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Quando passava il tram a Vobarno. «I passa adèss i majoni»: questo, stando al resoconto del Farfarello – giornaletto satirico che uscì a Brescia negli anni Ottanta dell’Ottocento e che si autodefiniva Giornale popolare politico sociale anticlericale, monitore della Società dei non-elettori – questo, dicevamo, il saluto irriverente rivolto da un tribolato carrettiere alla folta schiera delle autorità che, a bordo del tram, nella mattina del 6 dicembre 1881, martedì, facevano il loro ingresso a Vobarno.

Non era certo un razzo quel nuovo mezzo di trasporto, visto che la velocità massima consentita dai regolamenti era di 18 km all’ora; diciamo che, tenendo conto delle fermate e degli inevitabili rallentamenti, il tragitto Brescia-Vobarno richiedeva due ore e mezza di viaggio; un tempo infinito, secondo i nostri standard, ma terribilmente veloce per l’uomo di fine Ottocento, abituato a servirsi, nel migliore dei casi, alla forza del cavallo.

Il progetto, portato a compimento grazie ai capitali belgi della Compagnie Generale des Chemines de fer secondaires (che operava sul nostro territorio attraverso una sua controllata, la Tramways à Vapeur de la Province de Brescia) aveva portato il tram fino a Gavardo giusto un paio di mesi prima, il 1° ottobre di quello stesso anno, e avrebbe proseguito il suo percorso fino a Barghe (1885), Vestone (1887) e Idro (1917). Nel maggio 1887 fu inaugurata anche la tratta che da Tormini portava a Salò (il tronco Brescia-Tormini era evidentemente comune alle due linee).

Il tram era dunque à vapeur, a vapore; l’elettrificazione avvenne grazie al passaggio della gestione alla Società Elettrica Bresciana; il tratto Brescia-Tormini fu elettrificato nel 1910; la tratta Tormini Vestone dovette attendere fino all’aprile del 1914.

La storia del tram si intreccia (e per un certo periodo si sovrappone, anche fisicamente) alle vicende della tratta ferroviaria Rezzato-Vobarno, il primo tratto ferroviario privato realizzato nel nostro Paese. In effetti anche la linea tramviaria prevedeva infatti la possibilità del trasporto di merci; tuttavia si rivelò ben presto inadatta e insufficiente allo scopo. Lo sviluppo industriale che andava interessando in quegli anni l’asse Brescia-Valle Sabbia, suggerì, e quasi impose, la realizzazione di un’apposita linea ferroviaria. Com’è facile intuire convinti propmotori del progetto vi era Angelo Migliavacca, allora “padrone” della Ferriera di Vobarno; nel 1896 venne così costituita la Società Anonima Ferrovia Rezzato-Vobarno-Valle Sabbia.

 L’opera venne inaugurata il 6 dicembre 1897; il servizio prevedeva, anche in questo caso, un trasposto misto di merci e passeggeri, perlopiù gli stessi operai delle grandi fabbriche della zona.

Non possiamo qui seguire nel dettaglio il cambiamento delle gestioni e degli assetti societari degli enti che gestirono sia la tranvia che la ferrovia. Ricordiamo che, in seguito all’unificazione della proprietà delle due strutture, nell’agosto del 1931 il servizio tranviario venne trasferito sulla sede della ferrovia fra Virle Treponti e Tormini, grazie alla realizzazione di due punti di scambio. Questo permetteva alle corse del tram di evitare il passaggio, con il passare degli anni sempre più laborioso, nei centri urbani.

 

A partire dagli anni Trenta, prima sommessamente, poi in maniera sempre più decisa, si attuò una politica che incentivava il trasporto su strada; la “gloriosa” S.I.A. nacque appunto nel 1935. Così nel 1931 fu chiusa la tratta Vestone-Idro, l’anno dopo la Tormini Vestone; la tratta Tormini-Salò sopravvisse invece fino al 1954. Fu appunto in quell’anno che cessò il servizio di trasporto passeggeri e che la linea ferroviaria Rezzato-Vobarno divenne di fatto la ferrovia delle Acciaierie e Ferriere Lombarde Falck. Con il trionfo del trasporto su gomma, il trasporto merci su rotaia divenne sempre più antieconomico; le corse andarono progressivamente diradandosi fino al 23 marzo1968, data ufficiale dell’arrivo al definitivo capolinea.

Quello che è accaduto dopo nel campo del traffico e della mobilità è sotto gli occhi di tutti. Con il senno di poi, limitiamoci a dire che una bella metropolitana leggera che unisse la Valle Sabbia a Brescia, magari sul percorso dell’antica ferrovia proprio non ci darebbe fastidio.

 

Fabrizio Galvagni