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Ha fatto tappa a Rezzato il tradizionale appuntamento degli scambi augurali di fine anno dell’Associazione amici Fondazione civiltà bresciana della Bassa e del parco dell’Oglio.

 

L’intensa giornata, che ha toccato anche il santuario di Valverde e il museo della Mille Miglia a Sant’Eufemia, è iniziata nella cascina di San Giacomo, antico ospedale dei pellegrini fondato intorno all’anno mille dai benedettini nell’ambito di un grande progetto di bonifiche dell’agro bresciano. Sotto la guida del presidente Dezio Paoletti, del professor Luciano Anelli e di un giovane studioso di storia dell’arte, Alessandro Olivari, oltre sessanta appassionati d’arte hanno scoperto il fascino di questa antica cascina oggi di proprietà degli Spedali civili, hanno potuto ammirare le antiche stalle con volte a croce sostenute da eleganti colonne in pietra della zona, le grandi baltresche attorno a cui pulsava la vita di una comunità di contadini arrivata a contare, nei primi del Novecento, svariate decine di componenti. Autentico clou della visita è stata la scoperta della chiesa di San Giacomo, che ha eccezionalmente aperto i propri battenti (di solito è visitabile solo il 25 luglio, festa di San Giacomo). Anelli e Olivari hanno ricordato le vicissitudini del tempio: fondato nel 1102, consacrato nel 1122, ricostruito in forme moderne nel 16° secolo. Pietro Maria Bagnadore (autore fra l’altro della fontana di Ercole ad Asola e della fontana della pallata a Brescia) vi lavorò negli ultimi due decenni del Cinquecento, mentre la sua bottega era impegnata – fra l’altro – nella decorazione delle chiese di Sant’Angela Merici e di San Cristo in città. Anelli e Olivari hanno spiegato il ciclo di affreschi (di grande suggestione, nonostante il cattivo stato di conservazione) dedicati alla vita di San Giacomo tratta dalla legenda aurea di Jacopo da Varagine, hanno illustrato la bellezza della pala d’altare che raffigura il martirio di San Giacomo, ma anche la lezione pedagogica che i benedettini affidavano a cartigli e figure minori degli affreschi. Una conferma, sul campo, di quanti tesori racchiuda il territorio bresciano, ivi comprese le cascine, in gran parte oggi in rovina o in pessimo stato di conservazione.

Odoardo Resti