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La consueta riflessione domenicale della nostra collaboratrice gardesana Ariel.

 

I mezzi di comunicazione in generale e la televisione in particolare hanno – da sempre – influenzato i comportamenti e determinato mode, anticipando tendenze e

nuovi personaggi.

L’antico, sacrificato e sconosciuto mestiere del cuoco si è trasformato nell’artistica figura dello chef, mentre è rimasto pressoché nell’ombra l’arduo lavoro del

cameriere.

Che il lavoro dello chef sia una vera e propria arte mi trova perfettamente d’accordo perché la buona cucina si trasforma in paradisiache sensazioni del palato e il cibo – in questa filosofia – diventa vero e proprio nutrimento della mente prima che dello stomaco.

Ieri sera ero presente a un concerto e mi sono incantata e commossa nell’ammirare i futuri camerieri del mondo; alcuni studenti di un istituto alberghiero, fieri della propria divisa e degli insegnamenti appresi sui banchi di scuola.

Vedere quei ragazzi, di venerdì sera, svolgere attività formativa mi ha coinvolto in una interessante riflessione e mi ha portata a immaginare cosa sarebbe la decantata cucina e gli osannati chef senza l’ausilio, l’intelligenza, la sensibilità, la partecipazione di quei ragazzi e dei tanti camerieri che affidano il proprio futuro

lavorativo ai sogni di un ruolo mai alla ribalta dei riflettori.

Al pari dell’affinamento del ruolo dello chef, oggi più di ieri, sottoposto a una severa quanto preziosa formazione professionale, che bello sarebbe vedere dialogare la squadra di cucina con la sala, in una continua alternanza di sapori e di saperi da trasferire ai commensali oltre i piatti serviti.

La gastronomia, da sempre vanto e bandiera dell’Italia nel mondo, vivrebbe una dimensione più completa e sicuramente più equa, esaltata dal sorriso degli angeli di

sala.

Ariel