla chiusura più totale, si aprono le strade a soluzioni più pesanti da accettare proprio perché subite.

Anfo, Gavardo, Prevalle, Serle sono solo alcuni esempi (tra i più vicini) di presenze migratorie consolidatesi a seguito di gestioni privatistiche della problematica, dove un qualsiasi privato cittadino rende disponibili spazi per ospitate queste persone, le quali, ovviamente, faticano maggiormente a trovare un qualsiasi riconoscimento, creando al tempo stesso un maggior disagio, anche in termini di percezione, nella cittadinanza locale, già vessata all’inverosimile da una serie di tensioni.

Dire semplicemente No non basta più: anzi è deleterio per tutti, originari compresi; il modello a cui tendere è quello di una rete strutturale di Enti locali che accedono in prima persona ai fondi appositi, sulla scorta di progetti di accoglienza integrata destinati non a chiunque, ma a richiedenti protezione internazionale, rifugiati, titolari di protezione sussidiaria e umanitaria, grazie al coinvolgimento delle realtà del terzo settore.

Un vero e proprio sistema in grado di proteggere ogni parte, creando l’interazione tra i vari soggetti, non la contrapposizione come invece sovente avviene (o è avvenuto), in assenza di un governo istituzionale della problematica, anche quando l’istituzione assume un atteggiamento di protesta e anziché di proposta, come invece la stessa dovrebbe essere chiamata a fare.

Cercare di gestire il fenomeno è più difficile? Sicuramente, ma ne vale certamente la pena! Anche per garantire maggiori controlli, in un momento di indiscutibile incertezza; controlli sia iniziali sia nel proseguo della permanenza, con l’assunzione di tutti i provvedimenti e le iniziative del caso nei confronti di coloro che non posseggono (o avessero a perdere) i requisiti stabiliti.

Dobbiamo tornare a guardare oltre gli steccati di casa propria senza dimenticare la storia delle nostre collettività, che in passato sono state comunità di emigranti, sapendo di vivere nel presente; dobbiamo ripartire da tutti coloro che sono disponibili, Sindaci e Amministratori in testa, costruendo una progettualità, poi sapientemente gestita sul territorio, che abbia come fine unico e vero una sapiente integrazione, spalmandone uniformemente la presenza nei paesi, evitando eccessive concentrazioni, come invece si è già verificato dove il flusso non è stato governato in prima persona dai Comuni.

In Valle Sabbia operare in forma associata ha già dimostrato di saper dare buoni frutti: questa volta i risultati potrebbero essere ancora migliori, basta crederci e coniugare le cosiddette linee guida dello SPAR (sistema di protezione per i richiedenti asilo e rifugiati) con le caratteristiche e le peculiarità del territorio, scegliendo sia la miglior tipologia di accoglienza sia i destinatari dell’accoglienza medesima (singoli, adulti famiglie, donne sole in stato di gravidanza, soggetti bisognosi, ecc.) contrapponendosi così a gestioni che fanno del vantaggio economico la principale linea guida.

 

Mariano Agostini

Coordinatore di zona PD Valle Sabbia